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Agli infermieri 1,1 miliardi l’anno. Per ora sono ancora nella bozza delle Regioni

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Aumento di stipendio per gli statali: 97,35 euro mensili in più a infermieri e oss
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Le Regioni propongono 18 miliardi aggiuntivi per la sanità nel triennio 2027-2029, il superamento dei tetti sul personale e risorse specifiche per ridurre il divario retributivo degli infermieri. È finalmente una proposta con numeri, e non soltanto aggettivi. Ma non è ancora uno stanziamento: prima di arrivare in busta paga dovrà attraversare Governo, Parlamento e contrattazione.

Gli infermieri italiani potrebbero ricevere finalmente una valorizzazione economica quantificabile. Per ora, però, la cifra si trova nel luogo nel quale la sanità italiana conserva molte delle proprie soluzioni: una bozza.

Il Coordinamento tecnico della Commissione Salute delle Regioni ha predisposto un pacchetto di proposte per la Legge di Bilancio 2027 dal valore complessivo di 18,023 miliardi nel triennio. Per il solo 2027 vengono richiesti 6,818 miliardi aggiuntivi.
All’interno del documento compare un capitolo particolarmente rilevante: 1,111 miliardi di euro l’anno destinati all’adeguamento delle retribuzioni degli infermieri del Servizio sanitario nazionale.

La novità non è marginale. Per anni la valorizzazione infermieristica è stata espressa attraverso formule sufficientemente solenni da funzionare nei comunicati e sufficientemente vaghe da non comparire nei cedolini. Questa volta esistono una cifra, una platea e un obiettivo dichiarato. Non significa, tuttavia, che gli aumenti siano stati approvati.

La Conferenza delle Regioni ha discusso la proposta, condividendo la necessità di incrementare il finanziamento sanitario, ma ha previsto un ulteriore approfondimento sui numeri. Successivamente dovrà aprirsi il confronto con il Governo. Le eventuali risorse dovranno entrare nella Legge di Bilancio, superare l’esame parlamentare e trovare una traduzione contrattuale. Tra 1,1 miliardi scritti in una bozza e un aumento ricevuto da un infermiere esiste ancora l’intero sistema istituzionale italiano. Non è una distanza trascurabile.

Quanto guadagnano meno gli infermieri italiani

La proposta utilizza dati retributivi e confronti internazionali corretti per il potere d’acquisto. Secondo il documento, la retribuzione annua lorda di riferimento per un infermiere italiano sarebbe pari a 36.560 euro, contro una media di 49.727 euro nei Paesi considerati dell’Europa occidentale. Il divario stimato è quindi di 13.167 euro.

Le Regioni propongono di recuperarne due terzi, indicando un adeguamento teorico di 8.778 euro lordi per ciascuno dei 277.138 infermieri del Ssn considerati nella stima. L’impatto della misura verrebbe distribuito nel triennio attraverso uno stanziamento di 1,111 miliardi annui.

È un’impostazione politicamente importante perché riconosce che la questione retributiva non è un’invenzione sindacale né una percezione individuale. È un problema di competitività del sistema. Se altri Paesi offrono salari migliori, percorsi più leggibili e condizioni organizzative più sostenibili, il Ssn non può continuare a presentarsi sul mercato del lavoro con un appello alla vocazione e stupirsi quando i professionisti scelgono altro. La motivazione è un valore. Non è una valuta

La somma deve ancora diventare una misura

Il documento indica l’obiettivo economico, ma restano da definire diversi elementi decisivi.
Non sappiamo ancora attraverso quale voce retributiva verrebbero distribuite le risorse, se l’aumento sarebbe uniforme o differenziato, come inciderebbe sul trattamento fondamentale e accessorio, quale sarebbe il ruolo della contrattazione e quali effetti produrrebbe sugli oneri contributivi.

La distinzione è essenziale. Una risorsa destinata al rinnovo contrattuale non equivale automaticamente a un aumento netto dello stesso importo. Una somma trasferita alle Regioni non coincide con quella che arriva al lavoratore. Un’indennità può riconoscere una condizione specifica, ma non produce gli stessi effetti strutturali di un incremento tabellare.
Prima di annunciare quasi 9.000 euro in più per ciascun infermiere bisognerà quindi conoscere il meccanismo applicativo.

La sanità ha già sperimentato la straordinaria capacità di trasformare importi lordi, stanziamenti complessivi e costi per l’amministrazione in cifre molto più sobrie quando raggiungono la busta paga. Meglio aspettare il contratto, prima di scegliere il modello dell’automobile nuova.

Superare i tetti può valere quanto l’aumento

La proposta non riguarda soltanto le retribuzioni. Prevede anche il superamento dei vincoli storici sulla spesa per il personale e una nuova metodologia nazionale per determinare i fabbisogni. È forse il passaggio organizzativamente più importante.

Aumentare gli stipendi può migliorare l’attrattività e ridurre gli abbandoni. Ma se le aziende non possono assumere il personale necessario, gli infermieri continueranno a lavorare con organici insufficienti e turni insostenibili, anche se leggermente meglio retribuiti.

Il documento propone che i fabbisogni vengano collegati alla garanzia dei Lea, alla programmazione sanitaria, alla sicurezza dei professionisti e all’equilibrio economico-finanziario. Entro la fine del 2027 dovrebbe essere definita una metodologia nazionale; successivamente le Regioni dovrebbero adeguare i propri piani.

L’impostazione è corretta: gli organici non possono continuare a essere determinati prevalentemente dalla spesa sostenuta vent’anni fa. Il bisogno assistenziale è cambiato. Sono aumentate età media, cronicità, complessità e necessità di continuità tra ospedale e territorio. Continuare a programmare il personale attraverso riferimenti storici significa chiedere al Ssn del futuro di rispettare la fotografia contabile del passato.

Naturalmente, eliminare un tetto non produce automaticamente nuove assunzioni.
Servono risorse, concorsi, graduatorie, capacità formativa e professionisti disponibili. Ma almeno consentirebbe di discutere gli organici partendo dai servizi da garantire e non soltanto dal limite da non superare.

Dalla bozza alla busta paga

La proposta delle Regioni rappresenta un passo avanti perché attribuisce finalmente un costo alla valorizzazione. Dire che gli infermieri sono fondamentali è gratuito. Indicare 1,111 miliardi l’anno obbliga invece a discutere coperture, priorità e responsabilità.
Adesso occorre seguire il percorso senza confondere le tappe.

Il primo indicatore sarà il testo definitivo approvato dalla Conferenza delle Regioni. Il secondo sarà la posizione del Governo. Il terzo, e più importante, sarà il disegno di legge di bilancio depositato in Parlamento. Successivamente bisognerà verificare quante risorse sopravvivranno agli emendamenti, quale quota sarà realmente vincolata al personale infermieristico e attraverso quale contratto verrà distribuita. Fino ad allora, la cifra deve essere raccontata per quello che è: una proposta tecnicamente articolata e politicamente significativa, non un aumento già ottenuto.

La valorizzazione deve produrre permanenza

Anche se le risorse fossero interamente confermate, il denaro non risolverebbe da solo la crisi infermieristica. Servono organici adeguati, turni sostenibili, sicurezza, sviluppo professionale, incarichi clinici, formazione e management capace di trattenere le persone. Ma sostenere che lo stipendio non sia tutto non può diventare il sistema elegante per evitare di aumentarlo.

La retribuzione non sostituisce l’organizzazione. L’organizzazione non può essere utilizzata per giustificare retribuzioni insufficienti. Occorrono entrambe. Le Regioni hanno messo sul tavolo 18 miliardi per il Ssn e una cifra specifica per gli infermieri. È più di una dichiarazione e meno di una decisione.

Ora Governo e Parlamento dovranno stabilire se la valorizzazione infermieristica sia una priorità finanziaria oppure soltanto una frase sulla quale, come sempre, risultano tutti favorevoli. Perché 1,1 miliardi l’anno possono cominciare a ridurre il divario. Ma soltanto quando usciranno dalla bozza ed entreranno nei contratti, nelle aziende e nelle buste paga.

Guido Gabriele Antonio

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