E’ scontro a distanza tra Napoli e Bolzano sulle responsabilità relative al trasporto del cuore per il piccolo Domenico Caliendo, morto sabato mattina, dopo due mesi in coma farmacologico, all’ospedale Monaldi. Il bambino aveva subito il trapianto di un cuore danneggiato a causa del ghiaccio secco utilizzato per conservare l’organo durante il viaggio dall’Alto Adige, dove era stato prelevato, alla Campania.
Da Bolzano sostengono che l’iter è stato corretto e che il 23 dicembre l’équipe del Monaldi si era presentata al San Maurizio con “insufficiente materiale refrigerante”. Da Napoli rispondono che a inserire il ghiaccio secco nella box per il terasporto sono stati i sanitari dell’ospedale bolzanino. Una versione che ribadisce quanto emerso dall’Audit: “Viene richiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio. Il personale locale chiede se sia necessario ghiaccio sterile o non sterile. L’équipe di espianto riferisce di aver considerato tale distinzione non rilevante ai fini della conservazione”.
Intanto i carabinieri del Nas di Trento hanno aperto un’inchiesta su quanto accaduto nella sala operatoria del San Maurizio, proprio al fine di accertare chi abbia inserito il ghiaccio secco nel contenitore per il trasporto dell’organo. Elemento, questo, “determinante nella causazione del danno e al quale sono ascrivibili le conseguenze successive”. Anche perché l’uso di ghiaccio secco non figura nelle linee guida dettate dal Centro Nazionale Trapianti. E ciò a dispetto di quanto dichiarato al Corriere della Sera dall’assessore alla Sanità della Provincia autonoma di Bolzano, Hubert Messner: “Chi ha fornito il ghiaccio? Non ha nessuna importanza”.
Il commento dell’avvocato di famiglia
”Bolzano fa bene a difendersi e ad aspettare la fine delle indagini per parlare del caso. L’ospedale non ha responsabilità. È colpa dell’equipe di Napoli, ed è l’ospedale Monaldi a dover dare spiegazioni, non quello di Bolzano. Sono stati loro a partire impreparati, senza la giusta box per contenere un organo e addirittura senza il ghiaccio. La vigilanza era responsabilità del medico chirurgo di Napoli. Lui doveva accertarsi che tutto andasse per il verso giusto”. Così Francesco Petruzzi (nella foto con Patrizia Mrecolino, mamma del piccolo Domenico), legale della famiglia Caliendo, raggiunto da il Dolomiti,
Anche sulla questione del ghiaccio secco Petruzzi ha le idee chiare: “Tecnicamente potrebbe essere stato un oss ad aggiungere il ghiaccio secco, e uso il condizionale perché ancora tutto deve essere accertato. Ma in questo caso l’operatore socio-sanitario avrebbe solo eseguito un ordine di qualcuno che invece avrebbe dovuto sapere che il ghiaccio secco non poteva essere utilizzato. Non può essere addossata la responsabilità di quanto accaduto a un oss, che in sostanza avrebbe solo eseguito degli ordini”.
L’avvocato si esprime anche il merito al silenzio del San Maurizio, che finora ha ribadito di essere a totale disposizione delle autorità e, soprattutto, di aver seguito il protocollo: “È vero, non è all’ospedale di Bolzano che dobbiamo chiedere spiegazioni, ma al Monaldi, che oltretutto in questo momento non sta dicendo nulla. Anzi, si preoccupa di smentire alcune mie dichiarazioni, anziché fornire le giuste carte ed essere chiaro su ciò che è successo. Se la prende con l’avvocato, ma su tutto il resto non si esprime. Ricordo che si tratta dello stesso ospedale che non aveva comunicato di aver tentato il trapianto di un organo chiaramente inutilizzabile. Quindi, di sicuro non è Bolzano a dover dare spiegazioni”.
Conclude Petrizzi: “La vicenda è dolorosa per tutti, ma non si può giocare a scaricare il barile su Bolzano. Il Monaldi deve delle spiegazioni a tutti. Soprattutto a una famiglia che ha subito il più grande dei dolori. Ma le deve anche alla famiglia del piccolo che era deceduto a Curon e che ha donato il cuore. Le deve a un intero Paese. Perché cose simili non devono succedere. E noi combatteremo fino alla fine per fare sì che quanto accaduto a Domenico non si ripeta mai più”.
Redazione Nurse Times
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