De Palma: “Le nuove lauree sono ufficiali sono in Gazzetta: l’evoluzione c’è, ma manca il terreno fertile dove collocare i nuovi professionisti a livello contrattuale, si rischia di creare un precipizio senza fondo”
ROMA, 18 MAG 2026 – Nursing Up accoglie positivamente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti del Ministero dell’Università e della Ricerca che istituiscono tre nuove lauree magistrali specialistiche a indirizzo: cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità, cure neonatali e pediatriche, cure intensive ed emergenza.
Per il sindacato guidato da Antonio De Palma è un passaggio importante, ma non basta celebrare la “svolta”, se poi mancano di fatto collocazione contrattuale, stipendi adeguati, rilancio sanità territoriale e valorizzazione della professione infermieristica di base.
“OCCHIO AGLI SLOGAN: IN ITALIA NON CI SONO INFERMIERI PRESCRITTORI DI FARMACI COME IN EUROPA”
«In queste ore – dichiara De Palma – politica e istituzioni parlano di rivoluzione e di infermieri prescrittori. Ma va chiarito che i decreti non riguardano la prescrizione di farmaci, come avviene in alcuni Paesi europei, bensì la prescrizione di presidi assistenziali, ausili, dispositivi e tecnologie sanitarie: stomie, sacche, cateteri, medicazioni e strumenti per la continuità assistenziale».
«È una evoluzione positiva, un primo passo, ma non può essere usata per dire che i problemi della professione siano risolti».
“IL POSTO CONTRATTUALE DEI NUOVI LAUREATI È NELL’AREA DELLA DIRIGENZA, OCCORRE CREARE TERRENO FERTILE”
Nursing Up ricorda che in Regno Unito, Paesi Bassi, Irlanda, Canada, Stati Uniti e nei sistemi del Nord Europa gli infermieri specialisti possono anche prescrivere farmaci entro limiti regolamentati, gestire pazienti cronici e operare con autonomia reale, dentro percorsi professionali e retributivi coerenti.
«In Italia – afferma De Palma – sarebbe un errore gravissimo pensare di confinare queste nuove figure nell’area di elevata qualificazione del comparto sanità. Con lauree magistrali, competenze avanzate e responsabilità crescenti, quando il loro posto naturale è nelle aree professionali e della dirigenza».
“SI RISCHIA DI APRIRE UN PRECIPIZIO SENZA FONDO: E DENTRO CI FINISCONO I PAZIENTI”
Secondo Nursing Up il rischio è quello di costruire un sistema estremamente squilibrato: da una parte nuove professioni specialistiche, dall’altra figure intermedie come l’assistente infermiere, e nel mezzo il vuoto della professione infermieristica di base.
«Quel vuoto – dice De Palma – potrebbe diventare un precipizio. E dentro rischiano di finirci i pazienti».
Il sindacato richiama i numeri della crisi: stipendi inferiori di oltre 13mila dollari annui rispetto alla media OCSE, perdita di potere d’acquisto, fughe all’estero, carenza strutturale, rapporto infermieri/abitanti tra i più bassi d’Europa, difficoltà di reperire nuovi studenti e ricambio generazionale insufficiente, con appena un nuovo ingresso ogni tre uscite.
“DOV’È LA SANITÀ DI PROSSIMITÀ? A QUANDO IL RILANCIO DELLA PROFESSIONE DI BASE ABBANDONATA A SE STESSA?”
«Da anni – continua De Palma – si parla di Case di comunità, infermieri di famiglia e rivoluzione territoriale. Ma dove sono gli oltre 20mila infermieri di famiglia che mancano all’appello? E che senso ha parlare di prossimità se solo circa il 3% delle Case di comunità è realmente attivo, con regioni come la Puglia ferme a zero strutture operative?. Possiamo costruire contenitori, ma senza infermieri resteranno scatole vuote».
“ORA I FATTI NON LA RECLAME. PRIMA CHE SIA TARDI”
«Occorre sostegno concreto alle nuove lauree specialistiche . Questo significa area contrattuale della dirigenza e stipendi europei. Occorre nel contempo intervenire sulla reale valorizzazione dei professionisti di base, azione senza la quale rischiamo di creare specialisti senza futuro e territori senza assistenza».
«Non bastano slogan, annunci o targhe universitarie – conclude De Palma – perché quando si perdono d’occhio, sotto il profilo contrattuale, le professionalità infermieristiche, partendo dai dirigenti sino alla base, si crea un vuoto, e in quel vuoto non cadono solo gli infermieri: ci finiscono i pazienti, le famiglie e il diritto stesso alla cura».
Redazione NurseTimes
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