Su DataCorner Fnopi arriva la seconda estrazione semestrale dei dati contenuti all’interno dell’Albo unico nazionale ed elaborati dall’Ufficio Servizi Informativi e dall’Ufficio Stampa e Comunicazione della Federazione: 461mila iscritti: tra carenze strutturali, infermieri “in deroga” e scarse stime ufficiali, il Paese rischia una crisi di ricambio generazionale se non si interviene subito.
In questo primo rilascio del 2026 l’attenzione si concentra sul numero degli iscritti al 31 dicembre 2025. In particolare, mette in evidenza cosa è cambiato in questi mesi in termini di presenza numerica, di età e quindi delle generazioni che compongono la comunità infermieristica. Negli ultimi sei mesi la professione infermieristica in Italia registra una crescita modesta. Nel saldo tra nuovi iscritti e cancellazioni: 139 professionisti in più portano il totale a 461.452 unità.
Secondo i dati FNOPI e i report più recenti la platea professionale in Italia è ingente. Tuttavia, è fortemente sbilanciata verso fasce di età prossime al pensionamento. Questo squilibrio — la cosiddetta gobba pensionistica — unito alla presenza di operatori che esercitano “in deroga” senza il tradizionale percorso di iscrizione agli ordini, disegna uno scenario complesso per la sanità pubblica. Inoltre, vi sono difficoltà anche per gli ospedali italiani.
I numeri chiave e l’orizzonte decennale
I dati FNOPI (grafico e dataset 2025) mostrano una concentrazione significativa di professionisti nelle fasce 51–65 anni. Ciò significa che, nell’arco dei prossimi 10 anni, un’ampia quota della forza lavoro sarà prossima alla pensione. L’effetto combinato sarà:
- elevato numero di pensionamenti concentrati in pochi anni;
- difficoltà di turnover se il reclutamento non cresce subito;
- possibile riduzione di capacità assistenziale in reparti critici.
Queste osservazioni sono coerenti con le elaborazioni pubblicate dalla Federazione e con i dati regionali.



Stima degli infermieri “in deroga” (che sfuggono al controllo ordinistico)
Negli ultimi mesi la stampa specialistica ha stimato che in Italia vi siano circa 15.000–25.000 infermieri che operano con percorsi di riconoscimento straordinario o in deroga (stima centrale: ~20.000). Questi professionisti — spesso formati all’estero o assunti tramite contratti atipici — non sempre risultano iscritti all’albo con le stesse procedure degli altri colleghi. Di conseguenza, ciò comporta una parziale assenza di controllo ordinistico tradizionale e una difficoltà di tracciamento, con ripercussioni sulla qualità delle cure erogate.
I dati FNOPI del 2025 disegnano una professione fortemente invecchiata: quasi la metà della categoria è tra i 51 e i 65 anni. Questa concentrazione determina una gobba pensionistica che, se non gestita con politiche di reclutamento e retention efficaci, rischia di ridurre la capacità assistenziale del SSN. Inoltre, potrebbe aumentare il carico sulle finanze pubbliche. Nei prossimi mesi servirà un piano condiviso tra istituzioni, ordini professionali e università per aumentare il ricambio generazionale. Così sarà possibile valorizzare la formazione e garantire la continuità delle cure.
Redazione Nurse Times
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