Home Regionali Friuli Venezia Giulia Il Friuli cerca infermieri in Ghana e Argentina. L’Italia continua a perdere i propri
Friuli Venezia GiuliaNT NewsRegionali

Il Friuli cerca infermieri in Ghana e Argentina. L’Italia continua a perdere i propri

Condividi
KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA
Condividi

La Regione finanzierà con 15.000 euro annui quindici studenti stranieri, li formerà all’Università di Udine e proverà a trattenerli nel servizio pubblico. Un progetto più serio del reclutamento d’emergenza, ma che non risolve la domanda principale: perché diventare infermiere in Italia non è più abbastanza attrattivo?

Il Friuli Venezia Giulia finanzierà 15 laureati provenienti da Ghana e Argentina affinché completino in Italia il percorso universitario in Infermieristica. Viaggio, alloggio, tasse, assicurazione, formazione linguistica e borsa di mobilità saranno sostenuti con un contributo massimo di 15.000 euro annui per partecipante. Dopo la laurea, gli studenti dovranno partecipare alle selezioni del Servizio sanitario regionale e, se assunti, rimanervi per almeno cinque anni.

Non si tratta del consueto reclutamento rapido di professionisti stranieri da inviare in reparto dopo un corso accelerato di italiano. Il progetto approvato dalla Regione il 28 agosto prevede valutazione dei percorsi precedenti, inserimento all’Università di Udine, tutoraggio, conseguimento del titolo italiano e successivo accesso alle normali procedure selettive. È un modello più strutturato e professionalmente più prudente.

La Regione riconosce apertamente la ragione dell’intervento: la carenza infermieristica rischia di compromettere l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza. Una diagnosi corretta. La terapia, però, apre almeno due domande.

La prima riguarda l’Italia. Se una Regione ritiene opportuno investire fino a 15.000 euro all’anno per convincere studenti stranieri a formarsi e restare nel proprio sistema sanitario, significa che ha finalmente compreso quanto valga produrre e trattenere un infermiere. Resta da capire perché questa consapevolezza emerga con tanta chiarezza quando il candidato arriva da migliaia di chilometri e molto meno quando un giovane italiano deve scegliere l’università.

Il Friuli ha già previsto incentivi per gli studenti locali, quindi non siamo davanti a una politica esclusivamente rivolta all’estero. Ma il problema nazionale rimane: Infermieristica perde attrattività perché propone un percorso impegnativo, responsabilità elevate, retribuzioni poco competitive e prospettive di carriera ancora incerte. Continuiamo a cercare persone da inserire nel sistema senza chiederci abbastanza perché quelle già formate lo abbandonino o preferiscano lavorare altrove.

La seconda questione riguarda il reclutamento internazionale etico. Il Ghana figura nelle liste dell’Organizzazione mondiale della sanità dedicate ai Paesi con maggiori criticità nella disponibilità di personale sanitario. L’Oms non vieta la mobilità individuale e non impedisce ai professionisti di scegliere dove studiare o lavorare. Raccomanda però di evitare campagne di reclutamento attivo capaci di aggravare le carenze nei sistemi sanitari più vulnerabili.

La distinzione è importante. La mobilità professionale può rappresentare un’opportunità per le persone e creare scambi formativi utili. Ma se i Paesi più ricchi risolvono le proprie carenze sottraendo personale a quelli che ne dispongono ancora meno, non stanno programmando meglio: stanno semplicemente spostando il problema verso sistemi con minore capacità di difendersi.

Per questo occorrerà verificare la convenzione completa e gli accordi con le istituzioni ghanesi. Sarà necessario capire quali benefici siano previsti per le università e il sistema sanitario del Paese d’origine, quali garanzie tutelino gli studenti e se il progetto rientri in una cooperazione bilaterale capace di produrre formazione anche sul territorio di provenienza. Definirlo automaticamente contrario alle indicazioni Oms sarebbe scorretto. Ignorare la questione sarebbe altrettanto superficiale.

C’è poi il tema dell’integrazione. Formare un professionista non significa soltanto riconoscere esami e insegnargli la lingua. Significa accompagnarlo nella conoscenza del Ssn, delle responsabilità professionali, della documentazione sanitaria, delle relazioni con pazienti e familiari e dei modelli organizzativi. Serviranno tutor clinici, coordinatori preparati, valutazioni delle competenze e tempi realistici di inserimento. Se queste risorse non vengono previste, il peso del progetto ricadrà ancora una volta sulle équipe già sotto organico.

L’iniziativa del Friuli può dunque produrre risultati interessanti, ma non va trasformata nella soluzione nazionale alla carenza. Quindici studenti non coprono una carenza strutturale e neppure mille reclutamenti esteri possono compensare indefinitamente una professione che perde attrattività nel Paese che dovrebbe sostenerla.

La strategia deve agire contemporaneamente su accesso alla formazione, sostegno economico agli studenti, retribuzioni, carriera clinica e gestionale, autonomia, sicurezza, conciliazione dei tempi di vita e qualità dell’organizzazione. Bisogna inoltre misurare quanti professionisti entrano, quanti lasciano il sistema, dopo quanto tempo e per quali ragioni. Senza questi dati, ogni nuovo canale di reclutamento rischia di riempire una vasca senza chiudere lo scarico.

Il progetto del Friuli ha almeno il merito di investire su formazione, lingua e permanenza, anziché limitarsi all’arrivo immediato di personale. Ma la vera politica strutturale comincerà quando l’Italia spenderà la stessa energia per convincere un giovane di Udine, Brindisi o Palermo che diventare infermiere non significa soltanto trovare facilmente lavoro, ma poter costruire una professione riconosciuta, sostenibile e capace di crescere. Possiamo cercare infermieri in Ghana e Argentina. Prima o poi, però, dovremo anche cercare le ragioni per cui quelli italiani non bastano, se ne vanno o scelgono di non diventarlo.

Guido Gabriele Antonio

Articoli correlati

Condividi

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
BPCO: possibile cura da autotrapianto di cellule polmonari?
CittadinoEducazione SanitariaNT News

BPCO, studio italiano scopre arma contro stanchezza cronica: mix di vitamina C e arginina la riduce del 27%

Un affaticamento persistente, che provoca una profonda e invalidante spossatezza, spesso ignorata...

Asst Pavia, indetto concorso per 24 infermieri
Avvisi PubbliciLavoroLombardiaNT NewsRegionali

Asst Pavia: selezione pubblica per 5 posti da infermiere

L’Asst Pavia ha indetto una selezione pubblica, per titoli e colloquio, finalizzata...

FNopiInfermieriLaurea MagistraleNT NewsStudenti

Lauree magistrali specialistiche in Infermieristica: boom di iscrizioni in 13 atenei

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa della Fnopi. Si chiudono oggi in...