Home Regionali Lombardia Lombardia, Bertolaso insiste: “3.500 infermieri dall’estero entro il 2027”. Ma il reclutemento in Sud America è un flop: “Per il 30% di stipendio in più non vengono”
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Lombardia, Bertolaso insiste: “3.500 infermieri dall’estero entro il 2027”. Ma il reclutemento in Sud America è un flop: “Per il 30% di stipendio in più non vengono”

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Carenza di infermieri in Lombardia: numeri impietosi. Ragioni e possibili soluzioni
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E sulle liste d’attesa: “Cercheremo di smaltirle entro fine anno, ma va snellita la burocrazia”. Opposizioni all’attacco: “Cittadini lombardi sotto ricatto: per farsi curare, devono pagare”.

In Lombardia il reclutamento di infermieri dall’estero, in particolare dal Sud America e dall’Uzbekistan, non procede come sperava Guido Bertolaso. E’ stato lo stesso assessore al Welfare a spiegarlo in Consiglio regionale, evidenziando i nodi di carattere economico che ostacolerebbero soprattutto l’arrivo di professionisti dall’America Latina: “Lì gli stipendi sono inferiori del 30% rispetto a quelli che possiamo garantire in Italia. Per una differenza del 30%, gli infermieri non attraversano l’Atlantico. Anche perché qui devono vivere da soli, in condizioni diverse quelle di da casa loro”.

Bertolaso ha aggiunto che ora l’obiettivo è “andare a cercare altre realtà dove dal punto di vista economico è più interessante lavorare in Italia”, con l’idea “di far arrivare in Lombardia 3.500 infermieri entro il 2027”. Insomma, l’assessore insiste con la sua “ricetta” per far fronte alla carenza di infermieri in Lombardia: “pescare” all’estero, individuando realà geografiche per le quali l’Italia possa essere una meta appetibile.

Altro nodo cruciale: le liste d’attesa. “Cerchiamo di raggiungere il traguardo di fornire entro l’anno le prestazioni sanitarie, come previsto dalla legge. Abbiamo le potenzialità per riuscirci. Uno dei problemi che avevamo era quello di un tetto alle prestazioni aggiuntive: se abbiamo 100 medici che fanno 10 visite ognuno e abbiamo i soldi per pagare loro solo 10 visite, non possiamo permetterci di andare oltre. Oggi la situazione economica ci permette di andare oltre questo tetto. Quindi, se un medico è disponibile a fare 20 visite, siamo in grado di garantirgli il compenso economico cui ha diritto”.

Ma quello delle liste d’attesa, secondo Bertolaso, è anche un problema di organizzazione: “L’accesso diretto, chiaro, trasparente e facile ai sistemi di prenotazione per ogni cittadino è oggi complicato, perché ci sono troppe modalità. Dobbiamo riuscire a crearne solo una, che sia la più facile possibile. Se raggiungiamo l’obiettivo della semplificazione, entro la fine dell’anno magari non riusciremo a smaltire tutte le liste d’attesa, ma la maggior parte dei cittadini riceverà le risposte che aspetta”.

Prima della seduta straordinaria del Consiglio regionale chiesta dalle opposizioni sul tema della sanità lombarda i consiglieri di Pd, M5S, Patto Civico, AVS e Italia Viva oggi hanno inscenato un presidio sotto Palazzo Pirelli, esibendo uno striscione con le scritte “Vuoi farti curare? Paga!” e sotto “Basta con il ricatto della Destra”.

“In Lombardia troppi cittadini sono sottoposti a un ricatto: per farsi curare, devono pagare, e la Regione non fa nulla per affrontare il tema delle liste d’attesa, non fa partire il centro unico di prenotazione, non garantisce la ricostruzione della sanità territoriale, non aiuta le lavoratrici e i lavoratori della sanità. E tutto ciò che non sono i grandi ospedali è totalmente lasciato a se stesso, come i medici di medicina generale, gravati dalla burocrazia e non aiutati a fare il loro mestiere”. Così il capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino.

Che ha aggiunto: “Dietro il ricatto delle liste d’attesa, poi, si alimenta il business della grande sanità privata, e questo crea disparità molto profonde tra chi può e chi non può permettersi le cure. Noi ci battiamo perché cambi radicalmente questa politica”.

Nella stessa seduta straordinaria del Consiglio regionale la maggioranza ha respinto il documento unitario delle opposizioni, con 13 no su 13 proposte che chiedevano un cambio di rotta su liste d’attesa, territorio, personale e rapporto pubblico-privato.

Redazione Nurse Times

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