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Accessi vascolari, l’Iss pubblica le raccomandazioni per l’adulto. Ecoguida ed ECG intracavitario diventano la regola

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Dodici quesiti clinici, metodo GRADE e cinque associazioni infermieristiche nel gruppo di lavoro. La nuova Raccomandazione di buona pratica clinico-assistenziale, coordinata da SIAARTI e IVAS, fissa standard su impianto, verifica della punta, antisepsi, infezioni e lavaggio dei cateteri. Molte indicazioni poggiano su prove deboli: per questo conterà come verranno tradotte nei protocolli di reparto.

Il 21 ottobre 2026 il Sistema nazionale linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha pubblicato la versione 1 della Raccomandazione di buona pratica clinico-assistenziale (RBPCA) dedicata alla gestione ospedaliera degli accessi vascolari nel paziente adulto. Il giorno dopo la Fnopi ne ha dato notizia ai suoi iscritti.

Il coordinamento è di SIAARTI (anestesisti e rianimatori) e IVAS (Italian Vascular Access Society). Al tavolo siedono anche SIT, SITI, SIMPIOS, SIN, SIMI e AIOM. La componente infermieristica e tecnica è rappresentata da CNAI, AIIAO, ANIMO, ANIPIO e ANIARTI. Il comitato tecnico-scientifico è coordinato da Vincenzo Faraone, infermiere e vicepresidente IVAS, che ha definito il documento “un riferimento concreto per la pratica clinico-assistenziale”.

Perché un documento nazionale

Il punto di partenza è noto a chiunque abbia lavorato in più di un ospedale. In una struttura il PICC lo posiziona un team dedicato, in un’altra l’anestesista di turno. Cambiano l’antisettico, il controllo della punta, il protocollo di lavaggio, la gestione del sospetto di infezione.

La Fnopi lo dice in modo esplicito: a livello nazionale permane una variabilità organizzativa e di comportamenti. Le infezioni correlate al catetere restano un indicatore di qualità e sicurezza, e strategie preventive standardizzate possono ridurle. L’obiettivo dichiarato è uniformare le pratiche e promuovere percorsi multiprofessionali.

Il metodo

Il gruppo ha lavorato su 12 quesiti in formato PICO. Per cinque è stata possibile una meta-analisi, per gli altri sette una sintesi narrativa. La ricerca bibliografica ha interrogato PubMed/MEDLINE, EMBASE e Scopus fino al 15 marzo 2025. Ogni raccomandazione è stata votata su una scala da 1 a 9, e l’accordo è misurato come quota di voti tra 7 e 9. Il testo è passato anche da una consultazione pubblica, dal 6 al 15 luglio 2026.

Impianto e posizione della punta

La raccomandazione più solida riguarda l’impianto dei cateteri venosi centrali: venipuntura ecoguidata in tempo reale invece della tecnica per reperi anatomici. Forza forte, certezza delle prove alta, accordo del 100%. Chi impianta ancora “a memoria” ora ha un documento nazionale contro.

Per verificare la posizione della punta di un catetere centrale ad accesso cervico-toracico o brachiale, il documento raccomanda l’ECG intracavitario come alternativa alla radiografia del torace o alla fluoroscopia. Fanno eccezione i pazienti con fibrillazione atriale o pacemaker. Forza forte, certezza moderata, accordo del 95,45%. Per i cateteri ad accesso femorale (FICC) si suggerisce l’ecografia vascolare con bubble test, con una raccomandazione condizionata basata sul consenso.

Due indicazioni riguardano la scelta e il posizionamento. Il diametro esterno del catetere non dovrebbe superare un terzo del diametro interno della vena (rapporto massimo 1:3). Per PICC e CICC la punta va collocata in prossimità della giunzione cavo-atriale.

Antisepsi e infezioni

Per la preparazione della cute prima dell’impianto di CICC, PICC e FICC il riferimento è la clorexidina al 2% in soluzione alcolica con alcol isopropilico al 70%. Forza forte, certezza moderata.

Al sito di emergenza del catetere si raccomandano, oltre all’antisepsi standard, i dispositivi a rilascio continuo di clorexidina. Anche qui forza forte e certezza alta: è una delle due indicazioni del documento con la base di prove migliore.

Sul sospetto di infezione del torrente ematico correlata al catetere (CRBSI), le indicazioni sono condizionate. Per la conferma si suggeriscono emocolture appaiate con tempo differenziale di positivizzazione, almeno 10 ml per flacone, prelevate da più lumi quando le condizioni cliniche lo consentono.

A infezione confermata, in un paziente emodinamicamente stabile, il catetere andrebbe rimosso entro 24 ore. Questa formulazione non ha superato il primo turno di voto (77,7% di accordo, sotto la soglia dell’80%) ed è stata approvata al secondo, dopo una riscrittura. Il mantenimento è sconsigliato in presenza di infezione suppurativa locale, tromboflebite settica, endocardite, batteriemia persistente oltre 72 ore o infezioni da Staphylococcus aureus o Candida.

Trombosi e lavaggio

In caso di trombosi correlata al catetere, il documento suggerisce di mantenere il dispositivo se è ancora utile, funziona, non è infetto e il paziente riceve una terapia anticoagulante adeguata. Rimuovere per riflesso non è la risposta automatica.

Per il lavaggio si indica la soluzione fisiologica con tecnica pulsante (push-pause o start and stop), chiusura a pressione positiva e un volume almeno doppio dello spazio morto del sistema. Accordo del 100%: su poche cose gli infermieri italiani si trovano così d’accordo.

Le prove sono deboli, la responsabilità no

Il documento va letto anche per i suoi limiti. Su tredici indicazioni, otto si basano su una certezza delle prove molto bassa. Due hanno certezza alta, due moderata, una è fondata sul solo consenso. La ricerca bibliografica si ferma a marzo 2025.

Inoltre il testo non contiene raccomandazioni specifiche sulla scelta del dispositivo in generale (cannula periferica, midline, centrale), sulla medicazione standard o sul fissaggio. Su questi temi restano i riferimenti già in uso.

Detto questo, una buona pratica pubblicata nel Sistema nazionale linee guida non è un documento qualsiasi. La Legge 24/2017 chiede ai professionisti di attenersi alle linee guida pubblicate e, in loro mancanza, alle buone pratiche clinico-assistenziali. In un contenzioso, il protocollo di reparto sarà confrontato anche con questo testo.

Cosa cambia in reparto

Per il coordinatore il lavoro è concreto. Va aggiornato il protocollo aziendale, e prima ancora va fatto un censimento: quanti ecografi sono disponibili per l’impianto, chi è formato all’ECG intracavitario, quali dispositivi a rilascio di clorexidina sono in gara d’acquisto.

Ci sono anche ricadute organizzative positive. Se la punta si verifica con l’ECG al letto del paziente, si risparmiano una radiografia, un trasporto e spesso qualche ora di attesa prima di poter usare il catetere. Nei reparti dove il catetere centrale è la norma, dall’ematologia all’oncologia alle terapie intensive, la differenza si vede nei turni.

Resta il tema della formazione. Un documento che chiede ecoguida, verifica elettrocardiografica e gestione standardizzata presuppone personale addestrato e tempo per addestrarlo. Le raccomandazioni ora ci sono. Le ore di formazione vanno ancora trovate negli organici.

Antonio Leuci

Fonti

  • ISS, Sistema nazionale linee guida: Gestione ospedaliera degli accessi vascolari nel paziente adulto, RBPCA, versione 1 del 21.10.2026
  • FNOPI, Accesso venoso nel paziente adulto, pubblicate le nuove Raccomandazioni (22/10/2026)

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