“Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo”. Lo ha annunciato Leone XIV al termine dell’Angelus di ieri, rivolgendosi alla folla di fedeli riunita in piazza San Pietro. La Santa Sede ha poi fatto sapere che l’intervento è previsto per mercoledì 14 ottobre al Policlinico Gemelli e che il tempo previsto per il ricovero post-operatorio è di circa una settimana.
L’esperto: “Nodulo non significa automaticamente tumore”
“La presenza di un nodulo polmonare richiede una valutazione medica attenta, ma non deve essere automaticamente associato a una patologia maligna e non permette, da sola, di formulare una diagnosi di tumore. Senza informazioni cliniche non è possibile stabilire la natura di una specifica lesione, che può avere diverse origini e diversi percorsi di cura”. A fare il punto, dopo l’annuncio di papa Leone XIV, è Federico Venuta, ordinario di Chirurgia toracica all’Università La Sapienza e direttore dell’Unità di Chirurgia toracica al Policlinico Umberto I di Roma.
Un nodulo polmonare è un’opacità isolata, di forma rotonda, simile a una piccola moneta con un diametro inferiore a 3 centimetri, che appare più densa rispetto al tessuto circostante nelle immagini radiologiche. “La sua individuazione è relativamente frequente e avviene spesso in maniera occasionale, durante esami eseguiti per altri motivi”, spiega Venuta.
E aggiunge: “Le cause possono essere diverse: accanto alle lesioni tumorali ci sono condizioni benigne, come cicatrici di vecchie infezioni, piccoli granulomi infiammatori o alterazioni autoimmuni. In base alle circostanze in cui viene individuato il nodulo e alle sue caratteristiche, nonché alle caratteristiche del paziente (come l’abitudine al fumo) il medico può richiedere una tomografia computerizzata (la cosiddetta Tac) del torace per definirne grandezza, forma e struttura”
Sempre Ventura: “I noduli di dimensioni molto ridotte presentano un rischio inferiore di malignità. Al di sotto dei 6 millimetri, infatti, può essere sufficiente rimandare a un controllo radiologico a distanza di qualche mese per assicurarsi che non cresca. Se il nodulo è più grande o presenta margini irregolari, il percorso diagnostico può prevedere una Pet. La fase successiva è quella della biopsia, per prelevare un campione di cellule o tessuto da analizzare o per rimuovere il nodulo con intervento chirurgico, nel caso in cui la biopsia non sia praticabile”.
Conclude l’esperto: “Se dall’esame istologico la lesione risulta benigna, non sono necessari trattamenti. Se viene identificato un tumore primitivo del polmone in fase iniziale, in genere l’asportazione chirurgia è sufficiente. Quando invece emergono ulteriori elementi di rischio, si valutano trattamenti oncologici di tipo farmacologico o radioterapico. Negli ultimi anni la chirurgia toracica ha compiuto importanti progressi grazie alle tecniche mininvasive, che permettono di intervenire con incisioni ridotte e favorire un rapido recupero”.
Chi è il medico che si occupa di papa Leone
Anche se manca una nomina ad hoc come medico personale del papa, è il dottor Luigi Carbone, capo della Direzione di Sanità e Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, a coordinare l’equipe di medici e infermieri che si occupa di Leone XIV. Il grande pubblico lo aveva conosciuto durante la malattia di papa Francesco, quando al Gemelli forniva informazioni sulla salute del pontefice, accanto all’infermiere di fiducia di Bergoglio, Massimiliano Strappetti.
Una volta si chiamava “archiatra”, termine antico che indicava appunto il medico di fiducia del papa. Erano gli anni in cui le cartelle cliniche erano segretissime e le informazioni sulla salute del pontefice filtravano con il contagocce. Oggi, invece, l’annuncio di un imminente intervento chirurgico, ma anche della precisa problematica medica, è arrivato in mondovisione, nel corso dell’Angelus.
Carbone segue passo passo Leone XIV. Era anche sull’aereo papale a fine settembre per il viaggio apostolico in Francia, insieme a un paio di infermieri. Con lui viaggia anche la valigetta medica con tutta la strumentazione per controlli e interventi di emergenza. Tra l’altro il dottor Carbone, medico del Gemelli, è proprio esperto di medicina d’urgenza e pronto soccorso.
La solidarietà della comunità medica
“Seguiamo con partecipe attenzione la vicenda del Santo Padre e gli esprimiamo tutta la nostra vicinanza. Ci uniamo nella preghiera e gli rivolgiamo i più affettuosi auguri per l’intervento e per una pronta ripresa”. Così Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo).
“Le sue parole – ha proseguito Anelli – esprimono fiducia nei medici e nelle loro indicazioni: un sentimento che accogliamo con gratitudine e senso di responsabilità. Affidarsi a chi ci cura significa poter contare sulla competenza, sull’ascolto e su una relazione umana che accompagna ogni scelta, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità. Il nostro pensiero va anche ai colleghi e a tutti i professionisti sanitari che si prenderanno cura di lui. A loro rivolgiamo un messaggio di sostegno e riconoscenza per il compito che sono chiamati a svolgere”.
Anche i chirurghi italiani, riuniti a Roma per la cerimonia inaugurale del 128esimo Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia (Sic), si stringono con affetto attorno a Prevost. “A nome di tutta la comunità chirurgica – ha dichiarato il presidente Ludovico Docimo – rivolgiamo al Santo Padre un pensiero di affetto e di vicinanza in vista dell’intervento, con l’auspicio di poterlo presto rivedere impegnato nella sua missione. La chirurgia italiana, per competenza ed esperienza, è riconosciuta tra le migliori al mondo, e i chirurghi riuniti al congresso guardano con piena fiducia al lavoro dei colleghi che si prenderanno cura del pontefice”.
Redazione Nurse Times
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