In un sistema sanitario sempre più orientato alla presa in carico globale della persona il benessere emotivo rappresenta una dimensione imprescindibile della cura. È in questo orizzonte che si inserisce Il sogno di Diana, libro per l’infanzia che racconta la forza dell’immaginazione e la fiducia nei propri talenti. Nurse Times ha intervistato l’autrice, Anna Arnone, per approfondire il valore educativo e relazionale di una storia che, pur parlando ai bambini, offre spunti significativi anche agli operatori sanitari.
Una bambina, un foglio bianco, infinite possibilità.
“Diana è una bambina che scopre nel disegno il suo linguaggio – racconta Anna -. Attraverso i colori riesce a esprimere emozioni, paure, desideri. È una figura semplice, ma simbolica: rappresenta quella parte di ciascuno di noi che continua a credere nei sogni, quella parte preziosa da custodire sempre viva”.
Il sogno, nella visione dell’autrice, non è evasione dalla realtà, ma costruzione di senso: “Sognare significa immaginare un futuro possibile. Per un bambino è un atto naturale. Per un adulto, spesso, è un esercizio da recuperare”.
La letteratura per l’infanzia può svolgere un ruolo importante nello sviluppo emotivo: “La creatività è uno spazio sicuro in cui il bambino può dare forma a ciò che prova. Disegnare o ascoltare una storia permette di elaborare emozioni che talvolta non trovano parole”.
Questo aspetto assume un significato particolare nei contesti di fragilità. Nei reparti pediatrici, nei momenti di attesa o durante percorsi terapeutici complessi, la narrazione può trasformarsi in uno strumento di resilienza.
“Una storia crea connessione – sottolinea l’autrice -. Abbassa le difese, costruisce un ponte tra il mondo clinico e quello emotivo. Anche pochi minuti di lettura condivisa possono restituire al bambino un senso di normalità. Ogni gesto di ascolto, ogni parola rassicurante è parte integrante del percorso di guarigione. Se un libro può diventare un alleato in questo processo, allora la letteratura trova pienamente il suo senso”.
C’è un elemento che rende questa storia ancora più significativa per il mondo sanitario: l’ispirazione reale che ne ha accompagnato la nascita: “Mi sono ispirata a Francesca D’Amelio, pittrice e infermiera del blocco operatorio dell’Ospedale San Jacopo. Attraverso la sua storia ho visto qualcosa di straordinario: la capacità di unire la competenza clinica a quella artistica con grande intensità e sensibilità”.
Aggiunge Anna: “Cura e creatività non sono mondi separati. Possono dialogare, sostenersi, arricchirsi. Un’ispirazione non troppo lontana se consideriamo le corsie degli ospedali storici – mi viene in mente la Sala del Lazzaretto dell’Ospedale della Pace di Napoli -, in cui arte e cura convivevano per donare ai malati una visione di bellezza, di nutrimento per lo sguardo e lo spirito”.
Il sogno di Diana diventa così più di una semplice storia illustrata: è un invito a riconoscere, anche nei contesti più delicati, la forza trasformativa dell’immaginazione. Alla domanda su quale messaggio desideri lasciare ai professionisti della salute, Anna Arnone risponde con semplicità: “Ricordiamoci che la speranza è parte della cura. E la speranza nasce spesso da un piccolo sogno custodito con cura e attraverso la cura”.
Perché, come suggerisce la storia di Diana, ogni percorso – di crescita o di guarigione – inizia da un foglio bianco e dalla possibilità di immaginare qualcosa di nuovo.
Redazione Nurse Times
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