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Nata prematura, scrive una tesi di laurea sull’argomento e la dedica all’équipe che 22 anni fa le salvò la vita

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L’impatto sullo sviluppo dell’attaccamento nel bambino pretermine è l’argomento scelto per la tesi di laurea in Psicologia da Alessandra Favarato, che a nemmeno 22 anni è diventata dottoressa con 110 e lode. Una scelta non casuale.

Anche la brillante studentessa, infatti, è nata estremamente prematura. Per l’esattezza alla 26esima settimana di gestazione, all’ospedale di Camposampiero (Padova). Era il 7 ottobre 2004. Alessandra pesava appena 615 grammi ed era lunga 31 centimetri. È stata dimessa dopo tre mesi e mezzo di ricovero: 100 giorni di lotte e cura intensiva.

“Ho scelto questo argomento per la tesi di laurea – racconta Alessandra – perché penso sia doveroso sensibilizzare le persone sul tema della prematurità, in particolare quella di grado severo, che comporta tante difficoltà e battaglie da affrontare. Fin da piccola ho sentito il bisogno di svolgere una professione che mi permettesse di aiutare chi si trova in difficoltà. Per questo ho scelto di studiare Psicologia. Tra qualche anno spero diventare una brava psicoterapeuta, capace di aiutare concretamente i pazienti ad affrontare e superare i momenti più complessi”.

E ancora: “Sarò grata per sempre al personale che mi ha accudita durante il ricovero nella Patologia neonatale di Camposampiero, che è stata la mia prima vera casa. Io e la mia famiglia non smetteremo mai di ringraziarli: è proprio a tutti loro che ho scelto di dedicare la mia tesi di laurea”.

Alessandra ha portato personalmente in dono una copia della sua tesi di laurea all’attuale équipe di Pediatria e patologia neonatale dell’ospedale di Camposampiero, diretta dal dottor Luca Vecchiato. “Il giorno dell’incontro è stato bellissimo per me e per mia madre Stefania, che mi ha accompagnato – conclude la neo-dottoressa -. Abbiamo riabbracciato anche alcuni dei sanitari che lavoravano lì già quando sono nata io. Mia mamma ha rivisto la sua storica ostetrica Alessandra Paggioro e una delle infermiere che si sono prese cura di me in TIN, Martina Coró”.

Redazione Nurse Times

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