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Professionisti stranieri in Veneto, il parere dell’infermiere forense: “Importanti gli aspetti organizzativi e i percorsi di inserimento”

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Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma di Abukar Aweis Mohamed, infermiere forense e criminologo clinico, già professore a contratto (Università degli Studi di Firenze), coordinatore Amsi, Umem e Uxu – Sezione Toscana.

Abukar Aweis Mohamed

L’avvio della sperimentazione promossa dalla Regione Veneto, partita dall’Ulss 1 Dolomiti di Belluno per il reclutamento e l’inserimento di infermieri formati all’estero, in particolare provenienti da Brasile e Argentina, riporta al centro del dibattito sanitario un tema che merita un confronto tecnico e approfondito.

Come ho già avuto modo di evidenziare analizzando le criticità della sanità nel periodo post-pandemico, il ricorso a professionisti provenienti da altri Paesi può rappresentare uno strumento utile in una fase di particolare carenza di personale, purché si inserisca in una più ampia strategia di programmazione delle risorse umane e non sostituisca gli interventi necessari ad affrontare le cause strutturali della carenza di personale sanitario.

Nel caso del progetto avviato in Veneto, che valorizza la cooperazione internazionale e i legami storici con le comunità di emigrazione italiana, particolare attenzione potrà essere riservata agli aspetti organizzativi e ai percorsi di inserimento professionale, affinché il reclutamento si accompagni ai più elevati standard di sicurezza delle cure e di gestione del rischio clinico.

L’attività infermieristica richiede infatti, oltre alle competenze tecnico-professionali, una piena capacità di comunicazione con la persona assistita, con i familiari e con l’équipe multidisciplinare, nonché un’adeguata conoscenza del contesto organizzativo e normativo e deontologico nel quale si opera. Per tale motivo, percorsi di tutoraggio clinico, verifica delle competenze linguistiche e relazionali e progressivo inserimento operativo rappresentano strumenti ampiamente riconosciuti come utili a favorire un’integrazione professionale efficace e sicura.

Sotto il profilo della gestione del rischio clinico e della responsabilità professionale, è auspicabile che ogni percorso di inserimento sia accompagnato da adeguate misure organizzative e formative, nell’interesse sia della sicurezza dei pazienti sia della tutela dei professionisti coinvolti. L’esperienza maturata in ambito sanitario evidenzia infatti come la qualità dell’assistenza dipenda dall’efficace integrazione tra competenze individuali, organizzazione dei servizi e sistemi di supporto.

La programmazione sanitaria richiede una visione di lungo periodo: valorizzare il personale già presente, investire nella formazione, riconoscere le competenze avanzate e rendere maggiormente attrattivo il lavoro nel Servizio sanitario pubblico. In questa prospettiva ogni sperimentazione può costituire un’opportunità di crescita e di miglioramento, purché sia accompagnata da un costante monitoraggio degli esiti assistenziali, organizzativi e professionali.

Redazione Nurse Times

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