“I medici e gli infermieri che operano nei territori lombardi al confine con la Svizzera otterranno un aumento di stipendio del 20%, quantificabile rispettivamente in circa 10.000 euro e in circa 5.400 euro l’anno. Si tratta di un incentivo finalizzato a trattenere in Lombardia gli operatori della sanità, evitando che si trasferiscano in Svizzera. Dunque parliamo di una misura che ha l’obiettivo di garantire e rafforzare i servizi socio-sanitari nelle zone di frontiera, dove è forte l’attrattività degli stipendi elvetici”. Così l’assessore regionale agli Enti locali, Massimo Sertori, a margine del tour istituzionale delle Aree Interne, che ha fatto tappa a Luino (Varese).
“L’aumento – prosegue Sertori – sarà finanziato con un contributo dei ‘vecchi’ frontalieri, i quali concorreranno con il 3% della paga netta. In sostanza, a fronte di uno stipendio netto mensile di 4.000 euro, il contributo sarà di 120 euro: risorse che aiuteranno a garantire per sé e per la propria famiglia l’assistenza sanitaria sul territorio. Si tratta di una misura seria, che affronta i problemi e cerca di risolverli, sempre con l’obiettivo di aiutare le zone di confine a restare competitive. Lo spopolamento si argina se vengono garantiti servizi fondamentali, a cominciare dalla sanità”.
Conclude Sertori: “Se esiste ancora lo status di ‘vecchio’ frontaliere, è grazie al lavoro portato avanti col presidente Attilio Fontana. Nel 2018, nonostante non fosse di nostra competenza, decidemmo di intensificare il dialogo col Canton Ticino per uscire dallo stallo in cui si erano infilati i governi di Roma e Berna. Di fatto, suggerimmo la soluzione per uscire dall’empasse inventando il sistema binario, che consentiva di preservare i diritti acquisiti dei ‘vecchi’ frontalieri fino alla pensione, sistema poi diventato legge dello Stato. Se esistono ancora questi diritti è merito anche di Fontana e della Regione. Questo è un dato oggettivo, che non va dimenticato”.
Redazione Nurse Times
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