Il padre di Lorenzo Riva racconta un incontro intenso in corsia: il cantante si è seduto, ha ascoltato e ha offerto vicinanza ai giovani ricoverati
Achille Lauro ha fatto visita nei giorni scorsi ai ragazzi rimasti feriti nel rogo di Crans-Montana e ancora ricoverati al Centro Ustioni dell’ospedale Niguarda di Milano. L’incontro, nato dal desiderio espresso dagli stessi giovani pazienti dopo il Festival di Sanremo, non si è trasformato in un semplice momento di rappresentanza: secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il cantante è rimasto in corsia per un intero pomeriggio, fermandosi a parlare con i ragazzi e con alcune famiglie.
A raccontare il clima di quella visita è stato Francesco Riva, padre di Lorenzo, 15 anni, che ha descritto un Lauro distante dall’immagine della star e molto più vicino a quella di una persona capace di ascolto autentico. Il padre ha spiegato che il cantante si è seduto accanto al figlio, ha parlato con lui con calma e ha mostrato partecipazione reale, tanto da creare un legame immediato con il ragazzo e con i presenti.
L’episodio si inserisce nel lungo percorso di cura seguito dai giovani coinvolti nell’incendio scoppiato nella notte di Capodanno al bar Le Constellation di Crans-Montana, nel Canton Vallese, in Svizzera.
Nel sistema sanitario lombardo, il Niguarda ha avuto un ruolo centrale nella presa in carico dei pazienti più gravi. Il Centro Ustioni dell’ospedale è infatti riferimento regionale e nazionale, unico in Lombardia, per il trattamento delle ustioni gravi e delle patologie correlate. La struttura dispone di 12 posti letto, di cui 5 attrezzati per l’assistenza intensiva, e può contare su un’équipe multidisciplinare composta da medici, chirurghi plastici, rianimatori, infermieri, fisioterapisti e riabilitatori attivi 24 ore su 24.
Questo dettaglio sanitario è tutt’altro che secondario.
Nei grandi ustionati, infatti, la cura non riguarda solo la fase acuta ma anche il percorso di ricostruzione, medicazione, fisioterapia e recupero funzionale. Il Centro Ustioni del Niguarda, rinnovato nel 2025, è stato descritto dalla stessa azienda ospedaliera come un polo di riferimento di livello europeo, con oltre 250 pazienti accolti e curati ogni anno. In questo scenario, il lavoro degli infermieri è decisivo sia nella gestione clinica sia nel sostegno quotidiano ai pazienti e alle famiglie.
Sul fronte clinico, i segnali arrivati nelle ultime settimane sono stati prudenzialmente incoraggianti.
L’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha riferito che i cinque pazienti ancora ricoverati al Niguarda stavano migliorando e che alcuni avrebbero potuto rientrare a casa nel giro di una o due settimane, pur con percorsi ancora complessi per i casi più delicati. Lo stesso Bertolaso ha definito l’evoluzione osservata “un piccolo miracolo”, sottolineando la gravità iniziale delle condizioni.
La visita di Achille Lauro assume così un significato che va oltre il gesto simbolico.
In una fase in cui la medicina deve accompagnare la guarigione fisica, la presenza umana può diventare parte del sostegno emotivo e psicologico. Il racconto riportato dal padre di Lorenzo evidenzia proprio questo: non l’arrivo di un personaggio noto, ma l’incontro con qualcuno che ha scelto di fermarsi, ascoltare e condividere tempo in modo discreto, nel rispetto della fragilità dei ragazzi ricoverati.
Anche la canzone “Perdutamente” è entrata nel racconto pubblico della tragedia. Secondo il Corriere della Sera, il brano era stato scritto da Achille Lauro un anno prima e, dopo essere stato dedicato alle vittime a Sanremo, è diventato un simbolo doloroso dell’incendio di Crans-Montana. La sua presenza nel percorso di lutto e memoria ha dato voce, in modo involontario, a un dolore collettivo che ha attraversato famiglie, compagni di scuola, operatori sanitari e cittadini.
Redazione NurseTimes
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