In un reparto di oncologia una festa a sorpresa per un giovane paziente diventa il simbolo più autentico della relazione di cura. Il racconto del coordinatore infermieristico commuove e riporta al centro il valore umano della cura.
Una torta, qualche palloncino, un applauso e una candela accesa. Il tutto mentre la chemio continuava a scendere lentamente. È accaduto in un reparto di oncologia, dove il personale sanitario ha organizzato una festa a sorpresa per il 18esimo compleanno di un giovane paziente.
Per pochi minuti la stanza d’ospedale ha smesso di essere solo un luogo di cura ed è diventata lo spazio di un traguardo importante, vissuto con emozione e calore umano. Un momento semplice, ma dal forte valore simbolico, che racconta la parte più profonda dell’assistenza sanitaria.
A spiegare il senso di quella scena è il coordinatore infermieristico, che ha affidato a parole intense il suo vissuto. Nel suo racconto emerge con forza la dimensione umana dell’oncologia, spesso invisibile a chi guarda dall’esterno. Non solo farmaci, protocolli e turni, ma anche emozioni, vicinanza, ascolto e condivisione.
“In quel momento – spiega – non ero solo il coordinatore di un reparto. Non ero soltanto un infermiere. Ero un padre che guardava un ragazzo di appena 18 anni spegnere le candeline mentre una flebo di chemio continuava a scendere lentamente”.
Sì, perché “non curiamo una malattia, curiamo persone”. È questa la frase che riassume il significato dell’episodio. “Una festa di compleanno – spiega il coordinatore infermieristico – non cancella dolore e sofferenza, non interrompe la paura e non ferma la malattia. Ma può ricordare a un ragazzo che non è solo, che attorno a lui esiste una squadra che soffre, spera e sorride insieme a lui”.
Il 18esimo compleanno, solitamente associato alla libertà e ai sogni, in questo caso è stato celebrato accanto a una pompa infusionale. Eppure, proprio in quella condizione il giovane ha trovato la forza di sorridere. Un sorriso che, come sottolinea il coordinatore, resterà nella memoria di tutto il reparto. “Se un giorno dimenticherai i nostri nomi – ha detto al paziente -, sarà la vittoria più bella. Perché significherà che l’ospedale sarà diventato solo un ricordo”.
L’episodio richiama il valore dell’umanizzazione delle cure e il ruolo centrale degli infermieri nella relazione assistenziale. In oncologia, infatti, non si condividono soltanto terapie: si condividono pezzi di vita.
Redazione Nurse Times
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