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Gentile Direttore di NurseTimes,
sono Noemi Sottile, laureata in Infermieristica presso l’Università degli Studi di Messina. Presento ai suoi lettori il mio elaborato di tesi dal titolo “Il ruolo dell’Infermiere di Emergenza nella gestione dell’Arresto Cardiaco: interconnessione tra comunità e Sistema di Emergenza Territoriale”.
ABSTRACT
L’arresto cardiaco extraospedaliero (OHCA) rappresenta una delle principali emergenze tempo-dipendenti. Esso necessita un’adeguata risposta del sistema di emergenza territoriale. L’arresto cardiaco non è altro che la cessazione improvvisa dell’attività cardiaca e respiratoria che impedisce al sangue di ossigenare tutto l’organismo. Inoltre, questo viene spesso confuso con l’infarto. L’infarto consiste nell’ostruzione parziale o totale di un’arteria coronarica o dei suoi rami, provocando la necrosi delle cellule cardiache. L’infarto rappresenta una delle cause dell’arresto cardiaco.
L’arresto cardiaco rappresenta la terza causa di morte in Europa e va a colpire non solo cardiopatici, ma anche soggetti che presentano fattori di rischio. Pertanto, è fondamentale la prevenzione primaria, ovvero l’adozione di adeguati stili di vita che possano mantenere lo stato di salute. Inoltre, è importante anche la prevenzione secondaria, ovvero dei trattamenti specifici per i pazienti che sono già stati colti da arresto cardiaco o da aritmie.
Prendendo come riferimento le linee guida ERC (European Resuscitation Council), l’unica soluzione che possa permettere di ridurre le morti da arresto cardiaco e aumentare la sopravvivenza è l’interconnessione tra la comunità e il sistema di emergenza territoriale. In particolare, questo avviene seguendo passo dopo passo la catena della sopravvivenza, in modo efficiente. È di fondamentale importanza che la comunità sia in grado di riconoscere un arresto, allertare i soccorsi, iniziare la rianimazione cardiopolmonare ed eseguire una defibrillazione avanzata.
Tuttavia, questo è possibile soltanto con la formazione. Inoltre, è fondamentale la diffusione di Defibrillatori Automatici Esterni (DAE) e la divulgazione delle manovre nelle scuole, nei luoghi di lavoro e negli eventi pubblici. Di conseguenza, si creano dei veri e propri “Sistemi che salvano vite”. In questo contesto, il tempo risulta essere fondamentale. Serve un’azione rapida da parte della comunità e del personale sanitario. Ogni secondo che passa senza intervenire compromette il successo della rianimazione. Al contrario, un intervento rapido aumenta notevolmente le probabilità di sopravvivenza. Pertanto, nei primi anelli, la comunità ha un ruolo chiave. Nell’ultimo anello si ha invece il supporto avanzato delle funzioni vitali grazie all’intervento del team di emergenza, formato da professionisti sanitari, tra cui l’infermiere.
L’obiettivo di questo elaborato è analizzare, nei particolari, il ruolo dell’infermiere di emergenza nella gestione dell’arresto cardiaco extraospedaliero. Ciò avviene attraverso l’analisi di recenti evidenze scientifiche e linee guida internazionali. L’infermiere di emergenza opera sia in centrale operativa che sul mezzo di soccorso. Pertanto, necessita di una serie di competenze specifiche e ha delle responsabilità durante tutto il processo.
CONCLUSIONI
In conclusione, l’analisi eseguita sottolinea l’importanza dell’assistenza infermieristica avanzata in emergenza. Mostra come una gestione tempestiva ed efficace, in relazione con la comunità, possa fare la differenza tra la vita e la morte. L’ arresto cardiaco extraospedaliero rappresenta un evento improvviso che segna profondamente non solo la vita del paziente, ma anche quella di chi assiste all’emergenza. La prevenzione, la divulgazione delle linee guida e la formazione, a partire dalla comunità, permettono di rendere efficace una catena della sopravvivenza. In questa catena, ogni anello è fondamentale.
Ogni secondo conta e fa la differenza quando un cuore riprende a battere. Salvare una vita non è solo una responsabilità sanitaria, ma un impegno collettivo che riguarda tutta la società.
Dott.ssa Noemi Sottile
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