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Rapporto Paese Italia 2026: le raccomandazioni Ue in tema di sanità

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Il Rapporto Paese Italia 2026, presentato dalla Commissione Europea il 3 giugno 2026 nell’ambito del Semestre Europeo 2026, formula una serie di raccomandazioni specifiche, articolate in sei punti principali, per l’Italia in materia economica, sociale, occupazionale, strutturale e di bilancio. Il quadro che emerge è quello di un Paese con vulnerabilità macroeconomiche significative, a cui si aggiungono criticità nei settori della pubblica amministrazione, del mercato del lavoro, della ricerca e innovazione, della transizione energetica e del sistema di welfare.

Le raccomandazioni in ambito sanitario

Il sesto punto delle raccomandazioni formali tocca direttamente il Servizio sanitario italiano, inserito in un contesto più ampio che include mercato del lavoro, formazione e protezione sociale. Innazitutto emerge evidente una riduzione relativa della spesa sanitaria pubblica, scesa al 13,2% della spesa pubblica totale nel 2024 rispetto al 13,8% del 2019.

La Commissione chiede all’Italia di consentire un accesso più tempestivo a un’assistenza sanitaria a prezzi accessibili, rimediando in particolare alle carenze di personale in alcune professioni chiave. Questa indicazione, apparentemente sintetica nella formulazione finale, trova una spiegazione ben più articolata nei considerando della Raccomandazione e nell’analisi del Rapporto Paese, dove la situazione sanitaria italiana viene descritta con dati precisi e un giudizio complessivamente critico.

Deterioramento dell’accesso alle cure

La Commissione rileva che negli ultimi anni in Italia l’accesso all’assistenza sanitaria è peggiorato in modo misurabile. I servizi pubblici sono caratterizzati da liste di attesa sempre più lunghe, le spese a carico dei pazienti sono nettamente superiori alla media europea e persistono grandi disparità territoriali nella prestazione delle cure.

Il Rapporto Paese quantifica questo deterioramento: nel 2024 il 9,9% della popolazione ha dichiarato di aver rinunciato a cure mediche necessarie, contro il 6,3% del 2019. Di questi, il 6,8% ha citato le liste d’attesa come motivo principale, una quota più che raddoppiata rispetto al 2,8% del 2019.

La spesa a carico diretto dei pazienti si attesta al 23,7% della spesa sanitaria totale, contro il 14,9% della media europea nel 2023. La Commissione avverte che questo dato potrebbe essere sottostimato, poiché la crescente difficoltà economica delle famiglie italiane porterebbe un numero crescente di persone a rinunciare alle cure non per scelta ma per impossibilità economica.

Cause strutturali identificate dal Rapporto Paese

Il Rapporto Paese individua con precisione le cause di questo deterioramento. Tra queste figura in primo piano la carenza di personale sanitario nel servizio sanitario nazionale, con l’Italia che registra uno dei rapporti infermieri-medico più bassi dell’intera Unione europea. Si aggiungono una crescente carenza di medici di medicina generale e posizioni persistentemente non coperte nelle specialità mediche chiave.

A questi fattori strutturali si sommano fenomeni organizzativi come la prescrizione eccessiva e i colli di bottiglia gestionali. Il tutto è aggravato dal rapido invecchiamento della popolazione e da forti disparità regionali, con una situazione descritta come particolarmente critica nel Mezzogiorno. Secondo la Commissione, l’insieme di queste tendenze minaccia la sostenibilità a lungo termine del servizio sanitario e crea barriere crescenti a un accesso tempestivo ed equo alle cure.

Riforma dell’assistenza territoriale e sua attuazione

L’Ue guarda con attenzione alla riforma dell’assistenza sanitaria territoriale del 2022, attuata nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Tra le realizzazioni già compiute, il Rapporto Paese cita la digitalizzazione di 281 ospedali di medie e grandi dimensioni.

Tuttavia la Commissione raccomanda che la riforma prosegua concretamente, garantendo il completamento e la messa in funzione di tutte le nuove strutture a livello locale, in particolare le case della comunità e gli ospedali di comunità. Non basta costruire le strutture: occorre parallelamente assicurare l’integrazione strutturale del personale sanitario al loro interno, la piena diffusione di sistemi sanitari digitali interoperabili per garantire la continuità dell’assistenza e finanziamenti costanti per i servizi di telemedicina e assistenza domiciliare.

La riforma territoriale deve essere attuata in sinergia con la riforma dell’assistenza ospedaliera del 2015 e integrata da altre politiche mirate per garantire un accesso realmente equo all’assistenza in tutto il territorio nazionale. Il documento europeo è esplicito nel ribadire che queste strutture non possono funzionare senza il personale adeguato: la questione delle risorse umane è posta come condizione abilitante dell’intera riforma territoriale.

Questione del personale sanitario e specificità infermieristica

Questo è il nodo più rilevante ai fini di una lettura professionale dei documenti. Sia la Raccomandazione sia il Rapporto Paese identificano la carenza di personale come una delle criticità centrali del servizio sanitario italiano.

Il Rapporto entra nel dettaglio documentando che l’Italia registra uno dei rapporti infermieri-medico più bassi dell’Ue, una crescente carenza di medici di base e posizioni persistentemente non coperte nelle specialità chiave. La Commissione chiede di porvi rimedio applicando il modello di pianificazione del personale sanitario per valutare e anticipare la distribuzione a livello regionale, orientare investimenti mirati e indirizzare meglio le politiche di istruzione e formazione degli operatori sanitari.

Il Rapporto chiarisce che l’attrattiva delle professioni sanitarie chiave, con riferimento esplicito agli infermieri oltre che ai medici di base e ai medici di emergenza, potrebbe essere migliorata attraverso un insieme articolato di misure: incentivi economici e di carriera, riduzione del carico amministrativo, offerta di corsi di specializzazione di migliore qualità, migliori condizioni di lavoro, sicurezza e tutela giuridica degli operatori.

Condizioni di lavoro nel settore dell’assistenza a lungo termine

Il Rapporto Paese dedica attenzione specifica a un ambito strettamente connesso alla professione infermieristica: l’assistenza a lungo termine. Il documento rileva che le condizioni di lavoro nei servizi professionali di cura stanno peggiorando, alimentando la carenza di personale e limitando l’accesso ai servizi.

La Commissione segnala che le esigenze di assistenza a lungo termine sono in aumento ma che l’erogazione dei servizi, soprattutto nel Sud, non cresce abbastanza velocemente rispetto alla domanda. Questo tema è direttamente rilevante per la professione infermieristica, impegnata in modo crescente nell’assistenza domiciliare e nella gestione della cronicità in un paese con una delle popolazioni più anziane d’Europa.

Piano di gestione delle liste d’attesa

Un ulteriore elemento raccomandato riguarda la piena attuazione del piano nazionale di gestione delle liste d’attesa, con indicazioni operative precise: superare le carenze della piattaforma informatica dedicata, migliorare i meccanismi di raccolta dei dati e adottare i decreti ancora in sospeso, in particolare quelli che definiscono il fabbisogno di personale e stabiliscono gli orientamenti tecnici per i sistemi regionali di prenotazione, i Centri unici di prenotazione (Cup).

Il riferimento al decreto sul fabbisogno di personale è diretto: si tratta di uno strumento di pianificazione atteso che, una volta adottato, dovrebbe fornire una base quantitativa per orientare le politiche di reclutamento e formazione, incluse quelle relative alla componente infermieristica.

Disparità territoriali come fattore sistemico

Il Rapporto Paese documenta come la maggior parte delle regioni meridionali ottenga risultati significativamente inferiori nell’implementazione dei livelli sssenziali di assistenza ( Lea), con alcune che faticano a fornire servizi di livello minimo nelle cure primarie, nell’accesso ospedaliero e nella prevenzione.

Il fenomeno conseguente è quello della migrazione sanitaria: pazienti del Sud che si spostano verso le regioni settentrionali per accedere a cure che non trovano nel proprio territorio. Questo circolo vizioso aggrava la pressione sui sistemi sanitari del Nord e priva il Sud delle poche risorse disponibili, incluse quelle umane.

Nesso tra salute, povertà e disparità territoriali

I documenti europei collocano la questione sanitaria all’interno di un quadro più ampio che lega la salute alla competitività e alla coesione sociale. La Commissione rileva che le esigenze demografiche dell’Italia, con una delle popolazioni più anziane d’Europa, comporteranno un aumento della domanda di servizi ospedalieri, farmaci e assistenza a lungo termine nei prossimi decenni.

In questo contesto un servizio sanitario più resiliente è descritto come condizione necessaria non solo per il benessere della popolazione, ma per la stessa competitività del paese, in particolare nel Mezzogiorno. Le carenze sanitarie, sommandosi alle carenze di assistenza all’infanzia e ai bassi salari, concorrono a deprimere la partecipazione femminile al mercato del lavoro, che rimane la più bassa dell’Unione europea, alimentando il ciclo di bassa produttività e bassa crescita che caratterizza l’economia italiana.

Considerazioni conclusive

Il Semestre Europeo 2026, letto nella sua interezza attraverso la Raccomandazione e il Rapporto Paese, conferma e approfondisce con dati precisi una diagnosi che la comunità infermieristica italiana conosce bene: il Ssn soffre di una carenza strutturale di personale, con il rapporto infermieri-medico tra i più bassi d’Europa, di condizioni di lavoro che rendono la professione poco attrattiva, di percorsi di carriera instabili e di una distribuzione territoriale delle risorse umane profondamente ineguale.

La novità rilevante è che questa diagnosi è ora formulata con dati quantitativi in documenti ufficiali della Commissione Europea, con specifico riferimento alla professione infermieristica, e si traduce in raccomandazioni nell’ambito del quadro di governance economica dell’Unione.

Le leve indicate – incentivi economici e di carriera, migliore qualità della formazione specialistica, riduzione del carico amministrativo, sicurezza e tutela giuridica – corrispondono in larga misura alle priorità che le organizzazioni di rappresentanza infermieristica portano avanti da anni nel dibattito nazionale. Che queste istanze trovino ora una sponda esplicita nel quadro europeo costituisce un elemento politicamente rilevante, che potrebbe sostenere le richieste di intervento strutturale nella prossima sessione di bilancio.

Redazione Nurse Times

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