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Certificati Cpr, Cassazione annulla la sospensione di tre dottoresse

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Nuovo esame al Riesame di Bologna sulle misure interdittive: al centro certificazioni sanitarie e tutela della salute
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Nuovo esame al Riesame di Bologna sulle misure interdittive: al centro certificazioni sanitarie e tutela della salute

BOLOGNA, 13 ottobre 2026 – La Cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento sulle misure cautelari interdittive riguardanti tre dottoresse indagate dalla Procura di Ravenna nell’inchiesta sui certificati sanitari per evitare il trasferimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Secondo quanto riferisce ANSA, sarà il tribunale del Riesame di Bologna a pronunciarsi nuovamente.

La decisione e le ipotesi dell’indagine

Le professioniste erano state sospese dall’esercizio della professione per dieci mesi. L’inchiesta riguarda le ipotesi di falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. La pronuncia segue i ricorsi presentati dagli avvocati Salvatore Tesoriero e Francesca Cancellaro.

I difensori, nelle dichiarazioni riportate da ANSA, sostengono che le loro assistite abbiano agito nell’adempimento dei doveri di assistenza e protezione della persona. Richiamano il ruolo dei medici come «garanti della salute e della cura di ogni individuo» e contestano la proporzionalità delle misure applicate. Si tratta della posizione della difesa.

Misure cautelari e responsabilità penale: due piani distinti

Il passaggio al Riesame riguarda il provvedimento cautelare: la notizia dell’annullamento con rinvio non equivale a un’assoluzione né documenta la conclusione dell’indagine.

Resta centrale il principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione⁠: la responsabilità penale è personale e la colpevolezza può essere considerata definitiva soltanto dopo una condanna irrevocabile. Le contestazioni devono quindi essere presentate come ipotesi da accertare.

Certificazioni sanitarie: cosa prevede la deontologia

Per chi lavora in sanità, la vicenda richiama l’attenzione sulla qualità della documentazione clinica e sulle responsabilità connesse alla certificazione.

L’articolo 24 del Codice di deontologia medica, pubblicato dalla FNOMCeO, richiede che i certificati riportino con precisione e diligenza le informazioni anamnestiche raccolte e i riscontri clinici osservati direttamente oppure sostenuti da documentazione oggettiva.

Questo riferimento chiarisce il quadro professionale generale, senza anticipare valutazioni sulla condotta delle indagate o sulle ragioni della Cassazione, che non sono illustrate nel testo ANSA consultato.

Per comprendere la portata della pronuncia sarà necessario conoscere le motivazioni della Suprema Corte e il successivo provvedimento del Riesame, mantenendo distinta la valutazione cautelare dall’accertamento delle eventuali responsabilità.

Redazione NurseTimes

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