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Licenziamento per abuso dei permessi Legge 104: la Cassazione ribadisce il valore della coerenza assistenziale

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Disabile trattato in modo "disumano": per la Cassazione scatta il reato di tortura
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Un caso emblematico per i diritti dei lavoratori

Roma, 2025 – La Suprema Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ha recentemente confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente per presunto abuso dei benefici previsti dalla Legge 104/92. La decisione, che chiude un iter giudiziario iniziato nel 2017, offre importanti spunti di riflessione sui diritti dei lavoratori e sulla corretta fruizione dei permessi retribuiti destinati all’assistenza dei familiari disabili.

Il procedimento riguarda un lavoratore impiegato in un’azienda con sede a Roma, licenziato nel 2017 dopo che un’indagine interna aveva accertato l’utilizzo dei permessi Legge 104 per attività non correlate all’assistenza della suocera disabile. Durante i giorni in cui avrebbe dovuto prestare supporto familiare, il dipendente è stato infatti riscontrato impegnato in attività lavorative presso l’agenzia gestita dalla moglie.

Questo comportamento, giudicato in contrasto con i principi di correttezza e buona fede, ha messo in discussione la finalità assistenziale dei permessi, strumentali per garantire la tutela della salute e della qualità della vita dei familiari disabili.

Le tappe del procedimento giudiziario

Il percorso giudiziario ha visto una serie di pronunce che hanno progressivamente definito i contorni della responsabilità del lavoratore:

  • Tribunale di Bari (2021): In prima istanza, il giudice aveva accolto l’impugnativa del dipendente, ritenendo infondata l’opposizione dell’azienda.
  • Corte d’Appello di Bari (2022): La decisione iniziale è stata ribaltata, con il ribadire la legittimità del provvedimento disciplinare, in quanto l’uso dei permessi era stato deviato rispetto alla loro finalità assistenziale.
  • Corte di Cassazione (2025): In fase finale, il ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile, evidenziando l’incoerenza delle censure sollevate e sottolineando come la “congruità” dell’assistenza debba essere preservata. Inoltre, la Cassazione ha respinto le critiche riguardanti la valutazione delle prove, confermando il giudizio dei magistrati di merito.
Implicazioni per l’assistenza ai familiari disabili e la salute

La sentenza ha richiamato l’attenzione sulla necessità che l’utilizzo dei permessi per l’assistenza, garantiti dalla Legge 104, rimanga strettamente orientato agli scopi assistenziali. Le aziende, infatti, hanno il diritto di tutelarsi contro abusi che compromettono il rapporto di fiducia e, di conseguenza, la produttività e l’equilibrio organizzativo.

In un contesto in cui la tutela della salute e la corretta assistenza ai familiari disabili sono prioritarie, il caso sottolinea come il rispetto delle norme sia fondamentale non solo per garantire i diritti dei lavoratori, ma anche per evitare comportamenti che possano alterare la missione assistenziale stessa.

La decisione della Cassazione, confermata da un iter giudiziario lungo e articolato, rappresenta un monito per i dipendenti e per le aziende. L’abuso dei benefici previsti dalla Legge 104 non solo viola i doveri contrattuali, ma mina anche la fiducia reciproca fondamentale per un ambiente lavorativo sano e produttivo. La sentenza, con la condanna al pagamento delle spese legali pari a 4.700 euro, ribadisce l’importanza della trasparenza e della correttezza nell’applicazione delle norme sul diritto al lavoro e all’assistenza sanitaria.

Redazione NurseTimes
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