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Piemonte, fa discutere l’ampio ricorso a medici e infermieri gettonisti

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Piemonte, fa discutere l'ampio ricorso a medici e infermieri gettonisti
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La consigliera Monica Canalis (Pd) ha chiesto all’assessore Luigi Icardi di limitarlo.

Limitare il ricorso a medici e infermieri a gettone nelle aziende sanitarie piemontesi. È questa la richiesta che la consigliera Monica Canalis (foto) ha rivolto con un question time all’assessore regionale alla Sanità, Luigi Icardi. L’interrogazione nasce dal fatto che l’ospedale San Luigi di Orbassano (Torino), a fine 2022, per sopperire alla carenza di personale ha temporaneamente affidato a uno studio associato la ricerca di infermieri gettonisti da impiegare in sala operatoria.

“Non è corretto parlare di infermiere a gettone – puntualizza l’assessore Icardi -, perché l’Azienda ospedaliera, in questo caso, ha acquisito un ‘servizio’ e non ‘infermieri a gettone’. Competenze, capacità e professionalità specifiche dei professionisti in questione, finalizzate a prestazioni chirurgiche complesse, sono state accertate e verificate da parte della direzione delle Professioni sanitarie dell’Azienda. Si tratta di personale iperspecializzato in tutti gli ambiti chirurgici. Per sopperire alla mancanza di personale sono state prese in considerazione anche le prestazioni aggiuntive del personale strutturato, ma non sarebbero state idonee a garantire orari così lunghi e la funzionalità della sala operatoria, oltre a gravare eccessivamente sui carichi di lavoro degli infermieri a tempo indeterminato. Si è trattato di un servizio provvisorio. Infatti abbiamo già provveduto a personale infermieristico da assumere”.

“Il dilagare di personale esterno negli ospedali piemontesi sta aprendo la strada a una preoccupante privatizzazione della sanità e a una concezione meramente aziendalistica della salute, che mette in secondo piano la qualità del servizio e, di fatto, anche i conti – ha dichiarato in aula la consigliera Canalis -. Questi operatori, infatti, costano molto di più e, soprattutto, non hanno una consuetudine d’equipe con i loro colleghi, nè conoscono logisticamente le strutture ospedaliere in cui vanno a prestare servizio. Il lavoro a cottimo, in un settore in cui la relazione umana e l’affiatamento sono fondamentali, può mettere a repentaglio la sicurezza e la rapidità delle prestazioni. Le aziende sanitarie programmino in anticipo le assunzioni sostitutive dei lavoratori che cessano dal servizio, in modo tale da evitare il ricorso al costoso personale esterno”.

Redazione Nurse Times

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