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Neonato morto all’ospedale di Castellammare (Napoli): indagati tre medici e un’ostetrica

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Ai domiciliari l’ex primario di Ginecologia. Sospensione dal servizio per gli altri.

Avrebbero creato un nodo artificiale al cordone ombelicale per far apparire la morte del neonato come conseguenza di un evento imprevedibile, provando anche provato a falsificare la cartella clinica. Prendono una piega clamorosa le indagini sul decesso di un bambino, avvenuto nel marzo di due anni fa all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia (Napoli) per via di complicazioni post-parto.

I militari della Guardia di Finanza di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza cautelare, emessa dal gip del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura, nei confronti di quattro persone: tre medici e un’ostetrica. I reati contestati sono, a vario titolo, quelli di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, falsità materiale e falsità ideologica in atto pubblico commessa da pubblico ufficiale, frode in processo penale e depistaggio.

Per l’allora primaria del reparto di Ginecologia, Eutalia Esposito, ex consigliera comunale a Castellammare di Stabia, sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre per gli altri tre indagati è stata applicata una doppia sospensione di 12 mesi dall’esercizio dell’attività professionale e dall’esercizio del pubblico ufficio o servizio ricoperto.

Tutto trae origine dalle indagini avviate dopo la morte del bimbo, immediatamente ricoverato in Terapia intensiva a causa delle complicazioni intervenute a seguito del parto. Per gli inquirenti, il personale sanitario non solo “avrebbe cagionato per colpa la morte del neonato”, ma avrebbe “posto in essere una serie di condotte, iniziate già nella fase operatoria, finalizzate ad occultare le proprie responsabilità”.

Inoltre gli indagati avrebbero creato “un nodo al cordone ombelicale del neonato, finalizzato a rappresentare un evento imprevedibile per i ginecologi”, smaltendo immediatamente il cordone stesso e la placenta, e “tenendo una condotta non conforme alle prassi cliniche ordinariamente seguite presso il nosocomio”.

Gli investigatori avrebbero poi accertato falsificazioni alla cartella clinica, in particolare per ciò che riguardava gli orari di presenza e le operazioni condotte dal personale medico. Gli indagati avrebbero anche “concordato tra loro delle versioni di comodo da riferire agli inquirenti”, con il primario della Ginecologia che avrebbe “promosso l’articolata e complessa attività di alterazione delle fonti di prova, al fine di tutelare la propria posizione, alla luce dell’influenza dallo stesso esercitata all’interno del reparto ospedaliero dallo stesso diretto”.

Redazione Nurse Times

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