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“La Salute Bene Comune”: il modello di FederTerziario Socio-Sanitaria per formare infermieri stranieri prima che arrivino in Italia

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di FederTerziario Socio-Sanitaria.

Di fronte a una carenza strutturale di circa 65mila infermieri nel Servizio sanitario nazionale (dati Fnopi-Fnomceo), FederTerziario Socio-Sanitaria ha avviato una risposta concreta e sistemica: un modello innovativo di gestione dei flussi migratori di personale infermieristico, fondato sulla cooperazione stabile a medio-lungo termine tra istituzioni italiane e dei Paesi di provenienza.

“La carenza di infermieri non è un’emergenza temporanea – spiega Simone Bentrovato (foto), presidente FederTerziario Socio-Sanitaria, psicologo del lavoro e delle organizzazioni -, è una sfida strutturale che richiede risposte altrettanto strutturate. Non possiamo limitarci ad accogliere professionisti stranieri senza un piano serio di integrazione e formazione: il paziente, chiunque esso sia, merita standard di qualità e sicurezza che solo una preparazione adeguata può garantire”.

La multiculturalità nei sistemi socio-sanitari è un tema urgente, che si manifesta su più fronti contemporaneamente: dalla necessità di garantire un’assistenza culturalmente adeguata ai pazienti stranieri, con background culturali, sociali e religiosi diversi da quello italiano, alla gestione di team di lavoro sempre più multiculturali, che richiedono nuove forme di organizzazione, rispetto reciproco e standard condivisi di qualità e sicurezza.

A ciò si aggiunge la complessità della mobilità internazionale degli operatori, un fenomeno che in Italia si muove in più direzioni, verso l’estero e dall’estero, e che rende indispensabile un aggiornamento continuo delle competenze, tenendo conto delle differenze tra i sistemi sanitari di provenienza e di destinazione. Il tutto si declina poi a ogni livello dell’assistenza: negli ospedali, nelle case di comunità, nei servizi territoriali per l’infanzia, per i soggetti fragili e nella gestione domiciliare della cronicità.

“La multiculturalità in sanità – conclude il presidente di FederTerziario Socio-Sanitaria – non è solo una questione di accoglienza del paziente straniero: è una sfida organizzativa che attraversa ogni aspetto del lavoro sanitario. Dobbiamo ripensare i modelli di gestione del personale, investire nella formazione continua e costruire contesti di cura capaci di rispondere a una società che è già, nei fatti, plurale”.

Il cuore dell’iniziativa è il progetto denominato “La Salute Bene Comune”, che intende coinvolgere laureandi e neolaureati in infermieristica presso istituzioni universitarie straniere – con un focus iniziale sull’Argentina – attraverso un programma strutturato articolato in tre fasi fondamentali.

Il programma prevede innanzitutto una fase di formazione pre-partenza svolta presso le sedi universitarie locali, incentrata sull’apprendimento della lingua italiana fino al livello B2 e su un aggiornamento tecnico-professionale sul sistema sanitario italiano. A questa si affianca un percorso di accompagnamento all’ingresso in Italia, con supporto burocratico, logistico e culturale per facilitare l’arrivo e l’insediamento dei professionisti. Il progetto si conclude con azioni concrete di inserimento lavorativo presso aziende e istituzioni sanitarie italiane, pubbliche e private, nell’ambito di accordi di cooperazione istituzionale.

“Quello che stiamo costruendo – conclude Bentrovato – con ‘La Salute Bene Comune’ è cooperazione internazionale responsabile. Vogliamo che ogni professionista che arriva in Italia sia pronto a lavorare nel nostro sistema sanitario, e vogliamo che i Paesi di origine non vengano impoveriti ma coinvolti in un percorso di sviluppo condiviso”.

L’iniziativa si inserisce in un quadro demografico e sanitario in profonda trasformazione. Secondo i dati Istat (1° gennaio 2025), la popolazione straniera residente in Italia ha raggiunto i 5 milioni e 371 mila unità, pari al 9,1% della popolazione totale. Sul fronte del personale, al 30 aprile 2025 si stimano circa 43.600 infermieri stranieri operanti in Italia, di cui 26.600 regolarmente iscritti all’albo professionale, con una crescita del +47,3% dal 2020. Nonostante questo incremento, il deficit strutturale rimane critico.

Redazione Nurse Times

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