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Coina, un infermiere per 600 detenuti: il drammatico allarme nelle carceri italiane

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Oss delle carceri, chiesta stabilizzazione ai ministri di Salute e Giustizia
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Indagine Coina: «Inferno carceri italiane! In alcune realtà nei week end e nei turni di notte si arriva anche al dato drammatico di un solo professionista sanitario ogni 600 detenuti».

Ceccarelli: «Sovraffollamento detenuti può toccare picchi del 230% nei casi più estremi, mentre si contano oltre 4.500 violenze annue ai danni degli infermieri. Da Poggioreale al Beccaria, lo stato lascia i professionisti sanitari allo sbando».

ROMA 1 GIU 2026 – Non è più una crisi ma un collasso sistemico che sta trasformando le carceri italiane in territori di guerra per chi cura. Il COINA – Sindacato delle Professioni Sanitarie – presenta una indagine sulla sanità penitenziaria partendo dal dato principale: il tasso di sovraffollamento medio nazionale è al 130,6%, ma negli istituti metropolitani si raggiunge il record del 230% di San Vittore.

LA SOLITUDINE DELL’INFERMIERE IN TRINCEA

Il COINA mette in luce una realtà che va oltre le statistiche ufficiali: in Italia si arriva al dato limite di 1 infermiere ogni 600 detenuti. Una condizione che si verifica durante turni notturni, fine settimana, festività e periodi di ferie, quando un singolo professionista resta l’unico presidio sanitario per centinaia di detenuti distribuiti su più padiglioni. È in questi momenti che il rischio di aggressioni e l’impossibilità di intervenire tempestivamente nelle emergenze raggiungono i livelli più elevati.

IL DATO SHOCK SULLE AGGRESSIONI

Le rilevazioni del COINA, incrociate con i dati del Garante Nazionale dei Detenuti, indicano circa 4.500 episodi di aggressione l’anno contro il personale sanitario. Il dato più allarmante riguarda il sommerso: circa l’80% degli episodi non viene denunciato perché molti infermieri considerano ormai minacce, sputi e spinte una componente abituale del lavoro.

LA MAPPA DEL RISCHIO

MILANO (San Vittore): sovraffollamento record del 230%, aggressioni verbali e fisiche nel 75%dei turni diurni e aumento del 45% degli eventi critici nell’ultimo anno.

FOGGIA: il 60% degli infermieri subisce almeno un’aggressione fisica all’anno. Carenza di personale pari al 45%.

NAPOLI (Poggioreale): oltre 2.200 detenuti. Un singolo infermiere può gestire fino a 400 pazienti. Minacce e intimidazioni nell’85%delle somministrazioni farmacologiche effettuate senza scorta.

ROMA (Regina Coeli e Rebibbia): a Regina Coeli, con sovraffollamento al 191%, si registra un’elevata incidenza di aggressioni durante interventi su detenuti con patologie psichiatriche. A Rebibbia il rapporto infermiere/detenuto di 1:250 ha prodotto un aumento del 30% degli infortuni sul lavoro.

AVELLINO (Antimo Graziano Bellizzi): soltanto 2 infermieri per 600 detenuti. Oltre alle criticità igieniche legate alla mancanza d’acqua, si registra un aumento del 50% della conflittualità.

TORINO (Lorusso e Cutugno): record di autolesionismo e tentati suicidi. Burnout e assenteismo per stress correlato al 35%.

MILANO (Opera): la carenza organica, con 31 infermieri presenti su 56 previsti, ha determinato un aumento del 20% delle aggressioni mirate contro il personale sanitario.

PISA e PISTOIA: a Pisa il 50% delle prestazioni in area SAI avviene sotto minaccia costante; a Pistoia il sovraffollamento al 170% ha prodotto un aumento del 35% delle aggressioni legate alla richiesta di psicofarmaci.

FOCUS CARCERI MINORILI

Negli IPM, dove la popolazione detenuta è cresciuta del 50%, la violenza ha assunto livelli particolarmente critici.

MILANO (Beccaria) e TORINO (Ferrante Aporti): incremento del 60% delle aggressioni fisiche ai danni dei sanitari negli ultimi dodici mesi.

ROMA (Casal del Marmo): incendi, devastazioni e quadruplicazione degli eventi traumatici per il personale sanitario.

RISCHIO BIOLOGICO

Oltre alla violenza fisica, il COINA denuncia il collasso dei protocolli di profilassi. Secondo i parametri WHO Europe (Prison Health Framework) e le relazioni del Garante Nazionale dei Detenuti, il sovraffollamento oltre il 200%aumenta sensibilmente il rischio di diffusione di TBC, epatiti croniche e HIV.

Il caso di Avellino rappresenta il punto di rottura: come evidenziato dai monitoraggi della SIMSPE, la mancanza di acqua corrente nelle ore notturne compromette le procedure basilari di igiene e biosicurezza, esponendo professionisti e detenuti a rischi sanitari inaccettabili.

L’ABISSO EUROPEO

Secondo i dati del Consiglio d’Europa (SPACE I)e le linee guida OMS “Health in Prisons”, in Francia e Spagna il rapporto medio è di 1 infermiere ogni 80-100 detenuti. In Italia si arriva invece al dato limite di 1:600, una situazione che il sindacato considera incompatibile con gli standard internazionali di sicurezza e tutela della salute.

LE TRE RICHIESTE DEL COINA

1. Piano straordinario di assunzioni:adeguamento immediato degli organici con obiettivo minimo di 1 infermiere ogni 150 detenuti.

2. Presidio fisso della Polizia Penitenziaria:presenza obbligatoria durante somministrazione delle terapie e turni notturni.

3. Indennità di rischio penitenziario:riconoscimento economico specifico per il personale sanitario esposto a rischio biologico e aggressioni.

L’ANALISI DI MARCO CECCARELLI

«Siamo davanti a un massacro silenzioso e lo Stato ne è complice» – dichiara Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale del COINA. «Mentre in Europa si garantisce 1 infermiere ogni 100 detenuti, l’Italia manda un sanitario da solo tra 600 reclusi. Ad Avellino non hanno l’acqua, a Foggia e Poggioreale si prendono pugni in faccia. Se il Ministro Piantedosi e il Ministro Schillaci non interverranno con rinforzi immediati e presidi di polizia fissi accanto agli infermieri, proclameremo lo stato di agitazione nazionale. La nostra vita non è negoziabile».

Redazione NurseTimes

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