Il peso invisibile dei blister quotidiani
Chi ha sperimentato un turno infermieristico in RSA conosce bene la frenesia del multitasking e la tensione di avere tutto sotto controllo. Preparare terapie manualmente, spezzare blister su blister, riconciliare prescrizioni: sono attività tecniche ripetitive, ma ad alto rischio, svolte spesso con il fiato sul collo. In queste condizioni la mente dell’infermiere può scivolare in routine automatizzate, compiendo gesti in serie mentre già pensa allo step successivo.
È qui che si annidano pericolosi bias cognitivi: il “salto di step” – saltare involontariamente un passaggio fondamentale – o l’operare col pilota automatico, senza piena consapevolezza di ogni gesto, fenomeni che lo stress decisionale amplifica. Studi infermieristici confermano che lavorare in modalità automatica, omettendo azioni, è una causa ricorrente di errori e si verifica più spesso proprio in condizioni di stress lavorativo. Del resto, multitasking è quasi una parola d’ordine in corsia, ma gli esperti avvertono che è un’illusione pericolosa: frammentare l’attenzione su troppi compiti è inefficiente e ci rende inevitabilmente più propensi all’errore.
Tra responsabilità e ansia da errore
Distribuire terapie farmacologiche non è una semplice routine: è un atto carico di responsabilità. Ogni pillola conteggiata e somministrata correttamente è un piccolo sollievo; ogni dubbio (“Ho preso la compressa giusta? Ho segnato tutto correttamente?”) è un macigno di ansia in più. L’attenzione richiesta è massima, eppure nell’ambiente reale è costantemente insidiata da interruzioni, urgenze concorrenti, campanelli che suonano.
Un celebre esempio, riportato in letteratura, ha mostrato che basta proteggere il momento della somministrazione – ad esempio facendo indossare un giubbotto giallo all’infermiere durante il giro farmaci, vietando a chiunque di disturbarlo – per ottenere una significativa riduzione degli errori. Questa sperimentazione ci dice una cosa semplice ma fondamentale: bisogna progettare i processi attorno alle persone. Se l’infermiere potesse svolgere l’allestimento terapie con la stessa concentrazione con cui ascolta un paziente, quante fonti di stress sparirebbero? E se invece alcuni di quei compiti tecnici potessero essere sottratti del tutto al carico infermieristico?
Deblistering esternalizzato: cambiare il processo, non la persona
Proprio questa è la logica del deblistering esternalizzato nelle RSA: spostare all’esterno (tipicamente a una Farmacia dei Servizi dedicata) l’attività di sconfezionamento e riconfezionamento dei farmaci in dosi unitarie personalizzate. In pratica, le terapie giornaliere dei pazienti arrivano già pronte all’uso, confezionate in bustine o dispenser unit-dose, secondo le prescrizioni mediche. L’infermiere non deve più “costruire” manualmente la terapia pasto per pasto: niente più blister da aprire, niente più conti di compresse o suddivisione in cassettini, niente più trascrizioni manuali di orari e dosaggi da riconciliare.
Questo comporta un cambiamento enorme nell’organizzazione del lavoro quotidiano. Significa eliminare alla radice molte delle micro-attività frammentate che assorbivano tempo e concentrazione, restituendo all’infermiere spazio mentale e tempo effettivo per le attività a più alto valore aggiunto. Non è solo innovazione tecnologica, è una rivoluzione culturale silenziosa: la terapia viene ripensata attorno a chi la gestisce, non viceversa. E i benefici si vedono sia in termini di sicurezza sia di qualità del lavoro.
Dal punto di vista della sicurezza clinica, i dati parlano chiaro. Uno studio condotto in alcune RSA italiane (Studio EmmEffe, 2024) ha misurato un calo impressionante degli errori potenziali quando la preparazione delle dosi è affidata al servizio esterno. In particolare, è emersa una riduzione dell’82% dell’indice complessivo di rischio clinico legato alla terapia.
Questo significa meno possibilità di errori di dose, paziente, farmaco o orario – un salto di qualità enorme per la tutela dell’ospite fragile. Ma l’aspetto forse ancor più tangibile per chi lavora sul campo è il “sollievo organizzativo”: quei compiti minuziosi e incalzanti che riempiono le giornate spariscono (o si riducono drasticamente), liberando tempo prezioso e riducendo il carico cognitivo di chi cura.
La portata di questo sgravio emerge con evidenza dai numeri: lo Studio EmmEffe ha rilevato che, grazie al deblistering esternalizzato, in ciascuna RSA campione si risparmiano ogni anno:
- 52 ore di lavoro infermieristico prima dedicate alle richieste di rinnovo delle prescrizioni mediche;
- 35 ore per la gestione degli ordini di farmaci e l’approvvigionamento della farmacia interna;
- 27 ore per l’immagazzinamento e la sistemazione dei prodotti farmaceutici;
- 37 ore per i controlli sulle scadenze e le giacenze dei farmaci;
- ben 1.313 ore (sì, oltre 163 giorni lavorativi!) risparmiate nella fase di allestimento quotidiano delle terapie orali solide per gli ospiti.
In totale sono migliaia di ore di attività infermieristiche tecniche eliminate o alleggerite ogni anno per struttura. Questo tempo liberato equivale a risorse umane che possono essere riallocate dove hanno più valore: al letto del paziente, nell’ascolto, nell’osservazione clinica, nella relazione di cura.
Non stupisce, dunque, che gli infermieri coinvolti riferiscano uno sgravio del carico di lavoro e un conseguente aumento del tempo da dedicare ad attività assistenziali prioritarie, come la prevenzione delle infezioni, l’educazione sanitaria ai familiari, il supporto relazionale. In altre parole, l’infermiere torna a fare l’infermiere: ad usare le proprie competenze per curare la persona, più che per gestire oggetti e scartoffie.
Dal sovraccarico al benessere professionale
Gli effetti di questa innovazione organizzativa si ripercuotono anche sul piano emotivo e cognitivo di chi assiste. Liberarsi di incombenze tecniche ridondanti significa ridurre la pressione mentale costante e quella sensazione di “correre sempre con l’acqua alla gola”. Significa anche attenuare l’ansia da errore, perché quando il processo è standardizzato e validato a monte (con protocolli rigorosi in Farmacia dei Servizi e sistemi di controllo incrociato), il singolo infermiere non si sente più solo ad arginare il rischio. Si crea un ambiente più sereno, dove l’attenzione può davvero essere focalizzata sul presente.
Come sottolineano anche recenti riflessioni in ambito infermieristico, progettare i flussi di lavoro in modo da permettere agli operatori sanitari di concentrarsi sul qui e ora non giova solo ai pazienti ma anche al benessere dello staff. Un infermiere che può dedicare tempo ad osservare il respiro di un anziano fragile, a scambiare due parole rassicuranti, o semplicemente a riflettere con calma prima di una decisione clinica, è un professionista che lavora meglio e con maggiore soddisfazione.
Certo, ogni cambiamento porta con sé anche sfide organizzative. Affidarsi a un servizio esterno per le terapie richiede fiducia e coordinamento: la Farmacia deve rispettare protocolli stringenti, garantire tracciabilità e precisione, e mantenere aperta la comunicazione con la struttura. Ma quando il sistema funziona ed è ben integrato, i vantaggi superano di gran lunga le difficoltà iniziali.
Si innesca un circolo virtuoso in cui la qualità del lavoro infermieristico migliora, e con essa la qualità dell’assistenza erogata. In fondo, prendersi cura significa anche questo: progettare il contesto migliore perché chi cura possa esprimere al massimo la propria professionalità e umanità. Ridurre il rumore di fondo di compiti meccanici e ripetitivi permette all’infermiere di ritrovare quella lucidità e quella presenza che fanno la differenza nel rapporto con il paziente.
In conclusione, l’esternalizzazione del deblistering rappresenta molto più di un’innovazione logistica: è un cambiamento di prospettiva “a misura d’uomo”. È il riconoscimento che la sicurezza e la dignità di cura degli ospiti passano anche dal benessere di chi presta le cure. Un infermiere meno pressato da incombenze accessorie è un infermiere più attento, più presente, più capace di farsi carico dell’altro con empatia. E questa, in definitiva, è la vera essenza della professione infermieristica.
Dott.ssa Laila Tindara Raffaele
Psicologa, esperta in counseling a orientamento fenomenologico-esistenziale, business developer e Sales Director Mekasafe
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