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Decreto Lavoro, è polemica sull’emendamento leghista che esclude la sanità privata dagli aumenti automatici per i Contratti scaduti

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Contratto sanità privata: l’apertura di Aiop-Aris e la fiducia dei sindacati
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Il Governo incassa alla Camera la fiducia sul Decreto Lavoro, blindando il testo che introduce, tra le altre cose, misure sul cosiddetto salario giusto, incentivi all’assunzione e nuove regole per i rinnovi contrattuali. Diversi passaggi del provvedimento, però, sono duramente contestati da opposizioni e sindacati. In particolare, l’emendamento della Lega approvato all’interno dell’articolo 10, riguardante i rinnovi dei Contratti collettivi nazionali di lavoro.

La disposizione interviene sul tema delle tutele economiche per i lavoratori nel periodo intercorrente tra la scadenza di un Contratto e la firma del successivo rinnovo. Stabilisce infatti che, qualora un Contratto collettivo non sia rinnovato entro nove mesi dalla sua scadenza naturale, le retribuzioni debbano essere adeguate attraverso un’anticipazione forfettaria pari al 50% della variazione dell’IPCA-NEI, ossia l’indice dei prezzi al consumo utilizzato come riferimento per la contrattazione collettiva.

Il terzo comma dell’emendamento leghista introduce però una significativa eccezione. Per i settori caratterizzati da elevata stagionalità e per quelli che erogano prestazioni sanitarie e sociosanitarie per conto del Ssn l’importo dell’adeguamento salariale non sarà applicato automaticamente. La determinazione dell’eventuale incremento sarà invece demandata alla contrattazione collettiva, sulla base di specifici indicatori economici di settore, e non potrà comunque superare il tetto previsto per gli altri comparti.

Tale scelta, secondo opposizioni e sindacati, rischia però di creare una disparità di trattamento tra lavoratori appartenenti a diversi settori produttivi. In particolare, inciderebbe negativamente sul comparto della sanità privata, che vede vari Contratti nazionali fermi da molto tempo, “ostaggi” di trattative complesse e spesso caratterizzate da lunghi periodi di stallo.

Per Giuseppe Conte (M5S), si tratterebbe di un gentile omaggio al deputato leghista Antonio Angelucci, proprietario di numerose cliniche private nel Lazio: “Ci rimette lo stipendio chi lavora in sanità, ma esulta Angelucci, deputato della maggioranza Meloni, re delle cliniche private ed elemento centrale della propaganda di Meloni a suon di fango sugli avversari attraverso i giornali di cui è proprietario, come Il Giornale, Il Tempo e Libero”.

Sempre Conte: “A pagare il prezzo di questa scelta sono professionisti e professioniste che ogni giorno garantiscono servizi pubblici essenziali ai cittadini. Abbiamo presentato un emendamento al fine di cancellare questa vergogna, ma il Governo ha blindato il decreto con la fiducia e non c’è stata quindi possibilità di discuterlo né votarlo. La nostra battaglia, però, non finisce qui. Potete giurarci”.

Aspre critiche anche da Annamaria Furlan e Roberto Giachetti (Italia Viva): “Si tratta di una scelta gravissima. I Contratti del comparto sono scaduti da 8 e 14 anni e le organizzazioni sindacali sono mobilitate da tempo per ottenerne il rinnovo. Con questa norma si colpiscono lavoratrici e lavoratori del settore sociosanitario e delle strutture accreditate che operano per conto e a carico del Servizio sanitario nazionale, producendo un nuovo e inaccettabile arretramento dei loro diritti e delle loro condizioni economiche”.

A proposito di sindacati, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp hanno inviato una richiesta formale di incontro urgente al ministro della Salute, Orazio Schillaci, e al presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga. “Dopo anni di attesa – commentano -, non è accettabile che il rinnovo contrattuale venga ancora subordinato alla richiesta di ulteriori risorse pubbliche o alla revisione dei meccanismi tariffari. L’emendamento introduce una deroga che rischia di penalizzare lavoratrici e lavoratori già segnati da salari bassi, carichi elevati e rinnovi contrattuali troppo rinviati”.

A breve potrebbe arrivare la sottoscrizione del Contratto 2025-2027 della sanità pubblica. “Un passaggio atteso – continuano i sindacati -, che rischia però di allargare ulteriormente la forbice tra quei lavoratori del pubblico e del privato accreditato che, pur pagate da un privato, garantiscono ogni giorno prestazioni rese per conto del Servizio sanitario nazionale. Per questo, in assenza di risposte, valuteremo ulteriori iniziative di mobilitazione, dando continuità al percorso già avviato con lo sciopero nazionale del 17 aprile scorso”.

La maggioranza, dal canto suo, difende l’emendamento leghista, sostenendo che alcuni settori presentano caratteristiche economiche peculiari e richiedono strumenti più flessibili e calibrati rispetto a un meccanismo automatico uguale per tutti. La scelta di affidare la definizione degli aumenti alla contrattazione collettiva servirebbe dunque a tenere conto delle specificità economiche dei comparti interessati.

Redazione Nurse Times

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