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Reggio Emilia: assoluzione per gli operatori accusati di esercizio abusivo della professione infermieristica

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Ventisei tra medici, operatori socio assistenziali ed educatori dei principali centri diurni della città di Reggio Emilia imputati per aver somministrato farmaci agli utenti delle strutture senza possedere il titolo abilitante, commettendo il reato di esercizio abusivo della professione infermieristica.

I fatti contestati sarebbero avvenuti in 5 centri diurni di Sabrina Pignedoli, a Reggio Emilia: il “Vellina Tagliavini Ferrari’’ e “Il Villaggio’’ di Reggio, gestiti dalla cooperativa Coress; l’Odoardina di Scandiano, gestito dalla cooperativa Zora e Osea di Reggio, gestito dall’azienda pubblica di servizi alla persona.

Il processo era partito da un controllo dei Nas di Parma nel 2010, sulla somministrazione dei farmaci. La sentenza emessa dopo 5 anni: assoluzione per tutti gli imputati.

Gli accertamenti permisero di trovare, in armadietti regolarmente chiusi a chiave, medicinali e terapie. Per ogni ospite – si parla di disabili e anziani – era tenuta una scheda sui cui erano indicate terapie e somministrazioni.

Tanto bastò per far partire un’inchiesta e iscrivere nel registro degli indagati tutti gli operatori, i medici della struttura e i presidenti delle strutture stesse. I primi (sono 21) hanno risposto di esercizio abusivo della professione di infermiere, i secondi (uno psichiatra e un medico di base) per aver consentito l’esercizio abusivo della professione di infermiere autorizzando formalmente educatori e assistenti alle somministrazioni.

Il pubblico ministero Maria Rita Pantani chiede la condanna. Ma gli avvocati difensori – sono i legali Pietro Losi, Francesca Corsi, Celestina Tinelli, Rita Gilioli, Federica Medici – si oppongono.

In realtà, secondo la tesi della difesa, accolta poi dal giudice, gli operatori fornivano effettivamente il farmaco che doveva essere assunto, ma non lo somministravano. Si tratta, infatti, pillole che venivano prese direttamente dagli ospiti in modo autonomo, secondo la prescrizione medica, oppure con l’aiuto dei familiari. Non ci sono, pertanto, prove che gli operatori socio sanitari somministrassero le pastiglie.

Per per questa ragione il giudice, Andrea Rat ha deciso di assolvere tutti i ventisei imputanti perché il fatto non sussiste.

Giuseppe Papagni

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