Ceccarelli: «Non manca soltanto il personale. Il vero problema è un’organizzazione che disperde competenze altamente qualificate»
ROMA, 5 LUGLIO 2026 – «La carenza di infermieri rappresenta certamente una criticità, ma il Servizio sanitario nazionale continua anche a sprecare una parte consistente delle competenze dei professionisti già in servizio. Prima ancora di chiedersi quanti infermieri servano, occorre domandarsi come vengono utilizzati quelli che abbiamo». Lo afferma Maurizio Ceccarelli, Segretario Nazionale del COINA – Sindacato delle Professioni Sanitarie.
A confermare il fenomeno è uno studio osservazionale pubblicato sul Journal of Nursing Management e realizzato dall’Università di Udine.
L’indagine evidenzia che il 94,5% degli infermieri svolge abitualmente almeno una mansione non infermieristica e che il 32,6% dell’intero turno di lavoro viene assorbito da attività amministrative, logistiche, ausiliarie o comunque estranee alle competenze proprie della professione.
Gli stessi autori richiamano inoltre la letteratura internazionale, secondo cui tali attività possono rappresentare tra il 35% e il 62% della giornata lavorativa.
«Ogni minuto dedicato a incombenze burocratiche o organizzative è un minuto sottratto all’assistenza, al monitoraggio clinico, all’educazione sanitaria e alla presa in carico dei pazienti. Non sono gli infermieri a essere inadeguati: è il sistema che continua a utilizzare in modo inefficiente competenze universitarie altamente qualificate», sottolinea Ceccarelli.
Secondo COINA, la direzione seguita da molti Paesi europei è diversa. Una ricognizione pubblicata sul Journal of Advanced Nursing e condotta in 35 Paesi europei documenta il progressivo sviluppo della pratica infermieristica avanzata, con maggiore autonomia professionale, competenze ampliate e modelli organizzativi orientati alla valorizzazione delle competenze.
Analoga conclusione emerge dal rapporto dell’OECD Advanced Practice Nursing in Primary Care in OECD Countries, che individua negli infermieri di pratica avanzata una risorsa strategica per migliorare l’accesso alle cure, rafforzare la gestione delle patologie croniche, garantire continuità assistenziale, ridurre la pressione sugli ospedali e aumentare l’efficienza complessiva dei sistemi sanitari.
«L’Italia deve investire in un’organizzazione del lavoro moderna, separando nettamente le attività clinico-assistenziali da quelle amministrative e logistiche, rafforzando il personale di supporto e valorizzando pienamente le competenze professionali e specialistiche degli infermieri. Restituire tempo all’assistenza significa migliorare la qualità delle cure, utilizzare meglio le risorse pubbliche e rendere il Servizio sanitario nazionale più efficiente e più attrattivo per i professionisti», conclude Ceccarelli.
Redazione NurseTimes
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