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Libera professione per infermieri e altri professionisti dell’area non medica, Coina: “Siamo di nuovo a un punto morto”

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Milleproroghe e sblocco libera professione per operatori del Ssn, Nursing Up: "Mancano i decreti attuativi. Pericoloso immobilismo"
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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del sindacato Coina.

Negli ultimi anni il dibattito sulla libera professione per gli infermieri, le ostetriche e tutti gli altri professionisti sanitari dell’area non medica ha guadagnato slancio, specialmente dopo l’introduzione della possibilità di esercitare questa professione al di fuori dell’orario di servizio, come stabilito dal “Decreto Bollette” (DL 34/2023) e, successivamente, dalla Legge 56/2023.

Tuttavia questa apertura è limitata da vincoli temporali e normativi che rischiano di compromettere le reali opportunità per gli infermieri, ma soprattutto il Milleproroghe del 2024 ha respinto al mittente la possibilità di una proroga dello sblocco del vincolo di esclusività per i professionisti dell’area non medica, che scadrà inesorabilmente il prossimo 31 dicembre.

Occorre un passo decisivo verso l’uguaglianza professionale

La possibilità per gli infermieri e le altre professioni dell’area non medica di svolgere attività libero-professionale senza vincoli, al pari dei medici, rappresenterebbe un’importante svolta, in quanto consentirebbe di allinearsi a una pratica già consolidata per i camici bianchi. Mentre i dirigenti del Servizio sanitario nazionale godono di questa libertà da quasi trent’anni, le altre professioni sanitarie, come infermieri, fisioterapisti e tecnici sanitari, hanno atteso a lungo per ricevere lo stesso riconoscimento. Questo diritto non è solo una questione di equità, ma è anche fondamentale per migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini.

I limiti attuali

Tuttavia il diritto di esercitare la libera professione attraverso lo sblocco del vincolo di esclusività è attualmente, come detto, limitato fino al 31 dicembre 2025, senza garanzie di proroga. Questo crea un clima di incertezza tra i professionisti, che non possono pianificare investimenti a lungo termine né sviluppare progetti professionali stabili.

Sottolinea Marco Ceccarelli, segretario nazionale del Coina, sindacato delle professioni sanitarie: “L’incertezza legata alla scadenza crea un freno per gli infermieri che desiderano investire nella loro carriera e nelle loro competenze. Inoltre, nonostante l’accordo Stato-Regioni che prevede l’applicazione di questa norma, molte aziende sanitarie stanno mostrando da tempo ritardi nel recepirla. Questo comportamento limita ulteriormente le opportunità per gli infermieri di avviare una libera professione, vanificando l’intento della legge e lasciando i professionisti in una situazione di pericoloso stallo”.

I vantaggi della libera professione per gli infermieri

Una libera professione senza vincoli permetterebbe agli infermieri di:

  • Sviluppare le proprie competenze – La libera professione consentirebbe agli infermieri di migliorare continuamente le proprie abilità e conoscenze, contribuendo a un servizio sanitario più competente e specializzato.
  • Migliorare le condizioni economiche – Senza restrizioni, gli infermieri potrebbero accedere a migliori opportunità economiche, aumentando il loro reddito e garantendo maggiore stabilità finanziaria.
  • Rispondere alle esigenze della popolazione – Con maggiore flessibilità gli infermieri potrebbero offrire servizi personalizzati e rispondere più efficacemente alle esigenze dei pazienti, migliorando la qualità dell’assistenza sanitaria.
  • Alleviare la pressione sul Ssn – Un’integrazione tra lavoro dipendente e libero professionale potrebbe contribuire a ridurre la pressione sui servizi sanitari pubblici, permettendo una gestione più efficiente delle risorse.

Rischi di una mancata stabilizzazione

“Se non saranno adottate misure per estendere e stabilizzare questo diritto, si rischia di perpetuare una situazione di enorme disuguaglianza professionale – afferma Ceccarelli -. Questo potrebbe portare a un ulteriore esodo di competenze verso il settore privato, in un momento in cui il Ssn già fatica a mantenere un numero sufficiente di professionisti qualificati. La mancata stabilizzazione della libera professione per i professionisti dell’area non medica rappresenterebbe una grave perdita non solo per i professionisti stessi, ma anche per il sistema sanitario e per i cittadini”.

Conclude Ceccarelli: “È quindi fondamentale che le istituzioni competenti prendano in considerazione la necessità di rimuovere i vincoli temporali e normativi per garantire una libera professione per gli infermieri e tutti gli altri professionisti sanitari che sia realmente efficace. Una riforma di questo tipo non solo valorizzerebbe le competenze degli infermieri, ma contribuirebbe anche a creare un sistema sanitario più equo ed efficiente, in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze di salute della popolazione”.

Redazione Nurse Times

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