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Filippo Anelli: “Troppe competenze agli infermieri”. Accuse choc scatenano una bufera in sanità

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Sono parole pesanti quelle utilizzate dal presidente della Fnomceo Filippo Anelli sulla stampa nazionale che strumentalizza una tragedia italiana, la morte del piccolo Domenico, puntando il dito contro le competenze specialistiche dello infermieri

Le recenti dichiarazioni del presidente dell’Ordine dei medici, Filippo Anelli, sull’aumento “delle competenze agli infermieri” hanno acceso un dibattito acceso tra medici e professione infermieristica.

Le parole che infiammano il dibattito

Alla domanda del giornalista: “Che idea si è fatto intanto rispetto alle responsabilità che stanno emergendo?”

Anelli risponde:

“Le responsabilità le accerterà la magistratura, ma da quello che trapela dai verbali delle testimonianze si profilano responsabilità che vanno dalla negligenza alla più grave imprudenza. Però dietro questa catena di errori c’è anche questa tendenza sempre più diffusa del passaggio di competenze dai medici agli infermieri che rischia di far abbassare la qualità dell’assistenza”.

Un’affermazione che ha immediatamente provocato la reazione delle organizzazioni infermieristiche e di molti professionisti sul campo. Queste espressioni, riportate testualmente, sono state percepite come una congettura generalizzante e fortemente stigmatizzante nei confronti degli infermieri.

A scatenare ulteriori polemiche è stato un caso clinico riportato da cronaca ospedaliera: un delicato trapianto pediatrico che ha coinvolto equipe multidisciplinari al Monaldi di Napoli, che ha portato poi a causa di una serie di errori alla morte del piccolo Domenico Caliendo, con conseguente apertura di procedimenti giudiziari a carico di sanitari.

Utilizzare questo tragico episodio per mettere in discussione competenze e ruoli infermieristici è dannoso non solo nei confronti delle migliaia di professionisti che ogni giorno lavorano a limite per garantire quel diritto alla salute sancito dall’art. 32 della nostra Costituzione, ma crea ingiustificato allarmismo nella popolazione.

È importante sottolineare che l’uso di singoli eventi di cronaca per trarre giudizi generali su una professione rischia di creare disinformazione, minare fiducia e favorire conflitti interprofessionali che non giovano né ai pazienti né al sistema sanitario.

Perché questa retorica è pericolosa: dati, contesto e responsabilità

Qualità dell’assistenza: studi e linee guida nazionali ed europee indicano che la qualità dei percorsi assistenziali dipende dalla formazione continua e dalla collaborazione tra professioni, non da contrapposizioni di ruolo.

Ruolo degli infermieri: la professione infermieristica ha subito negli anni un’espansione di competenze targettizzata (educazione terapeutica, gestione del paziente complesso, monitoraggio avanzato) che risponde a fabbisogni clinici documentati.

Responsabilità e indagini: i singoli errori clinici vanno indagati caso per caso; trasformarli in argomenti generali contro una categoria professionale è semanticamente e deontologicamente improprio.

È doveroso che Filippo Anelli — quale rappresentante di rilievo della professione medica — riconosca pienamente la responsabilità istituzionale che il suo ruolo comporta: le dichiarazioni pubbliche non possono né stigmatizzare categorie professionali né alimentare tensioni basate su generalizzazioni.

Condanniamo con fermezza ogni affermazione che sminuisca il valore, la competenza e l’impegno degli infermieri; chi ricopre incarichi di rappresentanza deve invece favorire il dialogo interprofessionale, basare le valutazioni su dati e procedure accertate, e contribuire al rispetto reciproco nel nome della sicurezza del paziente.

Alla luce di quanto accaduto, chiediamo una presa d’atto formale: pubblica rettifica o scuse pubbliche. Solo così si può ripristinare fiducia e responsabilità etica nelle istituzioni che rappresentano la salute pubblica.

Giuseppe Papagni
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