Un caso di rivascolarizzazione miocardica ad alto rischio (high risk PCI) è stata gestita per la prima volta nel nostro Paese con l’utilizzo di Impella CP SmartAssist all’ospedale Niguarda di Milano. Il sistema è munito di fibre ottiche per un monitoraggio ancora più preciso dei segnali pressori.
“Fino ad oggi la tipologia di pazienti CHIP (higher-risk and clinically indicated patients), ovvero una categoria di persone ad alto rischio per comorbidità, disfunzione ventricolare sinistra e/o valvulopatia ed infine severa coronaropatia, non poteva essere trattata per l’elevato rischio di mortalità periprocedurale” ha detto il direttore di S.C. Cardiologia 1- Emodinamica, Unità di Cure Intensive Cardiologiche del Dipartimento Cardiotoracovascolare “A. De Gasperis”, Fabrizio Oliva, riporta agi.it.
“La persistenza di una disfunzione della pompa cardiaca espone il paziente ad un maggior rischio di riospedalizzazioni e di mortalità a distanza ma anche ad una peggiore qualità di vita” continua Oliva.
“Oggi il trattamento è possibile grazie al miglioramento delle tecniche e dei device come il sistema di supporto temporaneo al circolo Impella, una pompa microassiale intracardiaca che supporta il ventricolo sinistro, che si può posizionare facilmente per via percutanea attraverso un accesso 14F e permette di ottenere una gittata fino a 4.3L/min. Oggi, dunque, per la prima volta in Italia sarà utilizzato il sistema Impella CP SmartAssist, un sistema munito di fibre ottiche, per un monitoraggio ancora più preciso dei segnali pressori e quindi una migliore gestione clinica del paziente ad alto rischio” ha aggiunto Jacopo Oreglia, responsabile della S.S. Emodinamica del Dipartimento “A. De Gasperis”, sostenuto dalla fondazione De Gasperis.
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