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Fentanyl: falsi positivi nei test rapidi. Lo studio Iss sul risperidone

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Una ricerca pubblicata su Clinical Chemistry and Laboratory Medicine identifica un’interferenza farmacologica che richiede conferma analitica.

Un risultato positivo al test rapido urinario per il fentanyl non indica sempre la presenza effettiva della sostanza nell’organismo. Uno studio condotto da ricercatori del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha individuato una possibile interferenza del risperidone, farmaco utilizzato nel trattamento di alcuni disturbi psichiatrici.

La ricerca, pubblicata il 20 ottobre 2026 sulla rivista Clinical Chemistry and Laboratory Medicine, richiama l’attenzione sui limiti di alcuni test di screening e sull’importanza di confermare i risultati attraverso metodiche analitiche specifiche.

Come è stata individuata l’interferenza?

I ricercatori hanno approfondito alcuni risultati inattesi osservati in servizi di salute mentale. Diversi campioni urinari erano risultati positivi al fentanyl attraverso un test rapido, ma le successive analisi di laboratorio non avevano confermato la presenza della sostanza.

L’indagine ha individuato nei campioni risperidone e acido valproico, due farmaci utilizzati in differenti condizioni cliniche. Per comprendere l’origine dell’interferenza, i ricercatori hanno effettuato verifiche sperimentali aggiungendo separatamente e in combinazione le sostanze a campioni inizialmente negativi. I risultati hanno indicato che la positività inattesa era associata alla presenza del risperidone, anche quando questo era combinato con l’acido valproico.

Cos’è la cross-reattività?

Il fenomeno viene definito “cross-reattività”. Alcuni sistemi di screening possono reagire a sostanze diverse da quella che intendono identificare, producendo risultati falsamente positivi.

È importante distinguere un test di screening da un’analisi di conferma. Il primo è progettato per fornire una risposta rapida, mentre la seconda utilizza metodiche analitiche più specifiche per verificare l’effettiva presenza della sostanza.

Non tutti i test urinari per il fentanyl utilizzano lo stesso principio analitico. Pertanto i risultati dello studio non dimostrano che ogni dispositivo disponibile presenti la medesima interferenza.

Il risperidone può causare falsi positivi anche a dosi terapeutiche?

Secondo quanto riportato dagli autori, l’interferenza è stata osservata a una concentrazione di risperidone compatibile con l’assunzione terapeutica. Questo elemento è particolarmente importante nei servizi di salute mentale e nei contesti nei quali vengono utilizzati test tossicologici rapidi.

Un risultato inatteso dovrebbe essere interpretato considerando la terapia farmacologica del paziente, il quadro clinico e le caratteristiche del dispositivo utilizzato. Il riscontro non costituisce un motivo per sospendere autonomamente il risperidone o modificare una terapia prescritta.

Quali implicazioni per infermieri e operatori sanitari?

Nei servizi per le dipendenze, nei reparti psichiatrici, nei pronto soccorso e negli altri contesti assistenziali, gli infermieri possono essere coinvolti nella raccolta dei campioni biologici, nell’esecuzione dei test previsti dalle procedure e nella documentazione dei risultati.

La corretta interpretazione richiede attenzione alla qualità del campione, alle istruzioni del produttore e alla terapia farmacologica in corso. Quando emerge una positività inattesa, il risultato deve essere comunicato e valutato secondo il percorso clinico previsto, evitando conclusioni affrettate. Un test di screening positivo non equivale, da solo, alla dimostrazione di un consumo di fentanyl.

Perché la conferma di laboratorio è fondamentale

Le analisi di conferma permettono di distinguere la presenza effettiva di una sostanza dalle possibili interferenze del test preliminare. Questo passaggio può avere importanti conseguenze cliniche, assistenziali e personali, soprattutto quando il risultato è utilizzato per assumere decisioni diagnostiche o organizzative.

La scelta della metodica di conferma dipende dalle procedure del laboratorio e dal contesto clinico. La ricerca Iss evidenzia quindi la necessità di conoscere i limiti dei dispositivi utilizzati e di prevedere percorsi appropriati di verifica.

Conclusioni: attenzione ai limiti dei test rapidi

Lo studio non mette in discussione l’utilità generale degli screening tossicologici rapidi. Evidenzia invece che un risultato deve essere interpretato alla luce delle caratteristiche del metodo e delle possibili interferenze farmacologiche. Per i professionisti sanitari, il messaggio è soprattutto metodologico: un test positivo inatteso richiede valutazione clinica e, quando indicato, conferma con un’analisi più specifica.

Redazione Nurse Times

Fonti

  • Di Trana A. e collaboratori, False-positive fentanyl colorimetric urine screening caused by risperidone: a diagnostic pitfall, Clinical Chemistry and Laboratory Medicine, 2026. DOI: https://doi.org/10.1515/cclm-2026-1260
  • PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42895103/
  • ANSA, 26 ottobre 2026: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/10/26/fentanyl-possibili-falsi-positivi-nei-test-rapidi-in-presenza-di-un-farmaco_1f4d1d6a-82bd-469b-b902-b97897796341.html

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