Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del sindacato Coina.
Sul caso delle morti in ambulanza a Meldola (Forlì-Cesena), vicenda finita al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria per la gestione dei soccorsi e i decessi registrati durante il trasporto sanitario, la Fnopi ha chiarito con fermezza che la persona coinvolta nelle indagini non è un infermiere, non è iscritta all’Albo né abilitata all’esercizio della professione. Una precisazione accompagnata dalla richiesta di rettifica alle testate e dall’attivazione dell’ufficio legale, con l’obiettivo di tutelare identità, credibilità e fiducia dei cittadini in un contesto già fortemente delicato come quello dell’emergenza-urgenza.
Una posizione che il Coina condivide nel merito – la correttezza terminologica è un pilastro –, ma che diventa, nelle parole del segretario nazionale Marco Ceccarelli (foto), il punto di partenza per una riflessione più netta. Non basta chiedere precisione all’esterno, se non si elimina l’ambiguità all’interno del sistema. Per il sindacato, il caso Meldola è la conferma di un cortocircuito già evidente: l’uso improprio del termine “infermiere” è sempre più frequente perché la percezione pubblica dei ruoli sanitari è sfumata.
UN SISTEMA CHE SEMPLIFICA I RUOLI
Il fenomeno si inserisce in un contesto segnato da carenze di personale, pressione sui servizi di emergenza e presenza di molteplici figure operative. In questo scenario il linguaggio tende a semplificare, accorpando ruoli diversi sotto un’unica etichetta. È su questo terreno che, secondo il Coina, si innesta il rischio principale.
IL NODO DELL’ASSISTENTE INFERMIERE
Il Coina accende i riflettori sulla futura introduzione della figura dell’assistente infermiere, individuando nella denominazione stessa il punto più critico. Ceccarelli non contesta l’organizzazione dei servizi in sé, ma evidenzia un problema concreto: se oggi si sbaglia senza questa figura, domani il rischio è che l’errore diventi strutturale. Nel linguaggio reale – mediatico e sociale – l’espressione “assistente infermiere” tenderà a essere semplificata. E ciò che resterà sarà una sola parola: “infermiere”.
LA CONTRADDIZIONE
Il passaggio è costruito su un principio di coerenza: la Fnopi denuncia un danno d’immagine quando il termine “infermiere” viene usato impropriamente, ma allo stesso tempo avalla un percorso che introduce una figura il cui nome incorpora quella stessa ambiguità. Per il Coina non si tratta di una semplice incongruenza, ma di una criticità destinata a produrre effetti.
LE CONSEGUENZE
Le implicazioni sono evidenti: il rischio è una maggiore confusione per i cittadini e una più difficile attribuzione delle responsabilità nei contesti critici, come quello di Meldola. “Non si può combattere l’uso improprio di una parola – afferma il presidente del Coina – e allo stesso tempo costruire un sistema che rende quell’uso improprio più probabile”.
MELDOLA COME CARTINA DI TORNASOLE
Il caso Meldola diventa così una cartina di tornasole: da un lato la necessità – condivisa – di precisione nell’informazione; dall’altro il rischio di alimentare ambiguità a livello di sistema. In gioco non c’è solo un titolo sbagliato, ma la tenuta dell’identità professionale, che rischia di essere esposta a una confusione crescente se non governata con scelte coerenti.
Redazione Nurse Times
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