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Infermieri dall’India, De Palma (Nursing Up) avverte: “Così la sanità italiana implode”

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De Palma, contratto "vediamo il serio pericolo di un muro contro muro che non condurrà ai risultati sperati"
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SANITÀ. INFERMIERI DALL’INDIA, DE PALMA (NURSING UP): “MENTRE I NOSTRI SCAPPANO ALL’ESTERO, LA POLITICA CONTINUA A CERCARE ALTROVE LE RISPOSTE. COSÌ NON SI FERMA L’EMORRAGIA”

“Da parte nostra mai pregiudizi verso gli infermieri stranieri. Ma se continuiamo a perdere migliaia di professionisti italiani ogni anno, e di fatto formiamo le migliori eccellenze infermieristiche d’Europa, nessun reclutamento dall’estero potrà salvare la sanità pubblica dall’implosione”

ROMA, 22 MAGGIO 2026 – «Non sono gli infermieri indiani il problema. Il problema sono gli infermieri italiani che continuano ad andarsene. Senza dimenticare le inevitabili difficoltà linguistiche e di inserimento professionale che chi arriva da migliaia di chilometri di distanza dovrà affrontare, oltre alla necessità di conoscere a fondo un sistema sanitario complesso come quello italiano». Esordisce così nella sua disamina Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.

L’accordo siglato tra Italia e India per accelerare il reclutamento e il riconoscimento professionale degli infermieri provenienti dal Paese asiatico viene presentato come una risposta alla cronica carenza di personale del Servizio sanitario nazionale. Ma per il Nursing Up il rischio è che si tratti dell’ennesima soluzione tampone destinata a non incidere sulle vere cause della crisi.

«Non abbiamo mai detto no agli infermieri stranieri e non lo diremo oggi», afferma De Palma. « purchè opportunamente e previamente valutati in tema di requisiti, competenze e conoscenza della lingua. Ciò posto, chi arriva nel nostro Paese merita rispetto, integrazione e valorizzazione professionale. Quello che contestiamo, da anni, è l’idea che si possa continuare a perdere migliaia di infermieri italiani senza affrontare le ragioni che li spingono a lasciare l’ Italia».

FORMIAMO ECCELLENZE E LE REGALIAMO ALL’ESTERO

L’Italia continua a investire nella formazione di professionisti altamente qualificati che troppo spesso finiscono per rafforzare i sistemi sanitari concorrenti.

Secondo le elaborazioni richiamate da CREA Sanità, formare un infermiere costa alla collettività circa 30mila euro. Eppure ogni anno circa 7mila infermieri italiani lasciano il Paese per trasferirsi in Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Regno Unito e Nord Europa.

Il risultato è che oltre 210 milioni di euro di investimenti pubblici finiscono ogni anno per avvantaggiare altri sistemi sanitari.

A spingere molti professionisti alla partenza sono anche le retribuzioni: secondo le elaborazioni sui dati OCSE, un infermiere italiano percepisce mediamente circa 48mila dollari annui, contro una media OCSE superiore a 61mila dollari, con un divario di circa 13mila dollari l’anno.

«Noi paghiamo la formazione, altri raccolgono i frutti delle nostre eccellenze. E basta confrontare una busta paga italiana con quella di un collega europeo per capire perché tanti decidano di partire», afferma De Palma.

IL RISCHIO DI UN NUOVO BACINO DI LAVORO A BASSO COSTO

«La domanda che poniamo al Governo è semplice: stiamo cercando professionisti per rafforzare il Servizio sanitario nazionale oppure personale disposto ad accettare condizioni che gli infermieri italiani, legittimamente, non accettano più?

L’Italia registra appena 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro una media europea di 8,4, con un rapporto di appena 1,3 infermieri per ogni medico, tra i più bassi d’Europa. Ma questi numeri non giustificano scorciatoie: dimostrano semmai che per anni non si è investito abbastanza sugli organici e sulla valorizzazione professionale.

Insomma, anche per gli “eventuali” infermieri stranieri che dovessero arrivare, chiediamo le stesse tutele e la stessa dignità professionale che rivendichiamo per quelli italiani. Ma il Servizio sanitario nazionale non può essere salvato inseguendo il costo del lavoro più basso».

E TRA DUE ANNI SCAPPERANNO ANCHE GLI INDIANI?

«Se non interveniamo su stipendi, carriere, carichi di lavoro e condizioni professionali, se non creiamo una struttura contrattuale idonea anche per i nuovi arrivati, cosa ci garantisce che tra qualche anno anche gli infermieri arrivati dall’India non decidano di lasciare l’Italia?

In definitiva , è a poche ore dai nostri confini, mentre Germania e Nord Europa continuano a offrire opportunità molto più vantaggiose. Se non rendiamo attrattivo il nostro sistema sanitario rischiamo di replicare lo stesso schema già visto con gli infermieri italiani: professionisti che arrivano, si integrano, acquisiscono esperienza e poi scelgono di trasferirsi dove il loro lavoro viene riconosciuto e retribuito meglio».

DE PALMA: “NON SI PUÒ RIEMPIRE UNA VASCA SENZA CHIUDERE IL BOCCHETTONE”

«Il problema non sono gli infermieri indiani, se opportunamente e previamente valutati in ordine a competenze e conoscenza della lingua. Il problema è che gli infermieri italiani continuano a partire e che sempre meno giovani scelgono questa professione.

Continuare a cercare infermieri all’estero mentre migliaia di professionisti italiani abbandonano il Paese equivale a tentare di riempire una vasca senza chiudere il buco sul fondo.

Per il Nursing Up le priorità restano chiare: abolizione dei tetti di spesa, assunzioni stabili, stipendi allineati agli standard europei, tutela contro aggressioni e burnout e percorsi di carriera realmente attrattivi.

Altrimenti continueremo a mettere bende sempre più sottili su un’emorragia che da anni dissangua il Servizio sanitario nazionale. E nessun accordo internazionale, oltre tutto con professionisti che dovranno affrontare un percorso complesso di integrazione linguistica e professionale, potrà da solo invertire la rotta», conclude Antonio De Palma.

Redazione NurseTimes

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