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Sanità: rinuncia alle cure per 5,6 milioni di italiani. I dati Istat

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Il Rapporto BES 2026 fotografa le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari. In Puglia l’assistenza domiciliare raggiunge solo il 3% degli anziani.

Oltre 5,6 milioni di italiani rinunciano alle cure, mentre persistono profonde differenze territoriali nell’accesso ai servizi sanitari. È il quadro che emerge dal Rapporto sul benessere equo e sostenibile (BES) 2026, pubblicato dall’Istat il 26 ottobre (vedi testo allegato).

Nel 2025 il 9,6% della popolazione ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico di cui aveva bisogno. Un dato che conferma quanto liste d’attesa, difficoltà economiche e disuguaglianze territoriali continuino a incidere sul diritto alla salute.

Il rapporto evidenzia anche una criticità particolarmente rilevante per la Puglia, dove l’assistenza domiciliare integrata (ADI) raggiunge appena il 3% della popolazione di almeno 65 anni, contro una media nazionale del 4,6%.

Rinuncia alle cure: quanto pesano liste d’attesa e costi?

Secondo il Rapporto BES 2026, la rinuncia alle prestazioni sanitarie rimane stabile rispetto all’anno precedente, ma si colloca su livelli superiori a quelli precedenti alla pandemia. Le lunghe liste d’attesa sono indicate dal 6,5% della popolazione, mentre il 5,2% segnala difficoltà economiche. Le motivazioni possono sovrapporsi e non devono essere sommate come categorie esclusive.

Le donne risultano maggiormente interessate: l’11,2% dichiara di aver rinunciato a una prestazione, contro l’8,1% degli uomini. Il fenomeno presenta differenze territoriali significative, con una quota del 10,3% nel Mezzogiorno e dell’8,7% nel Nord. La rinuncia alle cure costituisce un indicatore importante perché riguarda bisogni sanitari che non trovano una risposta tempestiva o accessibile.

Assistenza domiciliare: Puglia ferma al 3%

Uno degli elementi più significativi riguarda l’assistenza domiciliare integrata, fondamentale per la presa in carico degli anziani e delle persone con patologie croniche. Nel 2025 la copertura nazionale degli ultrasessantacinquenni raggiunge il 4,6%, in crescita rispetto al 4,4% dell’anno precedente.

La situazione resta però disomogenea. In Puglia il valore si ferma al 3%, tra i più bassi del Paese, mentre Abruzzo e Molise raggiungono il 6,9%. La differenza segnala la necessità di approfondire l’organizzazione dei servizi domiciliari, la disponibilità delle équipe multiprofessionali e l’effettiva capacità di presa in carico.

La percentuale degli anziani assistiti non misura, da sola, la qualità o l’intensità delle prestazioni erogate: per una valutazione completa servono anche dati sul numero degli accessi, sulle ore assistenziali e sulla complessità dei pazienti.

Infermieri di famiglia e comunità: una risposta ai bisogni territoriali

Il rafforzamento dell’assistenza domiciliare richiede un’organizzazione capace di integrare infermieri, medici, operatori sociosanitari e servizi sociali. L’infermiere di famiglia o comunità può contribuire alla valutazione dei bisogni, al monitoraggio delle patologie croniche, all’educazione terapeutica e alla continuità tra ospedale e domicilio.

Una presenza infermieristica territoriale adeguata può inoltre favorire l’individuazione precoce dei problemi assistenziali e il supporto ai caregiver. Per la Puglia sarà importante verificare non soltanto il numero di professionisti assegnati ai servizi, ma anche la loro effettiva operatività e la distribuzione tra le aziende sanitarie.

Gli italiani vivono più a lungo, ma l’accesso alle cure resta diseguale

Il Rapporto BES segnala anche un risultato positivo: nel 2025 la speranza di vita alla nascita raggiunge 83,7 anni. L’aumento della longevità comporta tuttavia bisogni assistenziali più complessi, soprattutto per le persone con multimorbilità e limitazioni funzionali. In questo contesto il rafforzamento della sanità territoriale rappresenta una necessità organizzativa, non soltanto un obiettivo di riforma.

Conclusioni: la sfida è rendere le cure accessibili

I dati Istat confermano che l’Italia registra progressi negli indicatori generali di salute, ma fatica a garantire un accesso uniforme ai servizi. Per la Puglia, il dato del 3% di copertura dell’assistenza domiciliare rappresenta un elemento che merita un approfondimento specifico. Il prossimo passaggio sarà verificare se gli investimenti nelle case della comunità, negli infermieri di famiglia e comunità e nei servizi domiciliari riusciranno a ridurre concretamente le disuguaglianze.

Redazione Nurse Times

Fonte: Istat, Rapporto BES 2026

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