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Tragedia Monaldi, la lettera di 11 infermieri che accusa il dottor Oppido: “Urla e umiliazioni. Ha creato un clima tossico”

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Un giorno di tregua, per lasciare spazio al dolore della famiglia e di tutti coloro che, anche se non fisicamente presenti, hanno seguito i funerali del piccolo Domenico Caliendo. Poi, di nuovo le polemiche, scaturire stavolta dalle rivelazioni contenute nella lettera che un gruppo di 11 infermieri ha consegnato alla direzione dell’Azienda ospedaliera dei Colli, cui afferisce l’ospedale Monaldi di Napoli, per denunciare i “comportamenti sistematici e quotidiani messi in atto dal dottor Guido Oppido“, cardiochirurgo a capo dell’équipe che ha operato il bambino morto a seguito di un trapianto di cuore fallito.

La lettera porta la data del 27 gennaio, circa un mese dopo l’impianto di un organo donato a Bolzano e giunto a Napoli damnneggiato per effetto della lunga serie di errori che l’inchiesta avviata dalla Procura intende delineare con certezza, al fine di stabilirne le responsabilità. Oppido è uno dei sette sanitari indagati, sospeso dalla direzione del Monaldi insieme alla collega Gabriella Farina, anche lei indagata, la quale guidava invece il team che in Alto Adige ha prelevato il cuore da portare in Campania. Entrambi sono stati segnalati all’Ordine dei Medici campano da Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, che ha chiesto l’apertura di un procedimento disciplinare nei loro confronti. 

“Un ambiente di lavoro percepito come fortemente tossico, intimidatorio e lesivo della dignità professionale con ripercussioni rilevanti sul benessere psicofisico degli operatori e, conseguentemente, sulla qualità dell’assistenza erogata”. E ancora: “Urla e aggressività verbale, umiliazioni e svalutazione pubblica delle competenze professionali. Bestemmie e imprecazioni”. Così gli 11 infermieri descrivono il clima generato dagli atteggiamenti a loro dire inappropriati e reiterati del dottor Oppido. “Un clima lavorativo caratterizzato da paura, tensione costante  perdita di fiducia reciproca all’interno dell’équipe”, si legge nella lettera. Un clima che gli scriventi sostengono di aver anche segnalato in sede di audizione con i vertici dell’ospedale.

Stando poi alla testimonianza resa da un’infermiera in Procura, Oppido sarebbe arrivato a sferrare un calcio a un termosifone in occasione del trapianto di cuore da eseguire sul piccolo Domenico. Quel cuore che poi medici e infermieri avrebbero scoperto essere in un “blocco di ghiaccio”. Il chirurgo avrebbe perso la calma dopo aver realizzato, dalla lettura della cartella clinica relativa all’intervento, che l’orario del clampaggio del cuore malato era le 14:18, ossia almeno 12 minuti prima dell’arrivo dell’organo nuovo in sala operatoria.

Dal canto suo, Oppido non si ritiene responsabile della tragedia. Raggiunto nei giorni scorsi dalle telecamere della trasmissione Lo stato delle cose, ha infatti dichiarato: “Ho fatto tutto quello che dovevo fare. E l’ho fatto bene. Non merito di essere trattato così”.

Redazione Nurse Times

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