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“Skeptical Health”: il podcast che sfida i miti della sanità. Intervista a Cristian Valeri e Guido Magrin

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In un panorama sanitario spesso raccontato per slogan, emergenze e luoghi comuni, Skeptical Health prova a fare una cosa controcorrente: fermarsi, approfondire e spiegare. È un podcast che parla di sanità senza semplificazioni forzate, dando voce a professionisti, storie e temi che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico.

Dietro l’ambizioso progetto ci sono Cristian Valeri, infermiere con una forte competenza territoriale, e Guido Magrin, professionista che da anni lavora sull’innovazione tecnologica in ambito sociosanitario. Due percorsi diversi, uniti da una stessa esigenza: colmare il grande vuoto comunicativo che oggi separa la sanità dalle persone.

Skeptical Health nasce ufficialmente nel gennaio 2025, quasi per caso, da uno scambio su LinkedIn e da una frase buttata lì – “Facciamo un podcast” – che in pochi mesi si trasforma in un format strutturato, capace di superare i confini della nicchia sanitaria e raggiungere un pubblico molto più ampio. Episodi con tempi giusti, una narrativa che si costruisce puntata dopo puntata e l’obiettivo di smontare convinzioni radicate: dal rapporto tra pubblico e privato alla narrazione disfattista di una sanità che “non funziona”.

Ne è nata una sfida moderna, fatta di video, pillole social e contenuti pensati per riportare le persone dentro il settore, con un obiettivo chiaro: aumentare la consapevolezza, aiutando chi ascolta ad andare oltre il titolo e ad approfondire davvero. Abbiamo intervistato Cristian e Guido per farci raccontare chi sono, come è nato Skeptical Health e perché oggi – tra numeri importanti e un riscontro umano altrettanto forte – questo progetto sta lasciando il segno.

Partiamo da voi: chi siete e di cosa vi occupate?

Cristian: “Sono infermiere da otto anni. Fin dall’inizio del mio percorso ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno guidato a pormi una domanda molto semplice ma fondamentale: chi è l’infermiere? L’ospedale, col tempo, mi stava sempre più stretto, perché ho sempre ritenuto l’assistenza mai come un atto isolato ma come qualcosa di integrativo. Per questo mi sono specializzato nel territorio: oggi gestisco pazienti complessi, soprattutto geriatrici, lavoro sulla cronicità e sviluppo progettualità. Mi occupo anche di territorialità in contesti particolari, come i grandi eventi. Il mio focus è sempre stato quello di costruire”.

Guido: “Da circa dieci anni lavoro sulle tecnologie in ambito sociosanitario. Ho fondato un’azienda che opera in oltre 200 strutture e negli ultimi quattro o cinque anni ho girato moltissime Rsa, portando nuove tecnologie con l’obiettivo di far lavorare e vivere meglio le persone. Quello che mi ha sempre colpito è la distanza enorme tra la realtà di queste strutture e la narrazione che ne viene fatta: l’ospizio, il ‘lager’. È una rappresentazione che non restituisce la complessità e il valore del lavoro che c’è dentro”.

Quando nasce Skeptical Health?

Guido: “Il primo episodio nasce a gennaio 2025, esattamente un anno fa. In realtà è nato tutto in modo molto spontaneo: un giorno di luglio 2024 pubblico un post su LinkedIn e Cristian – tra i miei collegamenti – commenta così: ‘Facciamo un podcast’. Da lì siamo partiti e non ci siamo più fermati”.

Che valore aggiunto pensate stia portando Skeptical Health?

Cristian: “Il format è una delle chiavi. Ci concentriamo su quattro macro-temi, un ospite e una narrativa che non si esaurisce nella singola puntata, ma si costruisce episodio dopo episodio. Cerchiamo di realizzare una narrazione che permette di approfondire davvero, di abbattere i falsi miti”.

Guido: “La sanità ha un buco comunicativo enorme. E l’outcome peggiore di questo vuoto lo subisce il paziente perché spesso non riceve le cure che meriterebbe. Con Skeptical Health cerchiamo di riportare il focus sulla cura attraverso un format moderno, che non è esente da un nostro lavoro chirurgico: realizziamo video che non vanno mai oltre i 45-50 minuti ma che devono essere un’opportunità di approfondimento su un tema. Oltre la singola puntata creiamo pillole di pochi secondi per intercettare gli highlights”.

Cristian: “Raccontiamo la sanità parlando di argomenti che nessuno tratta. Ci piace creare il debunking: smontare i luoghi comuni, come l’idea che la sanità privata distruggerà quella pubblica o altre narrazioni che continuiamo a ripeterci senza approfondire. E poi c’è la consapevolezza: aiutare le persone ad andare oltre il titolo. È sempre più difficile trovare contenuti di qualità e tenere alta l’attenzione, ma è necessario”.

Vi aspettavate questo successo?

Guido: “No, assolutamente. I 100 milioni di visualizzazioni sono la parte misurabile del successo, ma c’è anche quella non misurabile, che arriva dai commenti, dai messaggi, dall’apprezzamento delle persone”.

Cristian: “Nel nostro piano editoriale non c’era nessuna previsione sulle visualizzazioni. Funziona perché portiamo le persone dentro il settore sanitario, non perché inseguiamo i numeri”.

Come scegliete i temi e gli ospiti?

Cristian: “È la community a creare la rete e, in un certo senso, a ‘scegliere’ gli ospiti”.

Guido: “Non seguiamo il trend o la cronaca. Spesso sono le aziende a scriverci, ma per noi la differenza la fanno sempre le persone e il loro modo di comunicare”.

C’è un episodio che vi ha colpito più degli altri?

Guido: “Quello con Barbara Garrone, una ragazza che ci ha scritto per raccontarsi. È stata un’ispirazione enorme per il tema delle patologie da dolore cronico”.

Cristian: “Per me l’episodio più significativo è stato quello con Andrea Ciccioni. Ha perso un figlio e ha deciso di chiedere fondi per una nuova terapia, mettendosi al servizio delle persone senza rancore. Ha dimostrato che, se spieghi bene le cose, la gente capisce. E infatti è riuscito a raccogliere fondi importanti”.

Quali sono i principali miti da sfatare in sanità?

Guido: “Il disfattismo: l’idea che la sanità non funzioni. Il modo in cui si parla di spesa sanitaria. Il concetto che il privato rubi risorse al pubblico. La medicina ha dei limiti e riconoscerli non significa dire che tutto va male”.

Guardando al futuro: qualche sogno nel cassetto dopo Skeptical Health?

Cristian e Guido: “Ci piacerebbe portare il progetto offline: andare nei teatri, insieme alle aziende e alle persone, per stare con le persone. Continuare a costruire momenti di confronto reali, non solo digitali”.

Anna Arnone (con il contributo di Rocco Capasso)

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