La Legge di Bilancio 2027 arriva a Palazzo Chigi. Secondo le ultime ipotesi, il Fondo sanitario crescerebbe solo del miliardo già previsto, mentre 2,4 miliardi finanzierebbero un contributo per le spese sanitarie degli over 75. Le Regioni chiedono di più, i sindacati chiedono assunzioni e un sondaggio Nursind-Swg dice che l’84% degli italiani vede ospedali senza abbastanza infermieri.
Il testo della Manovra 2027 è atteso al Consiglio dei ministri. Alla vigilia, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha messo le mani avanti al Festival delle Regioni di Firenze: le richieste, ha detto, superano le disponibilità, e il Parlamento potrà apportare miglioramenti.
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha scelto un tono diverso. “Sono sicuro che anche in questa Legge di Bilancio non mancheranno i fondi”, ha dichiarato. Due ministri, due registri. Il testo dirà quale dei due aveva i numeri.
Le cifre della vigilia
Le ipotesi sul testo, ancora da verificare, disegnano questo quadro. Il Fondo sanitario nazionale aumenterebbe di un miliardo, cifra già prevista dalla precedente Legge di Bilancio. I 2,4 miliardi indicati nei documenti di finanza pubblica del Governo non andrebbero al Fondo, ma a un contributo individuale tra 300 e 500 euro per le spese sanitarie degli over 75.
Secondo altre ricostruzioni giornalistiche, la card sarebbe riservata agli anziani con redditi bassi e potrebbe essere estesa alle famiglie numerose. Ulteriori risorse potrebbero andare a farmaci e dispositivi medici, con importi non ancora definiti.
La differenza non è solo contabile. Un miliardo nel Fondo finanzia servizi, personale, contratti. Un bonus alle famiglie aiuta a pagare prestazioni, spesso fuori dal servizio pubblico. Sono due idee di sostegno alla salute che non si sommano: si scelgono.
Regioni e sindacati: i conti non tornano
Le Regioni avevano già fissato la loro richiesta: 6,8 miliardi in più nel 2027 e 18 nel triennio, con la rimozione dei tetti di spesa per il personale. A Firenze il presidente della Puglia, Antonio Decaro, ha riconosciuto che il Governo ha stanziato più risorse rispetto al passato, ma ha osservato che l’aumento dei costi non viene compensato. Tra le voci citate, i rinnovi contrattuali del comparto e della dirigenza e i farmaci innovativi.
Sulla stessa linea, con accenti diversi, il presidente del Lazio, Francesco Rocca: “Abbiamo avuto rassicurazioni, però leggiamo i numeri finali”. La richiesta di risorse, insomma, attraversa gli schieramenti. Nelle stesse ore il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha definito il Servizio sanitario nazionale un patrimonio della Repubblica, richiamando le Regioni al dovere di garantire cure migliori dove si è in ritardo.
La Fp Cgil chiede un piano straordinario di assunzioni che parta dagli infermieri e ricorda che la spesa sanitaria pubblica è scesa al 6,2% del Pil nel 2025. E invita ad aderire allo sciopero generale della Cgil del 20 novembre. Nursing Up, nei giorni scorsi, aveva quantificato in 1,3 miliardi le risorse necessarie per aumentare gli stipendi degli infermieri. Dall’opposizione, la senatrice M5S, Elisa Pirro, parla di sanità sottofinanziata e indica come obiettivo il 7% del Pil.
Cosa pensano gli italiani
Alla vigilia del Consiglio dei ministri, Nursind ha diffuso un’indagine commissionata a Swg. Per il 52% degli intervistati il Servizio sanitario deve essere la prima voce su cui concentrare le risorse della manovra, davanti a fisco (40%) e carovita (35%). Tra gli over 64 la quota sale al 70%.
I numeri sulla professione sono netti. L’84% ritiene che negli ospedali non ci siano infermieri a sufficienza, il 79% li considera oberati di lavoro, il 72% sottopagati rispetto a competenze e responsabilità. Il 56% teme la carenza di infermieri, contro il 52% di tre anni fa.
“La corda è al limite”, ha commentato il segretario nazionale Andrea Bottega. Il sondaggio misura percezioni, non organici: ma è la percezione di chi entra in reparto da paziente o da familiare, e di solito conta i campanelli che suonano a vuoto.
La vista dal reparto
Per chi coordina un’unità operativa, la manovra si legge con tre domande. Ci sono risorse per assumere oltre il turnover? I tetti di spesa per il personale vengono superati o solo discussi? E il contratto appena rinnovato, con gli arretrati da pagare, è coperto senza togliere fondi alle assunzioni?
Nelle ipotesi della vigilia nessuna di queste domande trova una risposta esplicita. Schillaci insiste su un punto condivisibile: per trattenere i professionisti, soprattutto i giovani, servono meno burocrazia, prospettive di carriera e flessibilità, non solo incentivi economici. Ha anche avvertito che le case della comunità non devono restare “scatole vuote”. Ma le case si riempiono con infermieri di famiglia, e gli infermieri si assumono con fondi strutturali, non con un bonus una tantum.
Va detto con equilibrio: il testo di oggi è il primo passaggio. Il Parlamento può spostare risorse, e lo stesso Giorgetti ha lasciato intendere che nelle prossime settimane potrebbero aprirsi margini. Fino ad allora, ogni cifra resta un’ipotesi. La Manovra deciderà quanti soldi vanno alla sanità. Gli infermieri vogliono sapere quanti di quei soldi arriveranno in turno.
Antonio Leuci
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