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Medicina, Tor Vergata fa dietrofront sulla sede di Tirana (Albania): tasse universitarie uguali a Roma

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Dopo il pressing della ministra Bernini e la convocazione del rettore, l’Ateneo annuncia che i 220 studenti in joint degree pagheranno contributi da zero a 3.100 euro calcolati sull’Isee, non la retta da 9.650 euro inizialmente segnalata.

Nel giro di poche ore il caso degli studenti di Medicina assegnati alla sede di Tirana dell’Università di Roma Tor Vergata è passato da protesta pubblica a intervento istituzionale. Con una conseguenza immediata: l’Ateneo ha annunciato la revisione della contribuzione, che sarà allineata a quella prevista per gli studenti che frequentano a Roma (contributo variabile da zero a 3.100 euro, in base all’Isee). 

Questo sviluppo arriva dopo l’intervento diretto della ministra dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, che ha definito “sbagliata” una tassazione così elevata per studenti ammessi in graduatoria nazionale e ha convocato il rettore Nathan Levialdi Ghiron, chiedendo un’immediata revisione e sottolineando che “il semestre aperto è nato per ampliare le opportunità, non per creare nuove disuguaglianze”. 

Cos’è successo: cronologia e numeri chiave

I fatti principali sono i seguenti:

  • Sono 220 gli studenti ammessi al cosiddetto semestre filtro di Medicina, che, pur avendo sostenuto le prove e risultando utilmente collocati in graduatoria, sono stati assegnati alla sede estera di Tirana nell’ambito di un accordo di joint degree con l’Università albanese Nostra Signora del Buon Consiglio.  
  • Inizialmente la retta comunicata per la frequenza presso la sede albanese era pari a 9.650 euro annui, somma segnalata come molto superiore a quella prevista per gli studenti che resteranno a Roma. Questa anomalia ha innescato la denuncia pubblica e il successivo intervento ministeriale.  
  • La soluzione annunciata prevede l’applicazione della contribuzione universitaria italiana (fasce Isee, 0-3.100 euro) anche per gli studenti che frequenteranno a Tirana, evitando così un divario economico tra pari uscente dalla stessa graduatoria nazionale.  
Motivazioni istituzionali e profilo giuridico-amministrativo

Secondo quanto riportato dalle fonti ufficiali e dalla ricostruzione giornalistica, la joint degree è stata attivata attraverso un accordo di cooperazione con l’Ateneo albanese, e la sede estera era stata accreditata per accogliere i 220 posti banditi già dal decreto ministeriale di agosto. La questione riguarda la coerenza tra l’impostazione del diritto allo studio, che in un corso selettivo nazionale dovrebbe garantire parità di condizioni tra gli ammessi, e la possibilità che una sede estera applichi oneri maggiori ai medesimi studenti. 

La posizione del ministero è netta: l’università pubblica deve garantire accessibilità e omogeneità nella tassazione quando gli studenti sono selezionati attraverso lo stesso canale nazionale. La convocazione del rettore e la richiesta di chiarimenti a opera del ministero rientrano nelle prerogative di vigilanza sulla corretta applicazione delle norme in materia di istruzione universitaria. 

Impatti pratici per studenti e famiglie

Per i 220 ammessi l’allineamento delle tasse significa una consistente riduzione del carico economico potenziale: passare da una richiesta di circa 9.650 euro annui a una contribuzione commisurata all’Isee (0-3.100 euro) cambia radicalmente la sostenibilità economica del percorso. Sul piano pratico resteranno da chiarire i dettagli amministrativi dell’applicazione retroattiva delle fasce Isee e i tempi per l’aggiornamento delle procedure di segreteria e di fatturazione.

Redazione Nurse Times

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