Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del sindacato Nursing Up.
L’analisi strutturale appena licenziata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), nell’ambito del dossier “State of Health in the Eu – Profilo della sanità 2025″, presentato al Cnel, non è un semplice aggiornamento statistico, ma l’esame clinico di un sistema che in Italia che viaggia con una preoccupante postura asimmetrica.
Mentre la retorica istituzionale sventola il vessillo della longevità a 84,1 anni, i dati europei certificano uno squilibrio che non ha eguali: l’Italia vanta oggi 5,4 medici ogni 1.000 abitanti (+25% rispetto alla media Ue), ma sprofonda in un deficit infermieristico cronico con soli 6,9 professionisti ogni 1.000 abitanti, il 20% sotto la soglia di sopravvivenza europea.
L’IPERTROFIA MEDICA E L’ANEMIA DELL’ASSISTENZA
“Siamo di fronte a un’architettura irrimediabilmente sbilanciata – dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato Nursing Up -. Abbiamo un’ipertrofia di prescrittori a fronte di un’anemia di quegli ‘infermieri-polmoni’ che devono garantire il respiro quotidiano del sistema. Il rapporto infermieri/medici in Italia è inchiodato a 1,3, contro una media Ue di 2,2. Se guardiamo alla Svezia, citata dal ministro Schillaci per la longevità, il rapporto è di 4,1 infermieri per ogni medico: lì il sistema respira, qui è in apnea. Non reggiamo la pressione della realtà assistenziale che emerge dai dati consolidati del Profilo Sanitario Nazionale 2025. Ci fa specie che il ministro bypassi il problema: lo squilibrio medici-infermieri rappresenta la fotografia sbiadita del nostro sistema sanitario”.
Il baratro è profondo anche nel portafoglio: l’Italia investe appena 3.086 euro pro capite (-19% rispetto alla media Ue). Ma il dato che Nursing Up ha scavato nei database OECD.Stat è ancora più impietoso: l’Italia è all’ultimo posto per “Nursing graduates”, cioè per numero di infermieri che acquisiscono il titolo professionale, con appena 12 laureati ogni 100mila abitanti contro i 45 della media europea e i 100 della Svizzera. “Stiamo prosciugando il futuro”, avverte De Palma.
IL DESERTO FORMATIVO: MENO LAUREATI, MENO RICAMBI, NESSUN FUTURO
L’analisi si sposta sulla sostenibilità a lungo termine, dove il confronto internazionale si fa spietato. Mentre l’Italia vanta un’eccedenza di medici, il vivaio degli infermieri è quindi in secca totale. Il dato che abbiamo estratto dai database OECD. Stat è la prova del nove del nostro declino assistenziale: l’Italia è all’ultimo posto in Europa per nuovi laureati in infermieristica, con appena 12 dottori (perchè sia chiaro i nostri infermieri sono dottori in infermieristica) ogni 100mila abitanti, contro i 45 della media UE e i 100 della Svizzera.
“È un deserto formativo – avverte il presidente Nursing Up -. Mentre continuiamo a immettere medici nel sistema, non stiamo producendo i professionisti che devono gestire la cronicità e il territorio. Stiamo costruendo cattedrali sanitarie sapendo già che non avremo il personale per aprirne le porte. Senza un’inversione di rotta sull’attrattività della professione, la parola futuro per il nostro Ssn è solo un azzardo”.
“UN’IPOTECA SUL FUTURO “: LAUREATI IN FUGA E STIPENDI AL PALO
L’analisi si sposta sulla competitività economica. Mentre nell’area Ocse un infermiere guadagna mediamente il 20% in più rispetto al salario medio nazionale, in Italia la retribuzione è piatta, ferma alla parità salariale.
“La fuga è una necessità – incalza il presidente Nursing Up -. Le analisi Eurostat confermano una perdita di laureati superiore al 20% nell’ultimo decennio. Ma c’è di più: un’indagine del nostro centro studi rivela che formare un infermiere costa allo Stato circa 35.000 euro, capitale che regaliamo ai paesi confinanti. È un trasferimento di ricchezza che vale centinaia di milioni di euro l’anno a favore delle sanità estere».
OLTRE LA RETORICA: LA TRANSIZIONE VERSO IL VUOTO
Il ministro Schillaci rivendica risultati d’eccellenza, ma chi tiene conto delle ferite aperte? “Non possiamo accettare – conclude De Palma – che la carenza di infermieri diventi l’ostacolo strutturale alla modernizzazione, come scritto dai tecnici di Bruxelles. Le ‘cure omeopatiche’ dei nostri decisori non bastano più. Serve un piano Marshall per l’infermieristica. Senza un riallineamento dei parametri retributivi e un’autonomia professionale reale, ogni riforma sarà solo inchiostro sprecato su un sistema che ha bisogno di tornare a respirare”.
Redazione Nurse Times
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