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Infermieri più indebitati dei medici: nel Regno Unito l’RCN chiede di cancellare i prestiti a chi resta nel servizio pubblico

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Regno Unito, infermieri del Royal College of Nursing pronti allo sciopero nazionale: chiedono un adeguamento salariale
LONDON,ENGLAND - JUNE 6: In this studio shot illustration a NHS uniform close up, with stethoscope on June 6,2019 in London,England. (Photo by Peter Dazeley/Getty Images)
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Secondo dati ottenuti dal Royal College of Nursing, gli infermieri inglesi si laureano con un debito medio di 50.160 sterline, più dei neomedici. Il sindacato propone un condono legato agli anni di servizio. In Italia il problema è un altro: le domande per Infermieristica sono tornate sopra i posti, ma di poco.

In Inghilterra laurearsi in Infermieristica costa più che laurearsi in Medicina. Non come retta annuale, ma come debito finale. Secondo i dati che il Royal College of Nursing (RCN) ha ottenuto dalla Student Loans Company con richieste di accesso agli atti, riportati il 22 ottobre dalla stampa britannica, un infermiere neolaureato esce dall’università con un debito medio di 50.160 sterline. Un neo-medico con 47.774.

Secondo il sindacato, ogni coorte di infermieri laureata dal 2021 ha chiuso gli studi con un debito medio superiore a quello dei colleghi di medicina. Il corso è più breve, lo stipendio no: l’RCN stima che nell’arco della carriera un infermiere guadagni circa 200.000 sterline meno di un medico.

Come si arriva a quel debito

Nel 2016 il Governo britannico ha deciso di superare le borse di studio NHS per gli studenti di infermieristica e di farli entrare nel sistema ordinario dei prestiti. Da allora retta e mantenimento si pagano a debito, da restituire con una quota dello stipendio sopra una soglia di reddito. Per il 2025-26 la retta annuale è stata fissata a 9.535 sterline.

Gli effetti si vedono nei numeri che lo stesso RCN ha diffuso nel 2025. Dal 2021 le domande per i corsi in Inghilterra sono calate del 35% e le iscrizioni del 19%. Circa uno studente su cinque abbandona, e tra chi pensa di ritirarsi il 70% indica difficoltà economiche. Le uscite dalla professione entro cinque anni dall’iscrizione all’albo sono aumentate del 67% tra il 2021 e il 2024.

La proposta: un condono a scaglioni

L’RCN, guidato da Nicola Ranger, chiede che il debito venga cancellato progressivamente a chi lavora nel servizio sanitario pubblico o nel social care: il 30% dopo tre anni, il 70% dopo sette, tutto dopo dieci.

La proposta si appoggia su un’analisi di London Economics commissionata dal sindacato nel 2025. Secondo quello studio, con il condono gli infermieri sarebbero disposti a restare nel servizio pubblico dai sette ai dieci anni in più. Su dieci coorti si avrebbero 14.249 infermieri in più entro il 2036-37, più della metà dei posti vacanti allora rilevati in Inghilterra. Il rapporto non quantifica però il costo della misura per lo Stato: un limite da tenere presente, visto che il committente è parte in causa.

Il sindacato insiste anche sul social care. Secondo quanto riportato dalla stampa britannica, quest’anno avrebbe lasciato il posto il 32% degli infermieri del settore, circa 9.700 persone. Per Ranger il settore perde personale quasi alla stessa velocità con cui lo recluta.

La risposta del Governo

Un portavoce del governo ha replicato che l’esecutivo sta già intervenendo sul sistema dei prestiti, citando l’adeguamento all’inflazione dei prestiti di mantenimento e il ritorno di contributi mirati fino a 1.000 sterline l’anno dal 2028-29. Sul condono proposto dall’RCN, nessun impegno.

Il tema economico si muove anche su un altro fronte. Il 14 ottobre l’RCN dell’Irlanda del Nord ha aperto una votazione per azioni sindacali, sciopero compreso, perché l’aumento del 3,3% raccomandato per il 2026-27 dall’organismo indipendente sulle retribuzioni NHS è già stato applicato in Inghilterra e Galles ma non a Belfast. Le schede vanno restituite entro il 20 novembre.

E in Italia?

Il confronto con l’Italia va fatto con cautela, perché i sistemi sono diversi. Da noi gli studenti di Infermieristica non contraggono prestiti per pagare la retta: la contribuzione universitaria è legata all’Isee, con esonero per le fasce di reddito più basse. Un debito di quelle dimensioni, da noi, non esiste.

Il nostro problema è la quantità. Secondo l’analisi Fnopi sui dati raccolti da Angelo Mastrillo e dalla Conferenza permanente delle lauree delle professioni sanitarie, quest’anno le domande per Infermieristica sono state 21.907, il 16,3% in più del 2025, per 20.672 posti. Il rapporto domande/posti è salito da 0,92 a 1,06. Un segnale positivo, come lo definisce la Federazione, ma con un margine sottile: basta poco per tornare sotto i posti disponibili, e non tutte le domande diventano iscrizioni.

E sul fronte delle retribuzioni l’Italia non ha molto da insegnare. Il rinnovo contrattuale 2025-2027 prevede per gli infermieri aumenti fino a circa 240 euro lordi mensili, ma i sindacati continuano a misurare un divario ampio con la media europea.

La lezione

Il caso britannico mostra che il costo per diventare infermiere pesa sulle scelte di chi entra e di chi resta. Lì il peso è il debito, qui lo stipendio e le condizioni di lavoro. In entrambi i casi la domanda è la stessa: quanto conviene restare. E finora nessuno dei due governi ha dato una risposta che convinca gli infermieri.

Antonio Leuci

Fonti

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