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Interfacce neurali e robot, così la tecnologia riattiva il corpo

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Interfacce che aiutano ad afferrare gli oggetti dopo una paralisi e robot che favoriscono il recupero della camminata nei pazienti colpiti da ictus. Queste alcune delle frontiere a cui guardano la neuromodulazione e le neurotecnologie nello scenario di ricerca delineato durante il recente Congresso nazionale della Italian Society of Neuromodulation and Neurotechnologies (ISNeT).

Un supporto prezioso nella riabilitazione

L’integrazione di dispositivi robotici nella fisioterapia post-ictus aumenta significativamente le probabilità di recuperare una deambulazione autonoma su superfici piane. La tecnologia si dimostra decisiva nel ridurre la dipendenza fisica dal terapista e per ora i miglioramenti sono pari ai metodi classici per quanto riguarda la velocità o la distanza percorsa.

Nella revisione pubblicata a marzo [1], i ricercatori hanno esaminato oltre cento studi clinici per confrontare l’uso di questi dispositivi avanzati, integrati alla fisioterapia tradizionale, rispetto alle cure standard. I risultati indicano che l’impiego di tali macchinari aumenta significativamente la probabilità di riacquistare un’andatura autonoma.  

Un’altra ricerca [2] ha analizzato l’efficacia della realtà virtuale nella riabilitazione di pazienti adulti sempre colpiti da ictus, aggiornando i dati di revisioni precedenti fino al 2023. Attraverso l’esame di 190 studi clinici, gli autori hanno valutato come queste tecnologie abbiano influenzato il recupero degli arti superiori, la mobilità e la qualità della vita dei soggetti coinvolti. I risultati hanno indicato che l’uso di ambienti digitali interattivi ha offerto lievi benefici rispetto alle terapie tradizionali, specialmente per quanto riguardava la coordinazione delle braccia e l’equilibrio.

“Le prove scientifiche finora raggiunte ci spingono a implementare gli studi in questi ambiti in cui l’integrazione della tecnologia nei percorsi di cura standard sembra favorire un miglioramento funzionale”, commenta afferma il professor Giorgio Kock, presidente ISNeT.

L’interfaccia che collega mente e mano

Ripristinare la mobilità della mano in pazienti affetti da paralisi è un altro obiettivo di frontiera delle neurotecnologie. Attraverso lo sviluppo di interfacce cervello-corpo, in grado di decodificare le intenzioni motorie trasmesse da segnali cerebrali o movimenti corporei residui, la ricerca sta sviluppando tecniche di stimolazione elettrica, che variano per invasività dal livello cutaneo a quello spinale. Impiegate per riattivare i muscoli e permettere la manipolazione di oggetti, queste tecniche intendono trasformare i prototipi di laboratorio in dispositivi portatili e sicuri per l’uso quotidiano.

Gli elettrodi intracorticali costituiscono ad oggi la soluzione più performante, poiché penetrano direttamente nel tessuto cerebrale per registrare i segnali dei singoli neuroni, permettono un controllo fluido e continuo di movimenti complessi, come ad esempio l’articolazione simultanea delle dita. Una via intermedia è offerta dall’elettrocorticografia (ECoG), i cui sensori sono posizionati sulla superficie del cervello senza penetrarlo.

L’invasività in questo caso è ridotta ma la tecnica permette una risoluzione spaziale inferiore rispetto ai microelettrodi. Infine, l’elettroencefalografia (EEG) rappresenta l’approccio non invasivo per eccellenza. Questa tecnica misura l’attività elettrica cerebrale attraverso la cute. Il limite principale è rappresentato dal cranio, che schermando il segnale ne riduce la nitidezza. Ciò rende difficile utilizzare questa tecnologia per coordinare movimenti di precisione nella vita di tutti i giorni.

“L’interfaccia riceve il comando dal cervello, lo elabora tramite un computer portatile o un’unità esterna e lo trasmette a uno stimolatore che agisce direttamente sui muscoli o sui nervi a valle della lesione – dichiara la dottoressa Graziella Madeo, segretario generale della società -. Questo processo permette al paziente di recuperare il controllo volontario di movimenti funzionali come bere da una tazza o alimentarsi autonomamente, nonostante l’interruzione fisica delle vie nervose naturali. Le sfide future per queste tecnologie riguardano l’integrazione del feedback sensoriale (permettendo all’utente di ‘sentire’ ciò che tocca) e lo sviluppo di sistemi completamente impiantabili e wireless per l’uso domestico quotidiano”.

Il furto dei pensieri

L’emergere delle neurotecnologie impone però anche una riflessione etica che è stata affrontata durante la due giorni a Roma. Al centro del dibattito globale si colloca la libertà cognitiva, cioè il diritto di ognuno di gestire autonomamente le proprie facoltà mentali e di respingere qualsiasi forma di manipolazione esterna. Questa protezione si estende alla privacy mentale, necessaria per garantire che i segnali neurali e i pensieri più profondi restino inaccessibili a terzi, e all’integrità mentale, che difende lo stato psicologico e le funzioni cognitive da alterazioni forzate tramite dispositivi tecnologici. L’obiettivo primario è preservare l’agency umana, assicurando che le decisioni e i comportamenti rimangano frutto di una volontà libera e non influenzata da interferenze digitali.

Non si tratta di fantascienza

Le Nazioni Unite hanno già evidenziato, nel recente rapporto sull’uso delle nuove tecnologie [3], come i tradizionali diritti alla privacy e alla libertà di pensiero siano messi a rischio da queste innovazioni.

“La ricerca normativa – osserva la professoressa Sofia Straudi, tesoriere della società – si sta già muovendo verso tutele legali concrete, come un rafforzamento del consenso informato, la protezione dei consumatori che utilizzano dispositivi non sotto il controllo medico e l’adozione di protocolli di sicurezza informatica e minimizzazione dei dati. Tutte misure indispensabili per prevenire fenomeni critici come il brain-hacking, ossia lo sfruttamento delle vulnerabilità delle interfacce cervello-computer (BCI) da parte di malintenzionati o criminali informatici, e l’uso improprio delle informazioni cerebrali”.

La salute del cervello e la ISNeT Academy

Obiettivo finale della ricerca nel settore resta lo sviluppo di tecnologie che mantengano in salute il cervello. Le stime globali parlano di una perdita di produttività di 2,5 trilioni di dollari correlata a tutte le patologie neurologiche. In Europa, i costi dei disturbi neurologici sono stimati in circa 300 miliardi di euro, con demenza e ictus tra le voci principali. Per affrontare il problema le tecnologie e la scienza non bastano e occorrono politiche pubbliche, in grado di proteggere il cervello, ridurre i rischi ambientali e sociali e costruire sistemi sanitari resilienti.

ùL’European Academy of Neurology (EAN) ha promosso la Strategia per la Salute del Cervello [4] che rappresenta un cambio di paradigma nel contrasto all’impatto globale delle patologie neurologiche. I principali determinanti indicati dalla organizzazione europea per mantenere un cervello sano sono suddivisi in tre categorie principali: preservare, proteggere e prevenire, e pianificare. Anche a questi orizzonti guarda la nascita della ISNeT Academy all’interno della società scientifica per alimentare un dialogo multidisciplinare tra medici, clinici, professionisti sanitari e ingegneri biomedici e definire gli standard di riferimento basati su evidenze e dati certi.

[1] Mehrholz J. et al., Electromechanical‐assisted training for walking after stroke. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2025, Issue 5. Art. No.: CD006185. DOI: 10.1002/14651858.CD006185.pub6. Accessed 05 May 2026.

[2] Laver et al, Virtual reality for stroke rehabilitation, Cochrane Database Syst Rev, 2025 Jun 20;6(6):CD008349. doi: 10.1002/14651858.CD008349.pub5. PMID: 40537150; PMCID: PMC12178777.

[3] Landscape analysis of the opportunities and challenges for neurotechnology in global health. Geneva: World Health Organization; 2025. Licence: CC BY-NC-SA 3.0 IGO.

[4] Bassetti et al., The European Academy of Neurology Brain Health Strategy: One brain, one life, one approach, European Journal of neurology, 2022

Redazione Nurse Times

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