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Marche, sacche di plasma gettate nella spazzatura: è polemica

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È polemica nelle Marche per alcune sacche di plasma gettate nella spazzatura. Sacche che avrebbero dovuto essere destinate alla ricerca, alla produzione di farmaci o alle trasfusioni. Stando a quanto anticipato da Fanpage.it, si tratterebbe di circa 6 quintali di materiale buttato dall’Officina trasfusionale dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche (Aoum) di Torrette di Ancona, a causa del mancato congelamento nelle 24 ore successive al prelievo.

I chiarimenti dell’assessore regionale alla Sanità

L’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro, ha invece affermato che il quantitativo di sacche sprecate sarebbe di gran lunga inferiore: “Circa 300 sacche da 250 grammi l’una”, conseguenza di una “criticità legata alla carenza di personale di una giornata, nei primi giorni di marzo”.

Lo stesso Calcinaro, nel corso della conferenza stampa tenuta durante una seduta del Consiglio regionale dedicata proprio al tema della sanità, ha parlato di “difficoltà improvvisa” dell’Officina del sangue, a fronte della quale la Regione Marche ha deciso potenziare il Dipartimento interaziendale regionale di Medicina trasfusionale (Dirmt).

“Istituiremo una commissione di verifica su quanto accaduto, ma la raccolta del sangue non si può fermare: sarebbe un segnale controproducente. – ha dichiarato l’assessore -. Ora la situazione è sotto controllo, perché abbiamo trovato soluzioni immediate. Dobbiamo comunque fare accertamenti: lo dobbiamo a tutti i donatori”.

Le verifiche del Centro Nazionale Sangue

Il Centro Nazionale Sangue (Cns) ha avviato una verifica sul caso. “In merito alle notizie stampa relative a sacche di plasma eliminare nelle Marche per problemi tecnici relativi alla conservazione – si legge in una nota – il Centro Nazionale Sangue sta verificando con la Struttura regionale di coordinamento quanto accaduto. Al termine di questa verifica preliminare il Cns valuterà le opportune iniziative di competenza, in accordo alla normativa vigente”.

Il Cns rileva inoltre che nei primi due mesi del 2026 la rete trasfusionale delle Marche ha permesso di conferire all’industria farmaceutica oltre 5.200 chili di plasma, in vista di un obiettivo concordato di 35.600 chili per l’anno in corso. Obiettivo leggermente superiore a quello individuato per l’anno 2025, che era stato raggiunto e superato. Dal punto di vista della raccolta di sangue ed emocomponenti, le Marche, fa sapere sempre il Cns, “rappresentano una regione virtuosa, con un quantitativo di plasma inviato alle aziende per la produzione di plasmaderivati ​​(24 kg per mille abitanti) superiore alla media nazionale (15,3 kg per mille abitanti)”.

Plasmaderivati: Italia non autosufficiente

Pur essendo tra i Paesi europei con la maggiore quantità di plasma raccolto, l’Italia non è ancora autosufficiente, essendo costretta a importare dall’estero una quota rilevante di plasmaderivati. A livello nazionale, nel 2025 l’Italia ha complessivamente conferito all’industria circa 920 tonnellate di plasma, 11 tonnellate in più rispetto all’anno precedente. Malgrado questi ottimi risultati, la quota di autosufficienza nazionale relativa all’albumina è del 75%. Per quel che riguarda le immunoglobuline, invece, la quota si abbassa al 60%, complice anche un aumento vertiginoso della domanda che negli ultimi dieci anni è aumentata del 57%.

Redazione Nurse Times

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