Il presidente Opi di Torino ribadisce: “due competenze distinte da riconoscere e valorizzare nel SSN”
Torino, 23 febbraio 2026 – Il dibattito nazionale seguito all’introduzione delle nuove lauree magistrali specialistiche per infermieri, con l’ipotesi di funzioni prescrittive e maggiore autonomia clinica, ha riacceso il confronto tra rappresentanze mediche e professione infermieristica.
In questo contesto interviene Ivan Bufalo, Presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino, con una posizione netta ma istituzionale. «La diagnosi non è un atto simbolico, è un processo professionale. Ed esistono diagnosi diverse, fondate su competenze diverse», afferma Bufalo, chiarendo subito il punto centrale del confronto.
Negli ultimi giorni diversi esponenti del mondo medico hanno ribadito che la diagnosi rappresenta un atto esclusivo della professione medica. Una posizione che Bufalo definisce comprensibile sul piano storico, ma non completamente aderente all’evoluzione normativa e professionale degli ultimi decenni.
«La diagnosi medica è e resta prerogativa del medico. Nessuno la mette in discussione. Ma esiste anche la diagnosi infermieristica, prevista dai percorsi formativi universitari, codificata nei modelli assistenziali e riconosciuta a livello internazionale. È la diagnosi dei bisogni assistenziali della persona, non della patologia.»
Il nodo del confronto, secondo il Presidente OPI Torino, è culturale prima ancora che normativo.
La diagnosi medica individua la malattia, formula una prognosi e orienta la terapia. La diagnosi infermieristica identifica problemi di salute reali o potenziali, risposte umane alla malattia, bisogni assistenziali e rischi correlati. Sono due piani distinti, ma integrati.
«Quando si parla di prescrizione infermieristica si fa spesso confusione. Non stiamo parlando di attribuire agli infermieri la prescrizione farmacologica o la gestione autonoma di quadri clinici sistemici. Stiamo parlando di prescrizione di presidi, ausili, dispositivi e interventi assistenziali coerenti con la competenza specialistica acquisita.»
Bufalo richiama anche la realtà operativa dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri, dove gli infermieri già oggi assumono responsabilità decisionali quotidiane nella gestione dei percorsi assistenziali.
«Ogni giorno gli infermieri valutano, decidono, pianificano e rivalutano. Questo è un processo diagnostico assistenziale. Negarlo significa non conoscere il lavoro reale che avviene nei reparti ospedalieri, nelle case della comunità, nell’assistenza domiciliare.»
Il Presidente OPI Torino sottolinea però un punto chiave: autonomia significa anche responsabilità e formazione rigorosa. «Se il legislatore introduce percorsi specialistici avanzati, questi devono essere strutturati con criteri scientifici solidi, standard formativi elevati e chiara definizione delle responsabilità. L’autonomia non è un titolo, è una competenza certificata.»
Bufalo rifiuta la narrazione dello scontro tra professioni. «La sanità non può permettersi conflitti identitari. Servono ruoli chiari, competenze riconosciute e integrazione reale. Il futuro non è la sovrapposizione, è la complementarità.»
In un sistema sanitario segnato da carenza di personale e crescente complessità clinica, il Presidente OPI Torino invita a spostare il dibattito dalla difesa dei confini alla qualità delle cure e agli interessi della collettività.
«La domanda non è chi perde potere. La domanda è: il cittadino riceve una risposta più tempestiva, più competente e più sicura? Se la risposta è sì, allora stiamo andando nella direzione giusta.»
Redazione NurseTimes
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