Sono le 9 del mattino. Il corridoio del reparto di Riabilitazione è un viavai di fisioterapisti, logopedisti, oss, medici e infermieri. La collega infermiera che chiameremo Annamaria – nome di pura fantasia – è nella stanza numero 4, china su un uomo che tre settimane fa parlava, camminava, abbracciava i nipoti, trasferito dalla Neurologia dopo un ictus, e che oggi muove appena le dita della mano destra.
Avvia l’accertamento infermieristico, applicando scale di valutazione validate a livello internazionale, sorveglia il rischio di caduta e di lesioni da pressione, esegue lo screening della deglutizione, controlla i parametri vitali ed esegue l’elettrocardiogramma, predisponendo tutto per l’équipe che a breve valuterà con lei il Progetto riabilitativo individuale (PRI).
La mattinata di Annamaria è appena cominciata. Passa da un’anziana con la frattura del femore, che mobilizza con delicatezza; da un uomo con la Sla, che la guarda con gli occhi, l’unico modo che gli resta per dire grazie; da un paziente con demenza, ricoverato per una frattura, a cui parla con calma come fosse la prima volta; da una signora con il Parkinson, il cui tremore le impedisce di assumere da sola la terapia, e che Annamaria sostiene per il braccio; da un uomo con esiti di emorragia cerebrale, di cui sorveglia lo stato di coscienza.
In una sola mattina, in un solo reparto, applica scale internazionali, protocolli anticaduta e antidecubito, screening della deglutizione, gestione della terapia, sorveglianza neurologica: una competenza costruita in dieci anni di lavoro, che nessuna struttura può permettersi di disperdere. Annamaria si è diplomata nel 2016. In dieci anni non ha mai conosciuto un rinnovo contrattuale, né mai percepito un’indennità.
Un riconoscimento che esiste solo per alcuni
A chi lavora nel Servizio sanitario nazionale viene giustamente riconosciuto un compenso aggiuntivo. Penso ai colleghi del pronto soccorso, ogni giorno vittime di aggressioni, o ai colleghi che lavorano nei contesti a più alta intensità di cura e che devono continuamente aggiornarsi. E che dire dei colleghi di sala operatoria, o dei reparti di psichiatria? È giusto che le indennità siano adeguate a ogni tornata contrattuale per chi lavora in pronto soccorso, sala operatoria, rianimazione, cardiologia, UTIC, medicina, ortopedia, chirurgia, urologia, malattie infettive.
È giusto che percepiscano un’indennità di rischio, una specialistica, una di turno, più il buono pasto (alcune centinaia di euro al mese). Con questa mia riflessione vorrei far comprendere come anche gli infermieri del sociosanitario accreditato siano laureati, iscritti allo stesso Ordine: oltre 150mila in Italia. Purtroppo, per una serie di ragioni, di loro quasi mai si parla: non ci sono tavoli con politici, associazioni, sindacati che parlino delle strutture accreditate e convenzionate, la seconda gamba della sanità pubblica nazionale.
Un contratto scaduto, un divario che si allarga
Nelle strutture accreditate ex art. 26 L. 833/1978 – Rsa, centri di riabilitazione, con contratti Aris Rsa e Aiop Rsa – il contratto è scaduto da quattordici anni, al 2012, quando Annamaria non aveva ancora messo piede in un reparto. L’indennità di turno, poco più di 2 euro al giorno, non spetta a chi è stato assunto dal 1° gennaio 2013. L’indennità professionale, poco più di 30 euro al mese, spetta solo a chi è stato assunto prima del 2012.
Per tutti gli altri – la maggioranza in servizio oggi – non c’è indennità di turno, né professionale, né di rischio, né di competenza, né buono pasto: in busta paga, nessuna voce riconosce quel che sanno fare. Dovremmo far capire che anche le competenze degli infermieri della riabilitazione necessitano di un riconoscimento economico. La si voglia chiamare indennità professionale o indennità di turno, poco importa: per chi è stato assunto dal 1° gennaio 2013 quel riconoscimento oggi non esiste.
Il paradosso e il rischio, per tutti
Molti imprenditori del settore faticano a trovare infermieri, logopedisti e fisioterapisti, e alcuni, singolarmente, riconoscono già indennità fuori contratto — dimostrando che un margine esisterebbe. Perché allora le associazioni datoriali non fanno pressione per il rinnovo? Se il contratto non si rinnova, il rischio non è solo lo stipendio di chi resta (come Annamaria, che parteciperà al prossimo concorso pubblico nella sua regione): è la tenuta del servizio.
Perdere un’infermiera come lei significa perdere un componente del PRI, mentre il paziente della stanza 4 resta ad aspettare quella stessa Annamaria che con lo sguardo e la voce gli ha dato la forza di rimettersi in piedi. Le altre colleghe del reparto sono tutte come lei. Una Rsa, un centro per disabili, un centro di riabilitazione psichiatrica che non riesce più ad attrarre personale rischia di non tenere aperto il reparto. E chiudere un reparto significa chiudere l’unico luogo dove chi non può più prendersi cura di sé trova qualcuno che lo chiami per nome ogni mattina.
Una richiesta, non un’accusa
Le mie riflessioni vogliono cercare di portare a un tavolo per il rinnovo urgente del contratto le associazioni datoriali, i sindacati, le Regioni e il Governo, in modo che si siedano allo stesso tavolo se non per il rinnovo almeno per iniziare ad adeguare indennità e retribuzioni ferme da quattordici anni, insieme all’adeguamento di rette e tariffe. Riconoscere anche a chi lavora in riabilitazione un’indennità di rischio, una specialistica, un buono pasto non è un privilegio: è restituire dignità a chi, ogni mattina, la restituisce per primo a chi l’ha perduta.
Dott. Daniele Leone
Infermiere – Coordinatore infermieristico
Articoli correlati
- Pubblico e accreditato: insieme per curare come una squadra
- Dimissibili, ma non dimessi
- Lo studio Gimbe e il filo che lega la sanità pubblica a quella accreditata
- Unisciti a noi su Telegram https://t.me/NurseTimes_Channel
- Scopri come guadagnare pubblicando la tua tesi di laurea su NurseTimes
- Il progetto NEXT si rinnova e diventa NEXT 2.0: pubblichiamo i questionari e le vostre tesi
- Carica la tua tesi di laurea: tesi.nursetimes.org
- Carica il tuo questionario: https://tesi.nursetimes.org/questionari
Lascia un commento