Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), la carenza di infermieri è una vera e propria bomba ad orologeria: entro il 2030 in Europa ne mancheranno 1 milione. Un dato allarmante che interessa da vicino anche l’Italia, dove sempre più spesso si tenta di correre ai ripari attraverso la selezionare e la formare di personale da reclutare all’estero, specie in Paesi extra europei.
Negli ultimi tre anni sono state oltre 1.000 le figure sanitarie selezionate e formate, dopo colloqui all’estero con oltre 5mila persone, da International Recruitment, l’hub specializzata di Openjobmetis Spa, tra le più importanti agenzie per il lavoro attive in Italia.
Ma quali sono le regioni d’Italia dove vanno a lavorare gli infermieri e i professionisti sanitari che arrivano dall’estero? Al primo posto c’è la Lombardia con il 50% delle attivazioni, seguita dal Piemonte, che si colloca con il 19%). Il 10% dei professionisti selezionati si è inserito in Sardegna. A seguire il Veneto (8%) e la Calabria (5%), prima regione del Sud. Presenti in classifica anche Emilia-Romagna (4%), Valle d’Aosta (3%) e Marche (1%).
E quali sono i Paesi di origine di questi professionisti? Al primo posto la Tunisia (30%), seguita da India (25%) e Paraguay (15%). Quindi Brasile (12%), Perù (9%) ed El Salvador (7%). Qualche caso anche da Colombia, Argentina, Pakistan (2%).
Le motivazioni che spingono i professionisti sanitari a trasferirsi in Italia sono prima di tutto economiche, per un compenso quindi superiore rispetto a quello percepibile nei Paesi di origine. Ma anche per migliorarsi professionalmente nei nostri ospedali. Un’esperienza nel nostro Paese, a diretto contatto con le procedure e gli standard italiani, consente infatti maggiori possibilità di carriera. Openjobmetis International Recruitment propone la stabilità di un contratto a tempo indeterminato e si fa mediatore culturale per accompagnare le figure assunte nell’inserimento pratico-logistico e sociale, oltre che professionale.
Il profilo degli infermieri assunti è all’85% rappresentato da donne, di cui il 70% con figli. L’età media è compresa tra i 25 e i 38 anni, con un’esperienza professionale pregressa media di cinque anni. L’iter prevede che gli infermieri selezionati, già in possesso di una buona conoscenza della lingua italiana, ne approfondiscano lo studio a livello professionale. Vi è quindi il riconoscimento del titolo di studio conseguito nel Paese d’origine, seguito dall’avviamento a un periodo di di formazione on the job (un mese), durante il quale perfezionarsi sulle prassi italiane. Trascorsi i primi due anni, la maggior parte dei professionisti rimane in Italia.
“Ultimamente – spiega Daniela Pomarolli, head of International Recruitment di Openjobmetis – ci stiamo concentrando su un nuovo Paese, El Salvador, che ci permette di attrarre numerosi infermieri ben preparati sia a livello linguistico che tecnico. Abbiamo inoltre richieste di molti infermieri da Paesi di tutto il mondo, in particolare dell’Africa centrale, che vorrebbero venire a lavorare in Italia”.
E ancora: “”Il nostro impegno si sta allargando inoltre verso altri ambiti di competenza professionale, per i quali abbiamo sviluppato due nuove aree: Learn To Italy e Quick To Italy. La prima è il programma che prevede la formazione in loco, con focus anche su sicurezza e lingua italiana, per garantire risorse competenti e pronte per ogni settore. Grazie all’inserimento attraverso i canali previsti dall’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione, il progetto ci permette di offrire alle imprese italiane una forza lavoro esperta, solida e pronta all’inserimento in realtà del nostro territorio”.
E Quick To Italy? “E’ il servizio di consulenza che supporta le aziende nella gestione completa delle pratiche amministrative necessarie per assumere lavoratori extracomunitari già individuati. Il programma semplifica e accelera l’ingresso in Italia di personale qualificato proveniente da qualsiasi settore, riducendo tempi e complessità burocratiche per le aziende clienti”.
Redazione Nurse Times
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