“La Repubblica Democratica del Congo orientale si trova ad affrontare una catastrofica collisione tra malattia e conflitto, con l’epidemia di ebola nella provincia di Ituri che sta superando la capacità di risposta”. Così, Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).
“Non esiste un vaccino né una cura approvati per il virus Ebola Bundibugyo. Fermarne la trasmissione dipende interamente dall’accesso umanitario – spiega il capo dell’Oms -. Tuttavia i continui scontri stanno causando sfollamenti di massa, spingendo i contatti esposti in campi sovraffollati e interrompendo i corridoi di contenimento cruciali. Gli operatori in prima linea rischiano tutto, mentre gli attacchi alle strutture sanitarie rendono quasi impossibile il tracciamento dei casi e dei loro contatti”.
E ancora: “Non possiamo costruire la fiducia della comunità o isolare i malati mentre cadono le bombe. Esortiamo tutte le parti in conflitto ad accettare un cessate il fuoco immediato per contenere questa epidemia e consentirci un accesso sicuro e continuativo per le squadre mediche. Chiediamo che la sopravvivenza umana venga messa al primo posto”.
A oggi sono stati riportati più di 900 casi sospetti e 220 decessi. Diversi distretti sanitari della provincia dell’Ituri, confinante con Uganda e Sud Sudan, sono stati colpiti, mentre alcuni casi sono stati segnalati anche nell’area di Goma, al confine con il Rwanda, territorio non controllato dal governo congolese, bensì dai ribelli dell’M23. Di particolare rilievo risultano inoltre i due casi di ebola identificati a Kampala (Uganda), per i quali è stata immediatamente attivata la ricerca dei contatti.
Rientrata in Italia la chirurga entrata in contatto con pazienti positivi: è asintomatica
Intanto è tornato a Roma dal Congo una chirurga, operatrice di Medici Senza Fontiere, che lavorava nel centro di salute di Salamat (Bunia-Ituri) quando è stata dichiarata l’attuale epidemia di ebola. Nell’ambito della sua attività clinica è entrata in contatto, il 16 maggio scorso, con pazienti risultati poi positivi. Si tratta, quindi, di un caso di contatto diretto.
La dottoressa ha anche eseguito un intervento chirurgico salvavita d’urgenza, il 18 maggio, su un bambino vittima dell’esplosione di una granata. Il piccolo paziente è un caso sospetto di Ebola il cui test non è ancora disponibile. Al momento la chirurga non presenta sintomi. La chirurga è stata portata allo Spallanzani per la necessaria quarantena e la sorveglianza attiva.
Il ministero della Salute ricorda che per ora non ci sono casi di ebola in Italia e che l’allarme è molto basso. Il dicastero è attivo sin dal primo momento per tutte le attività di preparazione e sorveglianza, e sta proseguendo il monitoraggio dell’evoluzione del quadro epidemiologico, in raccordo con i territori e con le autorità sanitarie nazionale e locali.
Pregliasco: “Rischio zero? Una favola”
“Chi parla di rischio zero racconta una favola. In un mondo globale i virus viaggiano in aereo più velocemente delle persone”. Così, in una nota, Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano “La Statale”, past-president di Anpas e vice presidente di Samaritan International,
Il suo intervento arriva dopo che due cooperanti italiani, un uomo e una donna della provincia di Como rientranti dalla Repubblica Democratica del Congo, ricoverati all’ospedale Sacco di Milano, sono risultati negativi al virus ebola: “La differenza la fanno i sistemi sanitari: diagnosi precoce, isolamento e protocolli seri. E in questo caso l’Italia ha dimostrato che la macchina della prevenzione funziona”.
Redazione Nurse Times
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