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Sì della Camera alla riforma delle professioni sanitarie: la colpa guarda agli organici, il reintegro dei radiati divide la maggioranza

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La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega sulle professioni sanitarie. Per infermieri e coordinatori la novità più concreta è nei criteri di valutazione della colpa, che includono carenze organizzative e scarsità di risorse. Il dibattito pubblico, però, si è concentrato quasi tutto sulla norma che riapre l’albo ai professionisti radiati durante la pandemia.

Il via libera finale disegno di legge delega sulle professioni sanitarie è arrivato con 143 voti favorevoli e 113 contrari. Lo scarto più sottile si è registrato sull’articolo 8, quello sulle reiscrizioni: 126 sì, 113 no e 2 astenuti. Il testo ora passa al Senato.

Si tratta di una legge delega. Una volta approvata in via definitiva, il Governo avrà sei mesi per scrivere i decreti attuativi, più tre mesi per i pareri, con l’intesa della Conferenza Stato-Regioni. Sono previsti correttivi entro diciotto mesi. Per vedere gli effetti nelle corsie, quindi, servirà tempo.

Cosa cambia sulla colpa

Il cuore del provvedimento per chi lavora in reparto è l’articolo 7, sulla responsabilità penale per omicidio e lesioni colpose. L’esclusione della punibilità, oggi legata all’imperizia, viene estesa anche a negligenza e imprudenza, fuori dai casi di colpa grave.

Le buone pratiche clinico-assistenziali vengono messe sullo stesso piano delle linee guida. Per la professione infermieristica il punto non è secondario: una parte rilevante dell’assistenza si basa su protocolli, procedure e buone pratiche più che su linee guida formalmente pubblicate.

C’è poi un elenco di criteri che il giudice dovrà considerare nel valutare la colpa: la scarsità di risorse, le carenze organizzative, la complessità della patologia, l’urgenza. Per la prima volta il contesto in cui si lavora entra in modo esplicito nella valutazione della condotta del singolo. L’articolo 9 applica gli stessi criteri alla responsabilità civile.

Per un coordinatore che compila turni con organici sotto standard, è un riconoscimento. Resta da capire come verrà documentata la carenza: senza dati su presenze, carichi e posti vacanti, il criterio rischia di restare sulla carta. Il reparto che non registra le proprie difficoltà difficilmente potrà farle valere.

Formazione, ordini e aree disagiate

Il ddl contiene anche deleghe su altri fronti. L’articolo 3 riguarda il personale: lavoro flessibile per gli specializzandi, incentivi alla permanenza nelle aree disagiate, comprese le isole minori, e mantenimento in servizio. L’articolo 4 interviene su competenze e formazione continua, con riferimenti ad Agenas, all’approccio One Health e all’intelligenza artificiale in sanità.

L’articolo 6 rivede competenze e durata dei mandati degli Ordini, definiti “organi sussidiari dello Stato”. L’articolo 10 precisa che dalla legge non devono derivare nuovi oneri per la finanza pubblica. Gli incentivi per le aree disagiate, in altre parole, dovranno essere trovati dentro le risorse esistenti.

Manca, come già osservato durante l’esame in commissione, qualsiasi intervento sugli organici. La legge chiede ai giudici di tenere conto delle carenze, ma non prevede strumenti per ridurle.

La norma sui radiati

L’articolo 8 consente di presentare istanza di reiscrizione all’albo a chi è stato radiato per fatti non dolosi commessi tra il 31 gennaio 2020 e il 31 marzo 2022. Il fatto deve essere conseguenza delle conoscenze scientifiche limitate sul Sars-CoV-2, della scarsità di risorse o della minore esperienza del personale impiegato in emergenza.

La domanda va presentata alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie entro 60 giorni. Nei casi di condanna penale serve la riabilitazione. Non è previsto alcun risarcimento.

Il testo non cita mai l’obbligo vaccinale. Il dibattito politico, però, lo ha letto proprio così. La norma nasce da un emendamento della deputata di Fratelli d’Italia, Alice Buonguerrieri. I medici interessati sarebbero meno di dieci. Non risultano stime ufficiali sugli infermieri.

Le reazioni sono state nette. Il presidente FNOMCeO, Filippo Anelli, ha contestato la disparità di trattamento rispetto agli altri iscritti sanzionati. Forza Italia, che fa parte della maggioranza, ha annunciato modifiche al Senato.

“La norma non ci convince e non può restare così com’è”, ha detto la capogruppo al Senato Stefania Craxi. Il ministro Schillaci, dal canto suo, ha preso le distanze: “Credo nella scienza e quindi anche nei vaccini”. Fratelli d’Italia difende la norma come affermazione dello Stato di diritto. Le opposizioni parlano di una maggioranza divisa.

Il mondo infermieristico si era già espresso a luglio, quando l’emendamento era stato approvato in commissione. La Fnopi aveva parlato di una “frattura istituzionale che non reca giovamento a nessuno” e aveva chiesto al Parlamento di rispettare l’autonomia degli Ordini nella tenuta dell’albo.

Il segretario nazionale del sindacato Nursind, Andrea Bottega, aveva definito la modifica “una doppia beffa”, ricordando che temi come il lavoro usurante restano senza risposta.

Cosa aspettarsi al Senato

Il passaggio a Palazzo Madama si annuncia meno lineare del previsto. Se Forza Italia presenterà l’emendamento annunciato, il testo potrebbe tornare alla Camera per una terza lettura, con tempi più lunghi anche per le parti sulla responsabilità professionale.

Per gli infermieri il rischio è che una norma su pochi casi rallenti quella che riguarda tutti. La riforma della colpa interessa ogni turno di ogni reparto. Il reintegro, numeri alla mano, una platea molto ristretta. La legge dice che le carenze organizzative contano. Adesso servirebbe qualcuno che le colmi.

Antonio Leuci

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