Home Regionali Emilia Romagna Morte di Abderrahim Fakir a Bologna: cosa sappiamo sui soccorsi del 118
Emilia RomagnaNT NewsRegionali

Morte di Abderrahim Fakir a Bologna: cosa sappiamo sui soccorsi del 118

Condividi
Condividi
Video, RCP e fascette ai polsi: la Procura indaga su sei persone tra agenti e sanitari, mentre CRI e 118 respingono le accuse di negligenza

Bologna — È di nuovo alta l’attenzione mediatica e giudiziaria sulla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto domenica 19 luglio nel quartiere Pilastro durante un intervento della polizia. Al centro della cronaca e dell’inchiesta della Procura c’è ora anche il ruolo dei soccorritori del 118, dopo la diffusione di nuovi video che mostrano le manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP) eseguite sull’uomo mentre aveva ancora le fascette alle caviglie e le braccia dietro la schiena.

La vicenda, che ha già provocato manifestazioni e tensioni in città, è seguita con attenzione dagli operatori sanitari e dalle associazioni di categoria, perché tocca temi sensibili come la gestione dell’emergenza-urgenza, la contenzione fisica e il rapporto tra forze dell’ordine e personale del soccorso.

La cronologia dei fatti

Secondo la ricostruzione della questura e degli inquirenti, la prima chiamata alla polizia è arrivata da alcuni residenti dopo che Fakir, in stato di agitazione, avrebbe avuto un alterco con un’automobilista. Sul posto sono intervenuti due agenti del commissariato Bolognina-Pontevecchio, che secondo i video circolati lo hanno immobilizzato a terra; a un certo punto si sarebbe unito anche un residente.

Il decesso è stato constatato alle 12:53 da un medico del 118, dopo le manovre di rianimazione tentate dal personale della Croce Rossa. La prima chiamata alla polizia risale alle 11:59:26, mentre l’ambulanza è stata inviata alle 12:17.

Un video acquisito dall’ANSA e diffuso dall’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, mostra 74 secondi in cui l’uomo, ancora legato con le fascette alle caviglie e le braccia dietro la schiena, viene sottoposto a compressioni toraciche e ventilazione da parte dei soccorritori della Croce Rossa, con i fili del defibrillatore già collegati.

Le accuse: soccorsi tardivi e manovre di RCP contestate

Diversi esperti di emergenza-urgenza hanno sollevato dubbi pubblici sulla gestione del caso. Il presidente della Società Italiana Sistema 118, Mario Balzanelli, ha sostenuto che la morte si sarebbe potuta evitare con l’intervento immediato di un medico, che avrebbe potuto sedare l’uomo in stato di agitazione psicomotoria a sua stessa tutela.

Sulla stessa linea Fabio De Iaco, primario di pronto soccorso a Torino, che ha osservato come i soccorritori presenti sembrassero “congelati” anche dopo che l’uomo aveva smesso di muoversi, chiedendosi perché la centrale operativa non avesse inviato fin da subito un mezzo con infermieri e medici a bordo.

Anche l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate ha parlato di omissione di soccorso, mentre la Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza (SIMEU) ha scritto ai ministri della Salute e dell’Interno per proporre un tavolo tecnico interministeriale sulla gestione in sicurezza degli stati di agitazione psicomotoria acuta durante gli interventi delle forze dell’ordine.

La versione della Croce Rossa

La Croce Rossa Italiana ha respinto pubblicamente le accuse di inerzia o negligenza. In una nota, l’associazione ha precisato che l’equipaggio ha praticato manovre di rianimazione cardiopolmonare dal momento in cui è stato possibile intervenire fino all’arrivo dell’automedica, richiesta dagli stessi soccorritori pochi minuti dopo il loro arrivo, e che è stato utilizzato anche il defibrillatore, ora sotto sequestro. Secondo la CRI, i volontari avrebbero rilevato un battito, seppur flebile, prima di iniziare la rianimazione; va inoltre ricordato che i due volontari presenti non sono sanitari, ma personale addestrato al primo soccorso.

La Croce Rossa di Bologna ha inoltre spiegato che gli operatori erano pronti a intervenire ma non potevano farlo finché erano in corso le operazioni di polizia, aggiungendo: “Non è pensabile che potessero intervenire su un soggetto che in quel momento era sotto le mani delle forze dell’ordine. Quando ci è stato concesso, siamo intervenuti”. L’associazione ha anche ricordato l’esistenza di protocolli, richiamati dall’Ausl di Bologna nella propria indagine interna, che impongono ai sanitari di attendere la messa in sicurezza dell’area prima di intervenire.

L’inchiesta della Procura

Sul piano giudiziario, la Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. In base alle nuove norme sul cosiddetto scudo penale per le forze dell’ordine, due poliziotti del commissariato Bolognina e quattro sanitari — due volontari della Croce Rossa e due operatori del 118 — sono stati iscritti non nel registro degli indagati ma in un apposito registro di annotazione preliminare (modello 45 bis). Il procuratore Paolo Guido ha precisato che gli accertamenti terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti, di più ampia estensione temporale rispetto al video finora diffuso in rete, e riguarderanno l’operato sia delle forze dell’ordine sia del personale sanitario.

L’autopsia è stata affidata a un pool di specialisti coordinato dalla medica legale Valentina Bugelli, con il supporto di un’anatomopatologa esperta di morti cardiache improvvise, di una specialista in anestesia e rianimazione e di un tossicologo, per verificare tempi e cause del decesso, gli esami istologici e tossicologici e la correttezza delle manovre rianimatorie. L’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo — già legale nei casi Cucchi e Aldrovandi — ha chiesto che le indagini siano condotte da un corpo autonomo rispetto a quello a cui appartengono le persone coinvolte, come richiesto dalla CEDU.

Perché la vicenda riguarda da vicino il mondo sanitario

Al di là dell’esito giudiziario, ancora tutto da accertare, il caso Fakir ha riportato al centro del dibattito pubblico e professionale alcuni nodi che riguardano direttamente infermieri, medici di emergenza-urgenza e soccorritori: i protocolli di intervento sanitario durante le operazioni di polizia, i tempi di attivazione dei mezzi con personale medico a bordo, la gestione degli stati di agitazione psicomotoria acuta e il coordinamento tra centrale operativa 118, forze dell’ordine e volontari del soccorso. Non a caso SIMEU ha chiesto un confronto istituzionale su questi temi a livello ministeriale.

Nei prossimi giorni sono attesi l’esito dell’autopsia, l’analisi delle bodycam degli agenti e degli altri video acquisiti dalla Procura, oltre alle conclusioni dell’indagine interna avviata dall’Ausl di Bologna sulla catena dei soccorsi. Solo a quel punto sarà possibile stabilire, sul piano medico-legale e giudiziario, se vi siano state responsabilità specifiche e di chi. NurseTimes seguirà gli sviluppi dell’inchiesta.

Redazione NurseTimes

Il video: https://www.instagram.com/p/DbArJk2s9KD/


Condividi

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
AlimentazioneCardiologiaCittadinoNT News

Il caffè fa bene al cuore? Sì, ma senza esagerare: non più di 5 tazze al giorno

Un nuovo documento scientifico dell’American Heart Association fa il punto sul rapporto...

CittadinoEducazione SanitariaNT News

L’aria condizionata acuisce rigidità cervicale e mal di schiena? Risponde l’esperto

Caldo, sbalzi di temperatura ed esposizione prolungata all’aria condizionata fanno aumentare rigidità...

ConcorsiLavoroNT NewsO.S.S.RegionaliVeneto

Azienda Zero (Regione Veneto): concorso per 84 posti da oss

L’Azienda Zero di Padova (Regione Piemonte) ha indetto un concorso pubblico, per...