Home Infermieri La sanità italiana è tra le migliori al mondo. Allora perché gli italiani si fidano sempre meno?
InfermieriNT NewsProfilo professionale

La sanità italiana è tra le migliori al mondo. Allora perché gli italiani si fidano sempre meno?

Condividi
Condividi

Ci sono notizie che, lette velocemente, sembrano quasi rassicuranti. La sanità italiana continua a distinguersi per la qualità delle cure, gli esiti clinici restano tra i migliori a livello internazionale e il Servizio sanitario nazionale conferma una capacità assistenziale che molti Paesi ci invidiano. Eppure, nello stesso momento, cresce la sfiducia dei cittadini, aumentano le rinunce alle cure, si allungano le liste d’attesa e sempre più persone sono costrette a mettere mano al portafoglio per ottenere prestazioni in tempi accettabili.

A prima vista sembra una contraddizione, ma in realtà è il ritratto più fedele della sanità italiana di oggi: un sistema che continua a essere eccellente quando riesce a prendere in carico il paziente, ma fatica sempre più a consentire ai cittadini di entrarci. È un po’ come possedere una delle biblioteche più prestigiose al mondo e lasciare la porta d’ingresso chiusa a metà giornata. Nessuno mette in discussione il valore dei libri, ma se non puoi leggerli, quella ricchezza finisce per perdere significato.

Negli ultimi anni il dibattito politico si è concentrato soprattutto sulle grandi riforme, sui finanziamenti del Pnrr, sulle case della comunità, sugli ospedali di comunità, sulla telemedicina, sulla digitalizzazione e sui nuovi modelli organizzativi. Tutti interventi necessari, almeno sulla carta, e spesso accompagnati da conferenze stampa, rendering accattivanti e inaugurazioni che raccontano una sanità in continua evoluzione.

Il problema è che i cittadini, quando parlano del Servizio sanitario nazionale, difficilmente citano il numero di case della comunità finanziate o i milioni destinati alla teleassistenza. Raccontano, piuttosto, di una Tac prenotata dopo otto mesi, di una visita specialistica spostata tre volte, di un pronto soccorso sovraffollato, del medico di famiglia irreperibile o della scelta, sempre meno libera e sempre più obbligata, di rivolgersi al privato.

La politica continua a misurare il successo delle riforme contando le strutture realizzate. Il cittadino, invece, misura il sistema sanitario contando i giorni che deve aspettare prima di ricevere una risposta. Ed è qui che emerge il vero equivoco della narrazione politica. Si continua a sostenere che il problema della sanità italiana sia prevalentemente economico o infrastrutturale, quando forse la questione più urgente riguarda il capitale umano e la capacità organizzativa.

Una casa della comunità non prende in carico un paziente, se al suo interno mancano infermieri, medici, operatori sociosanitari e professionisti della riabilitazione. Un ospedale di comunità non riduce la pressione sugli ospedali per il semplice fatto di esistere sulla planimetria di un progetto finanziato. La telemedicina non visita nessuno, se dall’altra parte dello schermo non c’è un professionista in grado di interpretare dati, decidere interventi e costruire una relazione di cura.

Sembra quasi che la politica abbia sviluppato una curiosa convinzione: che il personale sanitario compaia spontaneamente una volta completati gli edifici, come se bastasse tagliare un nastro perché, per una sorta di miracolo amministrativo, si materializzino infermieri, medici e tecnici pronti a lavorare. E forse è proprio questa distanza tra narrazione e realtà ad alimentare la crescente sfiducia dei cittadini.

Perché la fiducia non nasce dalle classifiche internazionali né dalle dichiarazioni istituzionali, ma dall’esperienza quotidiana. Nasce quando una persona riesce a prenotare una visita senza aspettare mesi, quando trova un professionista disponibile, quando percepisce un’organizzazione capace di accompagnarla lungo il percorso di cura. Ogni lista d’attesa eccessiva, ogni reparto in carenza di personale, ogni professionista che lascia il servizio pubblico rappresentano una piccola erosione di quel patrimonio invisibile che tiene in piedi il Servizio sanitario nazionale: la credibilità.

Continuare a ripetere che la nostra sanità è tra le migliori del mondo è certamente motivo di orgoglio, ma rischia di trasformarsi in uno slogan vuoto, se milioni di cittadini iniziano a pensare che quella sanità esista soltanto nelle statistiche. Perché una verità, tanto semplice quanto scomoda, resta difficile da smentire: la qualità di un sistema sanitario non si misura soltanto da come cura chi riesce ad accedervi, ma anche da quanto è capace di garantire che nessuno resti fuori dalla porta.

Guido Gabriele Antonio

Articoli correlati

Condividi

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
InfermieriNT NewsPolitica & Sindacato

Sanità, Nursind: firmiamo CCNL, ma male su fondi a pioggia e personale PS penalizzato

Roma, 29 luglio – “Le maggiori tutele normative che migliorano il profilo...

InfermieriNormativeNT NewsPolitica & Sindacato

Fumarola «Rinnovo Ccnl Sanità 2025/2027 motivo di grande soddisfazione per la Cisl»

«La sottoscrizione della pre-intesa per il rinnovo del CCNL 2025/2027 del Comparto Sanità...

Ccnl sanità, Naddeo (Aran): "Firma definitiva entro fine settembre"
InfermieriNormativeNT NewsPolitica & Sindacato

Aran: “Firmata l’Ipotesi di CCNL del Comparto Sanità 2025-2027”

In data 29 luglio 2026 l’Aran e le parti sindacali hanno sottoscritto...