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Emilia-Romagna, il governatore de Pascale: “Ecco perché gli infermieri sono in fuga”

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Intervistato dal Corriere della Sera, il governatore dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, parla delle criticità che affliggono il mondo della sanità a livello regionale e nazionale.

Da un lato la crisi delle vocazioni per le professioni sanitarie, a partire dal tracollo delle iscrizioni a Infermieristica, che va combattuta “su tre fronti: retribuzioni, percorsi professionali e formazioni dalle superiori”. Dall’altro il braccio di ferro con la sanità privata convenzionata sui rimborsi Covid, che “non possono essere oggetto di una trattativa. Ci presentino le loro osservazioni e le valuteremo”. Michele de Pascale, governatore dell’Emilia-Romagna, fa i conti con i fronti aperti nella sanità regionale. A partire dalla fuga di studenti e operatori, che rischia di ipotecare il futuro del sistema sanitario lungo la Via Emilia.

Presidente, i numeri delle domande di iscrizione ai test di ammissione per i corsi di laurea delle professioni sanitarie confermano una fuga dei giovani. A Infermieristica i candidati sono meno dei posti disponibili: 1.229 domande per 1.680 posti.

“È un dato che denuncio da tempo. Durante la pandemia c’è stata giustamente tanta attenzione sul tema dei medici ed è apparso evidente a tutti che quella del numero chiuso era una scelta sbagliata di pianificazione. Nel caso delle professioni infermieristiche la situazione è molto più complessa, perché si parte da una scarsa attrattività e quindi da numeri bassi in accesso. Ma è anche peggio, perché poi 5mila infermieri italiani ogni anno vanno all’estero e i tentativi di riportarli indietro sono vani, dal momento che in Italia la professioni infermieristiche sono bistrattate. Per chi viene dall’estero poi c’è la barriera della lingua, perché in molti Paesi si parla inglese o spagnolo, non italiano”.

Quali sono gli elementi che rendono così poco appetibili le professioni sanitarie in Italia?

“Innanzitutto le retribuzioni, tant’è che i Paesi che pagano di più non hanno i nostri problemi. In tema di rinnovi contrattuali le cifre stanziate dal governo sono insufficienti, coprono a malapena l’inflazione. La seconda ragione è la resistenza ai percorsi di crescita professionale: l’Italia è il Paese dove agli infermieri è consentito il minor progresso di carriera”.

Stipendi e carriere, sono questi i due fronti su cui il Governo deve agire?

“Assolutamente, ma ce n’è un terzo su cui si può lavorare a livello territoriale e io sono fiero di averlo fatto quando ero presidente della Provincia di Ravenna dove attivammo l’istituto tecnico bio sanitario. Serve una formazione tecnica finalizzata alle lauree sanitarie. Solo agendo in questi tre ambiti – retribuzioni, carriere e formazione – possiamo cambiare la percezione delle professioni sanitarie. Ma senza agire innanzitutto sulle retribuzioni le altre due sarebbero una presa in giro”.

Sarà una battaglia che porterà alla Conferenza delle Regioni in vista del confronto col Governo?

“Queste battaglie le portiamo avanti da tempo, ma sul tema delle professioni sanitarie la destra si è sempre caratterizzata contro la valorizzazione degli infermieri. Nelle prossime settimane intanto potremmo discutere con le organizzazioni sindacali per capire quali margini ha la Regione per fare un investimento sui livelli retributivi, mettendo in campo una misura simile agli incentivi ai sanitari che ha sperimentato il Veneto. La rete della formazione superiore bio sanitaria è una cosa che vogliamo estendere a tutta la regione d’intesa con le Province”.

E per frenare la fuga degli infermieri attivi? Esiste la possibilità di aiuti mirati per gli affitti?

“Il piano di edilizia residenziale sociale (Ers) a cui sta lavorando l’assessore Paglia si rivolge in larga parte a quelle fasce reddituali. Stiamo anche valutando progetti ad hoc per la categoria, ma ci sono troppe fasce di lavoratori essenziali che guadagnano troppo poco: oltre ai sanitari penso agli insegnanti, alle forze dell’ordine… Non si può risolvere tutto con interventi spot, ma aumentando gli stipendi”.

Intanto vanno avanti gli incontri con l’Aiop sul nodo dei 68 milioni di euro di indennizzi Covid che la sanità privata accreditata vi accusa di aver cancellato ingiustamente. Potreste, come dicono i rumors, trovare un accordo economico a metà strada?

“Noi abbiamo avviato la procedura per l’annullamento di una delibera che era illegittima. La controparte ha ora modo e tempo di argomentare con le sue controdeduzioni (la scadenza è il 22 settembre, ndr), le leggeremo e le valuteremo sul piano tecnico, ma l’Emilia-Romagna non fa trattative con i soldi pubblici”.

Redazione Nurse Times

Fonte: Corriere della Sera

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