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Assistente infermiere, Cnai: “Più un rischio che un’opportunità”

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Assistente infermiere, Fnopi: "Con questa figura si delineano nuove opportunità. Ora occorre impegno comune"
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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa della Cnai (Consociazione Nazionale Associazioni Infermiere/i).

L’introduzione della figura dell’assistente infermiere nel sistema sanitario italiano, proposta come risposta alle carenze di personale e alle esigenze economiche, sta sollevando numerose preoccupazioni tra professionisti, organizzazioni sindacali e società scientifiche. Questa iniziativa, presentata come una soluzione per “migliorare l’efficienza del sistema”, potrebbe compromettere seriamente la qualità dell’assistenza sanitaria e la sicurezza dei pazienti.

Secondo recenti dichiarazioni della Fnopi, la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, ente sussidiario dello Stato, e del suo vicepresidente Maurizio Zega, l’assistente infermiere sarebbe “una risorsa utile per migliorare l’efficienza del sistema e affrontare la carenza di personale”. Ma tali affermazioni non trovano supporto nelle evidenze scientifiche internazionali, che dimostrano come la sostituzione di infermieri qualificati con personale meno preparato comporti gravi rischi per la sicurezza dei pazienti.

Walter De Caro, nresidente nazionale della Cnai, sottolinea: “L’introduzione dell’assistente infermiere rappresenta una risposta semplicistica a problemi complessi. Basata esclusivamente su logiche economiche, questa figura rischia di frammentare l’assistenza infermieristica e di minare la sicurezza dei cittadini, con un aumento della mortalità fino al 10% in caso di carenza di personale qualificato, secondo numerose ricerche scientifiche”.

I rischi legati alla figura dell’assistente infermiere

  • Qualità dell’assistenza e sicurezza dei pazienti – Studi recenti, come quelli condotti da Griffiths et al. (2024) e Dall’Ora et al. (2022), hanno dimostrato che la presenza di personale non adeguatamente formato aumenta i rischi per i pazienti. La riduzione del numero di infermieri laureati negli ospedali è direttamente correlata a una maggiore mortalità e a peggiori esiti assistenziali.
  • Formazione inadeguata – La formazione prevista per l’assistente infermiere (solo 500 ore, in parte in formato Fad) è palesemente insufficiente rispetto agli standard internazionali. Gli infermieri, al contrario, si formano con un percorso di 4.600 ore e ottengono un titolo riconosciuto a livello europeo.
  • Confusione delle responsabilità – Le attività attribuite all’assistente infermiere, come la somministrazione di farmaci, la rilevazione dei segni vitali e l’esecuzione di procedure mediche, richiedono competenze e autonomia che questa figura non possiede. Ciò genera una pericolosa ambiguità sulle responsabilità, con possibili implicazioni legali in caso di errori.
  • Demansionamento e deskilling – L’introduzione dell’assistente infermiere rischia di destruire il ruolo professionale degli infermieri, delegando attività fondamentali a figure meno qualificate. Questo non solo svilisce la professione infermieristica, ma mette anche a rischio la sicurezza dei pazienti.

    Compiti “di base” che richiedono competenze infermieristiche vere

    Le attività attribuite all’assistente infermiere, quali la somministrazione di farmaci, l’esecuzione di ECG e la gestione di tracheostomie, sono erroneamente definite “di base”. Si tratta, invece, di momenti cruciali di valutazione clinica e relazione terapeutica, che richiedono competenze infermieristiche “vere” e una formazione adeguata. Delegare tali compiti a personale con sole 500 ore di formazione (di cui parte in modalità Fad) rappresenta un grave rischio per la sicurezza dei pazienti.

    Impatto sulla professione infermieristica

    L’introduzione di questa figura potrebbe inoltre innescare un deskilling degli infermieri, riducendo il loro ruolo a semplici mansioni tecniche, con un conseguente svilimento della professione. Inoltre, senza idonee campagne di sviluppo e recruitment, si rischia di creare un vuoto assistenziale tra gli oss, molti dei quali potrebbero aspirare a ricoprire il ruolo di assistente infermiere, aggravando ulteriormente la carenza di personale nei settori già critici.

    Un coro unanime di opposizione

    La proposta ha ricevuto un chiaro parere negativo da parte della maggioranza delle organizzazioni sindacali, tra cui Fp Cgil, Uil Fpl, Nursing Up, Fials, Fsi-Usae, Confintesa, Usb e Ugl, oltre che dalla Federazione Europea delle Associazioni Infermieristiche (EFN) e da numerose organizzazioni scientifiche professionali. Anche la petizione online per fermare l’introduzione dell’assistente infermiere (www.change.org/assistenteinfermiere) ha raccolto oltre 15mila firme, testimoniando il forte dissenso della comunità infermieristica e sanitaria 

    Una soluzione reale per la carenza di infermieri

    La carenza di infermieri è un problema reale, ma non si può risolvere diluendo le competenze professionali. È necessario invece:

    • Investire nella formazione infermieristica, aumentando il numero delle sedi di formazione e di posti disponibili, incentivando la formazione attraverso l’azzeramento delle tasse universitarie, e promuovendo percorsi di formazione speciliastica ed avanzata.
    • Adeguare le retribuzioni e le condizioni lavorative, equiparandole agli standard europei per attrarre e mantenere personale qualificato.
    • Promuovere un dialogo costruttivo con le parti coinvolte, incluse associazioni professionali e sindacali, per individuare soluzioni sostenibili e sicure.

      Conclusioni

      L’introduzione dell’assistente infermiere non può essere la risposta alla crisi del sistema sanitario. È evidente, dalle evidenze scientifiche e dalle opinioni dei professionisti, che questa figura rappresenta più un rischio che un’opportunità. La vera soluzione deve passare attraverso il riconoscimento del valore della professione infermieristica e un investimento concreto nella qualità dell’assistenza sanitaria.

      Redazione Nurse Times

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